domenica 10 giugno 2018

Pensavo che non sarei più riuscito a correre. Be' mi sbagliavo. Breve storia dell'ennesima rinascita.

Non correvo da quasi due anni. Due anni fa dopo una bella stagione di allenamenti avevo cominciato a infortunarmi. I polpacci mi si irrigidivano bloccandosi, poi ho cominciato ad avere problemi alle anche, insomma ho considerato di appendere le scarpe da running  al fatidico chiodo. Dovete sapere, ogni runner lo sa e lo comprende molto bene, che quando smetti di correre, pensare ad altre soluzione aerobiche, come andare in bicicletta, che tra parentesi con i problemi che avevo palesato poteva essere una soluzione ottimale, camminare (peggio), nuotare, vengono considerate con la stessa sufficienza con cui un antropofago indonesiano considererebbe un bel piatto di fave e cicorie. Non ne volevo sapere. Mi sono fissato che la sella poteva darmi a lungo andare dei problemi alla prostata e che comunque non poteva , il ciclismo, darmi e stesse sensazioni che mi aveva dato la corsa. Avevo quindi pensato di ripiegare sullo yoga, attività che , come la corsa, avendo imparato bene le posture per averlo praticato per un paio d'anni in passato, potevo svolgere da solo in casa in assoluta autonomia e senza alcun supporto attrezzistico. Cosa che è affine alle mia filosofia, che è una filosofia dell'essenzialità. Quindi per quasi due anni ho praticato yoga e qi gong, una disciplina cinese affine, di minor impatto muscolare, ma basato molto sulla contrazione e decontrazione muscolare.
E all'inizio mi sono trovato bene, mi sentivo bene, in salute, lavorare sulla tenuta delle posture mi aiutava a respirare bene e a lungo e ciò riverberava un benessere psicofisico non indifferente. Passavano i mesi e io mi impegnavo nello yoga, che praticavo quotidianamente, senza preoccuparmi del fatto che quest'attività , se non accompagnata da una adeguata dieta ipocalorica e da qualche giorno di digiuno al mese, ti porta ad un notevole accumulo di grasso. Insomma in un paio d'anni ero arrivato a pesare quasi 100 chili. E questo perché devi sempre fare i conti con lo stile di vita. Chi come me ha una vita normale fatta di lavoro e tempo libero strappato al lavoro (soldi pochi e maledetti sempre) non può, a mio avviso, se non tramite uno sforzo psichico inimmaginabile, stare perennemente a dieta. L'alimentazione di noi occidentali, tutt'altro che perfetta, nonostante la decantata dieta mediterranea, ha un senso se poi dai al tuo organismo la capacità di "bruciare" in parte quello che introduci nel tuo corpo. E il junk food, per alcuni, come la pizza (che adoro) o l'hamburger qualche volta o addirittura il sushi, fanno parte, vuoi per per imposizione consumistica sistemica, vuoi per conservare un minimo concetto di allegria della convivialità, della nostra cultura. Una parte integrante. D'accordo, non si deve esagerare, ma arriva un tempo e un'età in cui anche una pizza e una birra con gli amici, possono rappresentare un problema digestivo  o di accumulo di grasso. Fatte queste premesse , quindi , e attraverso una specie di autoanalisi era giunto il momento di rimettersi il movimento e di mettere lo yoga nella posizione che merita all'interno della nostra cultura (non basata sul risottino, il latte di soia e alghe marine). E ciò come coadiuvante, come completamento e integrazione di un'attività aerobica.
A questo punto si poneva il problema su come riprendere , visti i traumi dei continui infortuni, anche psicologici. Tutti i medici, ortopedici e fisioterapisti che avevo consultato mi avevano detto che sulla corsa ci dovevo mettere una pietra sopra. Perché tra l'altro ho un'ernia del disco. Ma quando uno ha una passione ha il dovere di investigare oltre i pareri degli altri, ha il dovere di usare la propria mente e il proprio corpo anche contro il parere dei medici. Sempre con adeguatezza e controllo, s'intende.
Quindi dopo due anni ho cominciato a riprendere a svolgere attività aerobica. Ho ripreso in principio con la bicicletta, perché la piscina non mi piace (magari perché sono nato sul mare?)per vari motivi, non ultimo l'igiene , gli orari e , perché no, anche i costi. Quindi la bicicletta mi è sembrata un ottima soluzione per riprendere. Ho comprato una sella con il foro al centro (28 euro dal Decathlon) per evitare problemi alla prostata e ho cominciato a uscire ogni giorno. La bicicletta , una semplice mountain bike nemmeno ammortizzata, ce l'avevo già. Mi è bastato rimetterla in sesto. Per circa venti giorni un mese sono uscito in bici per almeno un'ora tutte le volte. E subito mi sono sentito meglio, più lucido, l'appetito si è autoregolato, ho cominciato a perdere peso e a rassodarmi tutto di nuovo.
Così più avanti mi sono concesso qualche lungo di due o tre ore, e devo dire che mi è piaciuto tantissimo, tanto che stavo pensando di mettere la bicicletta nel novero delle invenzioni che rendono un uomo più felice.
Poi un giorno ho forato. Ero appena tornato da lavoro e avevo trovato la bicicletta nel garage delle bici condominiale con la gomma a terra. Forse avevo forato il giorno prima ma non me ne ero accorto. Poi nella notte la gomma posteriore si era sgonfiata del tutto. Che faccio?
Decido di provare a correre.
Ho iniziato con 20 minuti. Be' sono stati i 20 minuti più duri e fantastici della mia vita. Non ho forzato, andatura da jogging. Al termine mi sentivo rilassato. E non avevo avuto problemi muscolari particolari, tranne il fiatone per non aver corso per due anni.
Così da quel giorno, tutti i giorni ho ripreso a correre....
Nel frattempo mi sono documentato ed ho letto molto, sia su internet, dove ci sono siti validi con gente competente che, per fortuna, non si tiene per sè i consigli derivanti da esperienze personali e studi sulla materia e libri. In particolare segnalo due libri: "Born to run"di McDougall e "L'arte giapponese della corsa" , di Finn. In precedenza avevo letto anche "Running Revolution" di un allenatore di atletica russo, un certo Romanov. Sostanzialmente le notizie che mi interessavano e delle quali oggi ho fatto tesoro, sono contenute in questi tre testi. Per riassumere -considerando che comunque leggere i libri per intero è meglio-gli appassionati del correre, tra i quali si annoverano molti scienziati , biologi, medici, in generale, antropologi eccetera, ma anche chi corre, che fa esperienza sul proprio corpo quotidianamente, sono giunti a conclusioni straordinarie. Intanto ci sono metodi per non infortunarsi praticamente mai, che mi hanno fatto capire perché mi infortunassi. Ecco io ad esempio non curavo la meccanica di corsa, poggiavo sul tallone o al centro della pianta, allungavo il passo troppo...tutti errori che mi sono costati infortuni anche seri. Negli ultimi anni si è scoperto ad esempio osservando i grandi campioni che corrono ma anche gli appartenenti a quella strana , misteriosa e interessante tribù di cui fanno gli ultramaratoneti, che è meglio , nell'azione di corsa, poggiare sull'avampiede. che si deve correre con il busto dritto per consentire alle anche di finire sotto il bacino, durante l'azione di corsa e che il passo deve essere corto, per distribuire per meno tempo tutto il peso del corpo su ogni passo. Ebbene, adottando questi piccoli ma geniali consigli, basati sull'osservazione , sull'esperienza e su studi scientifici, o almeno così credo, visto che io li sto adottando, sto correndo da quasi due mesi e non c'è traccia di infortuni. Certo , ho imparato ad adottare altri criteri, a correre concentrato, a sentire il corpo e le sensazioni che mi rimanda , a rallentare quando è il caso, se sento troppa tensione muscolare. Ma ho anche imparato a dialogare con il mio corpo ed ho capito che le ossa, i muscoli, i tendini, di concerto con il cervello, si adattano mano mano che corri, anche durante una sessione di allenamento. E' come se parlassero fra loro e ti danno la sensazione incredibile che il tuo piede sia meglio di un computer, meglio di qualsiasi sofisticato apparecchio medicale , ed è persino capace di aderire al terreno con un adattamento tale da compensare le lievi asimmetrie del corpo che quasi tutti noi abbiamo.
E' stato fantastico riprendere a correre, sentire il vento in faccia, il sudore scorrere e le endorfine che ti pompano dentro lasciandoti euforico per tutto il giorno. Certo a volte alterno andando in bicicletta, che ho imparato ad amare. Anzi ho scoperto che la bicicletta allenando muscoli che la corsa non allena prepara meglio a sostenerne l'impatto .
Ps: in due mesi e mezzo ho perso quindici chili. E senza nessuna dieta rigida. Mangio quello che il corpo mi suggerisce.
Buona corsa a tutti!
Ah, dimenticavo, ho 53 anni , what else?

giovedì 29 dicembre 2016

Ricominciare

Di corsa solo quando corri. Sì, ma che significa? Che correre è parte della tua vita ma non è la tua vita. Corri solo quando corri, ecco tutto. Per tutto il resto della tua vita, se puoi, rallenta. 

Dopo 9 mesi che non correvo , ho ripreso. Avevo dei problemi a schiena e anca e mi sono dato alla bicicletta, alle camminate e persino al nuoto. Ma devo confessare che niente è come la corsa e il beneficio che dà correre anche solo (solo?) per 40 minuti tre volte a settimana ti fa stare davvero bene. In salute e psicologicamente. Tralascio gli studi in materia, e ce ne sono numerosi che attestano diversi benefici, ma la corsa mi mancava. Ho ripreso lentamente e inesorabilmente. Alla mia età, 51 anni, la gradualità è un valore imprescindibile. 


Il potere autorigenerante del corpo a riposo o i cui muscoli , tendini e  ossa, stressati dal peso corporeo in eccesso che gravava su schiena, ginocchia e caviglie, nel mio caso ha del miracoloso. Corro già da due settimane , tre volte per 30-40 minuti e mi sento davvero bene. Mi sento rinato. Mangio meno e meglio, gusto di più le cose e persino il sesso è assurto a livelli impensabili. Per cui , amici della cocaina e della marijuana, gettate nel cesso quella robaccia e comprate dell buone scarpe da jogging.


Per 9 mesi ho praticato yoga e qi gong, sono andato in bici e camminato, a volte nuotato. Ma mi sentivo incompleto. E' stato come un vecchio amore che ritrovi dopo tanto tempo ed è capace di risvegliare in te antichi e sopiti istinti che credevi svaniti per sempre. Certo, c'è anche la possibilità che i dolori e i problemi ritornino, ma per tre volte a settimana pratico potenziamento muscolare nei parchi, ginnastica calistenica, che oltre a rinforzare la muscolatura , addominale in particolare, mi ha conseguentemente irrobustito di modo che il peso del corpo durante l'azione di corsa fosse sostenuto dalla muscolatura , più che da tendini e ossa. Questo secondo me un altro dei segreti che mi ha permesso di ricominciare. Per l'ennesima volta. Questa storia d'amore dell'eterno ricominciare. Chiunque abbia la possibilità di correre dovrebbe farlo o ciomunque fare di tutto per farlo. Io ho un'amica che ha sofferto per un'ernia cervicale ed ha dovuto smettere per qualche tempo di correre. Ora che sta meglio ha ripreso. " Ero disposta persino ad operarmi per tornare a correre. E riprendendo corro questo rischio. Ma non mi importa, correre mi fa sentire libera, in equilibrio con le forze del cosmo. E' questo lo spirito giusto!

domenica 3 aprile 2016

La mia medicina

Il giorno di pasquetta ho corso con mio fratello. Ho ancora un po' di chili da smaltire, che gravano su schiena e giunture, ma non c'e' fretta e soprattutto non mi metto a dieta delle vacanze pasquali. Diciamo che qualche rinuncia l'ho fatta, scegliendo, a Pasqua, in un agriturismo, il menu vegetariano. E devo dire che gli effetti sulla corsa del giorno dopo si sono beneficamente avvertiti. Non mi sentivo gonfio, ero reattivo e avevo voglia di correre. Con mio fratello siamo andati nelle campagne di Imola, in mezzo a prati erbosi , zigzagando intorno a frutteti di kiwi, in mezzo a sterrate e canali irrigui, lungo il corso del Santerno. Mio fratello e' molto piu' leggero di me, lui alterna la corsa alla mountain bike. Io invece da quando faccio un allenamento differenziato basato sulla corsa a giorni alterni e quando non corro mezz'ora di camminata veloce , allunghi e stretching, seguendo il metodo del Dottor Romanov, una sorta di scienziato russo ex sovietico della corsa che ha inventato un metodo che lui chiama "pose" e dal quale sto traendo benefici enormi. In che cosa consiste questo metodo e' presto detto, ben in sintesi: si tratta di compiere alcuni esercizi preparatori che sciolgono il bacino, fare molto stretching prima e dopo la corsa , ma soprattutto, nell'imparare a correre come se si fosse all'inizio, sperimentando e concentrandosi nel compiere una tecnica di corsa basata sulla battuta del piede sull'avampiede, sfruttando la forza di gravita', come se si corresse in caduta, ma senza veramente sporgere troppo il busto in avanti. Il Dr Romanov avrebbe tratto queste sue convinzioni osservando alcuni campioni di corsa , studiandone filmicamente le loro tecniche, in particolare Michael Johnson, che tutti criticavano per la sua andatura a passi brevi, ma che in realta' rappresenterebbe l'ideale primigenio e primitivo di corsa, ripescato da epoche in cui si correva a piedi nudi senza infortunarsi mai. Inutile dire che questo metodo e' come fumo negli occhi per azienda come la Nike che si e' arricchita facendo scarpe iperammortizzate. Niente da fare, secondo Romanov le scarpe devono essere minimali, e mano mano che il piede recupera la propria propriocettivita' , diciamo cosi, paleolitica, si potra' correre per sempre senza infortunarsi. Invece di accentuare la caduta del piede sul tallone, cosa che genera lesioni ad anche e ginocchia. Vedremo. Per il momento vi posso assicurare che sta funzionando alla grande. Corro meglio e senza dolore. Con mio fratello termino l'allenamento, giusto un quaranta minuti sulle sterrate imolesi, quel tanto per digerire il pranzo pasquale e prevenire quello pasquettizio. Risata. 

Il tre aprile invece sono uscito di casa in macchina, volevo andare alla montagnetta, storico luogo di allenamento, parco collinare in zona San Siro-qt8, a Milano.Ma era tutto bloccato, c'era la maratona di Milano. Ho fatto un lungo giro e sono finito al Bosco in Citta', area verde in via Novara, dove di domenica gitanti fanno gare di barbecue e pic nic in festante allegria. Ho parcheggiato l'auto e unicamente con lo smartphone impostato sul programma corsa, infilato in una piccola sacca legata alla cintura, ho cominciato a correre. Sterrate in mezzo agli alberi, ancora pochi gitanti, dieci di mattina, pallido sole che spuntava fra le nubi, ancora qualche dolorino iniziale, scomparso dopo dieci minuti. Mi sforzo di correre secondo le indicazioni del libro di Romanov," Running Revolution "e devo dire che mi sento molto meglio, leggero, danzo sulle pietre e sui ciottoli, ad un andatura non disdicevole. Sempre concentrato sulla tecnica di corsa , come un monaco buddista che si astrae dai pensieri concentrandosi sul respiro, io invece sulla corsa, sulla battuta dei piedi, sui movimenti delle gambe e sulle reazioni delle giunture. Dopo mezz'ora di solito entro in quella che considero la parte curativa della seduta, mi sento veramente libero, come se annullassi il tempo , mi sento capace di qualsiasi cosa, persino di duellare con la morte e di batterla. A cinquant'anni si smette di correre con il corpo, si corre con la mente e l'avversario da battere sei tu, con i tuoi organi, che la corsa , come un medico benevolo, visita mettendoli alla prova.  Termino l'allenamento a cinque o sei minuti  al chilometro con un allungo in mezzo ai prati istoriati di coperte da pic nic, fra i  "fumogeni" dei barbecues peruviani, mentre una folla di bambini in mountain bike festosamente mi scortano verso l'arrivo, con un allungo sul quale mi sento ancora di dover lavorare. Bene cosi, anche oggi la mia medicina l'ho presa tutta fino in fondo.

sabato 19 marzo 2016

Nico, il keniano bianco.

Dopo una settimana di allenamento differenziato, causa indurimento del polpaccio sinistro, ho provato un lungo. Settantacinque minuti nelle campagne fra Corsico e Gudo Gambaredo, in mezzo a campi , canali irrigui, cascine, fagiani che spiccavano il volo e lepri che mi tagliavano la strada sprintando con me per qualche tratto, per non parlare delle onnipresenti cornacchie grigie, animali magici, secondo me, che piu' volte incontro nei miei girovagare campestri mentre volano al mio fianco, o sopra di me, che da lontano se qualcuno mi vedesse gli sembrerei un personaggio fantasy o di Castaneda. Sensazioni buone, il sole era alto, ore undici di mattina, temperatura intorno ai dieci gradi, vestito non troppo pesante. Ho provato a correre piu' sulla punta, o meglio enfatizzando la punta del piede in semirollata, per evitare i colpi sulla pianta del piede che-sono ancora pesante fisicamente, non abbastanza dimagrito -potrebbero procurarmi qualche problema a ginocchia e schiena. Allenamento proficuo, senza ipod, senza smartphone e programmini contachilometri, ho fatto lo stesso percorso che conosco da anni , a terminare il quale ci metto settantacinque minuti. E tale e' stato il tempo finale, con mia somma meraviglia perche' e' lo stesso tempo che ci mettevo anni fa, diciamo pure dieci. A testimonianza del fatto che non bisogna mai mollare e che anche se ci si infortuna, secondo me perche' non si e' imparato abbastanza ad ascoltarsi, bisogna insistere, magari camminando veloce e facendo stretching alcuni giorni, quando la muscolatura non sembra sufficientemente sciolta . E a testimonianza del fatto che il muscolo piu' importante da tener sempre allenato e' la forza di volonta'. Se c'e' qualcosa di sano che ti piace praticare e la corsa lo e', medicina naturale alla portata di tutti, bisogna fare il diavolo a quattro per tenerselo stretto, tutto il resto sono illazioni da smidollati. Se veramente ami qualcosa farai di tutto per trattenerla il piu' a lungo possibile nel tuo cuore, finche' morte non vi separi.
Ho preparato questo lungo con una quarantina di minuti ieri e tre giorni di camminata veloce e allunghi, per rinforzare la muscolatura delle gambe e allenare le fibre bianche di cui i corridori di resistenza sono spesso privi. Ho giocato ad allenarmi alla Linford Christie, il velocista giamaicano di nazionalita' inglese che ancora oggi alla sua veneranda eta' vanta nei duecento e nei quattrocento tempi sensazionali. Per questo oggi mi sentivo tonico e non ho avuto alcun problema muscolare. Ho notato che ad una certa eta', ed io ho cinquant'anni suonati e non strombazzati, non puoi mollare nemmeno per un tempo breve che il muscolo si atrofizza. Bisogna tenere le fasce muscolari ben allenate e reattive, se si vuole restare in forma il piu' a lungo possibile. Date retta a me, non vi scoraggiate se vi infortunate, cambiate preparazione, camminate fino a ristabilirvi, poi provate degli allunghi, infine tornerete a correre, parola di Nico, il keniano bianco.E curate anche la tecnica di corsa. Dopo i cinquanta si corre con la testa...e con i coglioni!

domenica 21 febbraio 2016

Rinascita

Erano mesi che non correvo. Una serie di infortuni tendinei e un dolore costante all'anca mi avevano consigliato di smettere per un po'. Fermo non potevo stare , perche' organismi abituati al movimento aerobico soffrono, si atrofizzano. Io personalmente ho un metabolismo lento e a stare fermo , nonostante non sia uno che si abbuffa molto, accumulo chili. Ma da qualche tempo soffrivo ad andare in piscina. Mi mancavano gli altri tre elementi, oltre all'acqua. E cioe' il fuoco, vale a dire il sole, l'aria, vale a dire il vento e la terra, vale a dire la corsa. Da una settimana avevo ripreso con delle camminate veloci di qualche ora. Ma l'istinto primordiale ha ripreso il sopravvento. Il keniano che e' in me si e' risvegliato e le savane d'asfalto, avvertivo che mi chiamavano. Cosi oggi ho ripreso, una corsa lenta di 40 minuti, a volte anche sul posto, nelle salitelle tra le colline del parco che si apre fra le case Aler in quel di Corsico, al di la' del naviglio, poco vicino a dove abito. Ed ho sudato, finalmente ho sentito i rivoli di sudore che scendevano lungo il corpo sotto la maglietta, fra le mutande, lungo le cosce, gli elementi della natura riprendevano possesso del mio corpo e io , organismo/mondo assopito, riprendevo a vivere in una nuova ennesima primavera, con ruscelli di sudore, il vento in faccia, il sole caldo sulla testa, e il passo dell'animale che vince un lungo letargo ritornando alla vita.
La corsa e' , per me , una scienza individuale, e sara' mio compito, con l'avanzare dell'eta', studiare le migliori strategie per infortunarmi meno e correre di piu', finche' saro' in vita, possibilmente, perche' non c'e' niente di piu' bello che correre, ti senti un tutt'uno con la natura e sei in pace con i tuoi elementi e con il mondo. Dopo vedi la vita con gli occhiali arcobaleno delle endorfine e tieni lontani da te un buon numero di loschi figuri, tipo andrologi o psicologi, che si fanno pagare a peso d'oro i consigli della nonna in salsa farmacologica. Date retta a me, comprate un paio di scarpe, fatevi rimborsare gli abbonamenti in palestra e andate a correre.

domenica 24 gennaio 2016

Jogging [ 5/12/2012]

Dentro casa fa caldo termosifoni al massimo fuori freddo becco, metto la tuta imposto l'mp3 su radio deejay , c'è Albertino che fa Fifty Songs e intercala con voci preregistrate di tipiche teenagers milanesi con i loro “veramenteeeee” con inflessione molto corso Buenos Aires sabato pomeriggio nel passeggio sui marciapiedi pieni zeppi di nipponiche gravide di sacchetti firmati, arabi sigaretta impanata in bocca e odori acri da lavapiatti, metto la tuta i guanti e il cappellino di lana ed esco. Passo accanto a villette recintate che ospitano cani che abbaiano al mio passaggio di alieno, vecchi proprietari sull'uscio fumano una sigaretta e mi guardano costernati, imbocco la curva e comincio a correre , ma di giustezza, un passo via l'altro, con la musica sparata a palla nelle orecchie che mi isola dal traffico automobilistico del sabato mattina, di chi è stressato perchè deve fare tutto ciò che non è riuscito a fare during the week, perchè non in possesso di sufficiente tempo liberato dal lavoro, poi un'altra curva e passo in un budello verde che si apre in mezzo a palazzoni , foglie secche e umide giacciono sul sentiero e ammortizzano la mia schiena insicura per un' ernia di dieci anni fa non operata e rinsecchita, ma sempre lì, pronta a mordere, come un continuo richiamo che sembra inspiegabilmente attivarsi tutte le volte che penso qualcosa di negativo su qualcuno, ernia del disco, penso, sarai mica un inserto del Budda? Intorno canali irrigui con passaggio di folaghe e gallinelle e ratti e nutrie e stanchi vecchi che passeggiano in mezzo alle foglie gialle e agli alberi scheletriti che fanno da sentinelle ai bordi , disarmati e sconfitti, in rotta, a difesa di un mondo che scompare sotto i colpi della cementificazione. Sbuco in una strada di Buccinasco dove condomini silenziosi e immensi circondati da giardini di plastica fanno da cornice al ritmo percussivo dei miei passi, mentre il cielo turchese con un sole latitante da tempo favoriscono un inizio di sudorazione che mi comincia a buttare fuori un kebab di falafel e la birra corona con tutti i suoi coloranti e122 eccetera della notte precedente, e mentre corro penso che non ho mai tempo per chiamare gli amici o mia madre e mio padre o mio fratello o fidanzate che resistono abbarbicate a me come cozze patelle sullo scoglio della loro vita, mentre nel frattempo ascolto le canzoni più ascoltate in radio restandomi impressa una che ripete all'infinito il nome di Barbara Streisand con una pronuncia yankee che lo rende musicale e figo, il  fiato esce come il fumo di sigarette senza filtro che fanno da base a canne fumate di nascosto e con la voluttà veloce del  proibito,  rondini inesistenti mi danno il benvenuto annunciando una primavera finta come boccate al vapore acqueo di una sigaretta elettronica fumata nel vagone di un treno a lunga percorrenza in perenne ritardo, la fontana della rotonda in fondo alla strada è spenta e l'acqua resta nelle sue tubature senza chiedersi se a gestirla sarà un magnate idrocefalo che la renderà preziosa come l'uranio. Attraverso un giardino pieno di panche di pietra e alberi spogli dell'inverno dove di solito di notte ragazzi minimalisti fumano canne massimaliste in omaggio ad una rivoluzione che non faranno mai, i piccioni beccano bacche invisibili standosene appollaiati sui rami di alberelli piegati dal freddo. Quattro querce sempreverdi mi abbracciano mentre io passo sotto le loro fronde incontrando ragazze timorate di Dio che pascolano cani che hanno facce di politici corrotti, e dieci oche guardiane mi sbarrano il passo costringendomi ad un tautologico giro dell'oca , permettendomi di fare la volata lungo il muro di un cimitero , cambio mano alle chiavi di casa che porto sempre con me e mi segno con la croce in omaggio ai miei avi sepolti nei cimiteri subtropicali del Salento, e ogni volta mi chiedo se l'anima esista davvero e se una volta morti incontreremo ancora chi ci ha lasciato per primo o se Dio ci lascerà attraversare i mondi delle trasparenze alla ricerca di domande che non siamo riusciti mai a fare a chi non c'è più, e infine, quasi sempre, decido che devo ammortizzare i passi e conformarli al terreno accidentato che sto per affrontare.  Mi insinuo in un percorso verde che mi porta a passare sotto un ponte che ospita il traffico automobilistico della tangenziale, che, violento e inarrestabile come uno tsunami di vetrometallo, vomita sull'asfalto drenante la sua teoria di mezzi meccanici guidati da mezzi uomini o uomini interrotti in questo sabato pomeriggio in cui non si riuscirà a fare tutto quello che non si è riusciti a fare negli altri giorni della settimana , centuplicando la frustrazione. Passo nei pressi di una chiesetta e ho Rihanna in cuffia, la barbadiana mulatta che vende musica mostrando il culo, sulla sinistra ci sono due nicchie che ospitano statue di madonne per il momento esangui, e sul lato opposto, alcune cascine inalberano bandiere della Lega Nord, mentre vecchie signore affacciate alle finestre gridano  da lontano , in una coazione a ripetersi all'infinito, il lamento di una vita che  non è stata vissuta imputandolo a neri africani che raccolgono pomodori vicino a baracche fatiscenti che diventeranno le loro tombe, mi segno ancora con la croce perchè come dice mio padre non bisogna credere ma bisogna pensarci, e mi involo così lungo una strada asfaltata che fa  da rettifilo nei pressi di una stazione di servizio con lavaggio automatico e vicino alla quale mi fermo per allacciarmi le scarpe. Giovani fumano in fila in attesa del proprio turno e altri meno giovani che ce l'hanno fatta ad alzarsi prima indugiano con schiume , pompe e pelli di renna spelacchiate sottratte alle mute di immaginari Babbi Natale, trattando le loro macchine meglio delle proprie scontate mogli piene di rughe , bigodini e olezzanti di strutto. Riprendo a correre e mi involo sul rettifilo di cui prima, lungo il limine sinistro della strada, mentre passano a velocità supersoniche  utilitarie gravide di singoli uomini inutili ,  e mentre cornacchie grigie gracchiano in volo riscuotendo la mia ammirazione per il loro multitasking. Sul bordo strada una croce di marmo con una foto al centro testimonia di una giovane vita stroncata in quel punto, sullo sfondo della tangenziale che manda un costante rumore di sottofondo come una folla da stadio di calcio che celebra più che un gol o uno scudetto la retrocessione del genere  umano. Mi viene in mente che una mia amica di vecchia data vedendomi dopo molto tempo con i capelli grigi  mi ha chiesto cosa mi fosse capitato e io non ho saputo fare meglio che rispondere che a Milano nevica, e aumento l'andatura in vista di un pioppo spoglio che  nonostante la sua nudità non mi eccita per nulla. A tre quarti di percorso, per equazione matematica, dovrei aver abbattuto almeno una tre quarti Moretti , penso, e faccio per involarmi verso la fine dell'allenamento, senza però rilassarmi all'idea che dopo berrò acqua a fiumi come un assetato disperso nel deserto afgano teletrasportato da dio davanti alla fonte di una qualsiasi acqua minerale, ingannando la propriocettività dei muscoli, per non sentire la fatica, perchè se pensi che correrai tutto il giorno, allora il cervello immagina che quell'ora sarà solo un antipasto e ti consente di completarla in surplace, inganni della mente, esperimenti dettati dalla curiosità dello scienziato che non sono mai stato ufficialmente...Torno indietro e faccio un tratto che d'estate ho battezzato col nome di “valle di lacrime”, perchè di solito in quel punto sento il massimo dello sforzo e perchè mi viene sempre in mente Tex Willer e quel suo motto burbero  che cita sempre quando vuol definire un mondo che si crede bastante a se stesso , e superatolo ripasso davanti alle madonne che una volta tanto non mi scappano, e filo via in progressione specchiandomi nei vetri della porta di un bar che non esiste più per cessata attività di un proprietario che passa il tempo a pascolare i suoi segugi tra gli sterpi residui di granturco dei campi limitrofi. Le cuffie e Albertino coprono con la loro leggerezza l'inquinamento acustico di quel minuto in cui milioni di macchine mi passano in testa con la stessa velocità con cui l'idea della loro esistenza uscirà dalla mia testa, mentre sono sotto il ponte e schivo una bicicletta con sopra  un vecchio che guidava senza mani pur non avendo mai rubato nulla in Iran. Ancora un duecento metri e riattraverso il parco , poi il rettilineo finale sulle foglie secche, cercando si non scivolare, con pensieri senza pensieri, perchè non sono costretto a farlo, esistono già , devo solo lanciare la rete e catturarli, ma con calma, passo dopo passo, secondo il mantra di un guru dell'ultramaratona non ancora conosciuto che dice di partire piano e poi rallentare, che questo è il segreto per arrivare sempre. Una volta che mi sono fermato ansimo come un bisonte sopravvissuto ai cacciatori bianchi che lo volevano uccidere per posa, e non per bisogno, e al passo veloce, cerco di riabituare il cuore per gradi al battito normale, bradicardico battito bradipico del me stesso normale e calmo modello yogi indiano. Più avanti una staccionata mi aiuta a fare un po' di stretching, come un vecchio santone appena uscito da una meditazione seduto che gli abbia anchilosato gli arti o come un gatto che si rilassa mentre guarda il suo padroncino stressarsi per non arrivare tardi al lavoro. E mentre torno verso casa mi accorgo che ho già fatto tutto questo milioni di anni fa, solo che non c'erano macchine, gli alberi erano rigogliosi, i palazzi invisibili, il mio Dio era una cascata davanti alla quale facevo il gesto dell'acqua che cade, l'anima era immortale e riposava nei ricordi di chi restava e si prendeva tutto il tempo per curarli, la musica erano i versi degli animali e il premio per la mia corsa era qualcosa di caldo da mettere sotto i denti. Allora lo chiamavamo vivere, oggi lo chiamiamo jogging.

domenica 10 gennaio 2016

El hombre de marmo



"Bisogna ammettere che i membri della squadra di cross erano davvero persone molto diverse. Avevano un fisico solido, capelli lunghi e incolti, raramente si rasavano. Sembravano più un gruppo di taglialegna che non degli atleti. Indossavano calzoncini sformati, calzini di lana ruvida e berretti di pelliccia sintetica, anche quando faceva un caldo asfissiante. Di rado i capi di vestiario li abbinavano. Gli atleti da pista invece erano alti e dinoccolati: erano velocisti con gambe lunghe e magre e spalle strette. Indossavano lunghe calze bianche , canottiere che ben si armonizzavano con gli altri capi d'abbigliamento e calzoncini  così corti, da far intravedere le natiche. Erano sempre in ordine anche a fine corsa. Gli atleti del cross tiravano tardi la notte nei coffee shop e leggevano libri di Kafka e Kerouac. Di rado parlavano della corsa. Era semplicemente una cosa che facevano. Gli atleti da pista , invece, erano ossessionati. Sapevano parlare solo di velocità, raramente facevano più tardi delle 8 di sera, anche durante i fine settimana. Trascorrevano un quantità incredibile di tempo a scuotere braccia e gambe e a sciogliere i muscoli. Facevano stretching prima durante e dopo aver usato la testa. I ragazzi del cross, invece, non facevano mai stretching. I ragazzi della corsa su pista correvano a tappe e tenevano dei diari nei quali riportavano i chilometri percorsi. Portavano strani orologi con funzione lap, che permette di cronometrare i tempi e di memorizzarli. I ragazzi del cross non prendevano appunti. Trovavano un sentiero e cominciavano a correre. A volte le corse duravano un'ora a volte tre. Dipendeva da come si sentivano quel giorno. Dopo la corsa rivolgevano la propria attenzione su qualcos'altro, in genere al surf. Io mi sentivo più attratto dalla squadra di cross, in parte perchè mi piaceva fare surf, ma soprattutto perchè mi ritrovavo nella loro cultura". Dean Karnazes, in "Ultramarathon man", ed. Piemme.

Ecco adesso sapete cos'è per me la corsa. E' solo una cosa che faccio, nient'altro. E voglio che resti tale. Perchè la vita è fatta di tante altre cose che ti scaraventano per terra e ti riportano alla realtà che nessuno è immortale o strafigo per sempre e che la cosa più importante è provarci comunque. Anche se si sa che non si può vincere. A volte anche quella di finire qualcosa è una vittoria. Queste pagine di Karnazes, un ultramaratoneta che corre per beneficienza delle gare al limite della resistenza umana, trasmettono lo spirito giusto. Al contrario di Baldini, che nell'ultima maratona per gli europei di atletica, verso metà gara, quando ha capito che non poteva vincere si è ritirato.

 Jesus Angel Garcia invece, uno spagnolo di quaratun'anni, detto "el hombre de marmo", l'ho visto sbuffare nella cinquanta chilometri di marcia [ europei di Barcellona 2010] e rimontare avversario su avversario con una determinazione rocciosa e una gioia dentro incredibile, fino a giungere quinto. E se la gara fosse durata di più c'è da giurarci che avrebbe fatto strame degli altri concorrenti. Mentre il nostro italianuccio, Schwarzer,  si ritirava dicendo alle telecamere che lui non si diverte più. Ma io dico, invece di fare la pubblicità a Kinder fette al latte e di farsi mantenere dai gruppi sportivi militari, pagati dalle nostre tasse, perchè non va a lavorare? Secondo voi a chi deve andare la mia ammirazione? La mia ammirazione sul piano umano, prima che atletico , va a quegli  uomini che sfidano i propri limiti e corrono senza astio nei confronti di nessuno, senza cronometri, con l'orologio biologico del tempo che passa e loro ancora lì a inseguirlo, prima che gli sfugga del tutto. Correrò per sempre, non per vivere più a lungo, ma perchè il movimento è libertà...solo quegli attimi in cui sei al massimo dello sforzo, dopo un'ora di corsa e la tua mente vola in altri mondi e i tuoi ventuno grammi d'anima vorrebbero liberarsi dall'involucro del corpo sotto sforzo, solo in quei momenti, un uomo si sente veramente libero. Poi dopo la doccia, riprende la vita. Ma resti felice, perchè ti resta dentro quel piccolo viaggio astrale, quel momento zen, che custodisci per tutto il giorno come un piccolo tesoro inestinguibile.
Buona giornata e buona fortuna.