domenica 10 giugno 2018

Pensavo che non sarei più riuscito a correre. Be' mi sbagliavo. Breve storia dell'ennesima rinascita.

Non correvo da quasi due anni. Due anni fa dopo una bella stagione di allenamenti avevo cominciato a infortunarmi. I polpacci mi si irrigidivano bloccandosi, poi ho cominciato ad avere problemi alle anche, insomma ho considerato di appendere le scarpe da running  al fatidico chiodo. Dovete sapere, ogni runner lo sa e lo comprende molto bene, che quando smetti di correre, pensare ad altre soluzione aerobiche, come andare in bicicletta, che tra parentesi con i problemi che avevo palesato poteva essere una soluzione ottimale, camminare (peggio), nuotare, vengono considerate con la stessa sufficienza con cui un antropofago indonesiano considererebbe un bel piatto di fave e cicorie. Non ne volevo sapere. Mi sono fissato che la sella poteva darmi a lungo andare dei problemi alla prostata e che comunque non poteva , il ciclismo, darmi e stesse sensazioni che mi aveva dato la corsa. Avevo quindi pensato di ripiegare sullo yoga, attività che , come la corsa, avendo imparato bene le posture per averlo praticato per un paio d'anni in passato, potevo svolgere da solo in casa in assoluta autonomia e senza alcun supporto attrezzistico. Cosa che è affine alle mia filosofia, che è una filosofia dell'essenzialità. Quindi per quasi due anni ho praticato yoga e qi gong, una disciplina cinese affine, di minor impatto muscolare, ma basato molto sulla contrazione e decontrazione muscolare.
E all'inizio mi sono trovato bene, mi sentivo bene, in salute, lavorare sulla tenuta delle posture mi aiutava a respirare bene e a lungo e ciò riverberava un benessere psicofisico non indifferente. Passavano i mesi e io mi impegnavo nello yoga, che praticavo quotidianamente, senza preoccuparmi del fatto che quest'attività , se non accompagnata da una adeguata dieta ipocalorica e da qualche giorno di digiuno al mese, ti porta ad un notevole accumulo di grasso. Insomma in un paio d'anni ero arrivato a pesare quasi 100 chili. E questo perché devi sempre fare i conti con lo stile di vita. Chi come me ha una vita normale fatta di lavoro e tempo libero strappato al lavoro (soldi pochi e maledetti sempre) non può, a mio avviso, se non tramite uno sforzo psichico inimmaginabile, stare perennemente a dieta. L'alimentazione di noi occidentali, tutt'altro che perfetta, nonostante la decantata dieta mediterranea, ha un senso se poi dai al tuo organismo la capacità di "bruciare" in parte quello che introduci nel tuo corpo. E il junk food, per alcuni, come la pizza (che adoro) o l'hamburger qualche volta o addirittura il sushi, fanno parte, vuoi per per imposizione consumistica sistemica, vuoi per conservare un minimo concetto di allegria della convivialità, della nostra cultura. Una parte integrante. D'accordo, non si deve esagerare, ma arriva un tempo e un'età in cui anche una pizza e una birra con gli amici, possono rappresentare un problema digestivo  o di accumulo di grasso. Fatte queste premesse , quindi , e attraverso una specie di autoanalisi era giunto il momento di rimettersi il movimento e di mettere lo yoga nella posizione che merita all'interno della nostra cultura (non basata sul risottino, il latte di soia e alghe marine). E ciò come coadiuvante, come completamento e integrazione di un'attività aerobica.
A questo punto si poneva il problema su come riprendere , visti i traumi dei continui infortuni, anche psicologici. Tutti i medici, ortopedici e fisioterapisti che avevo consultato mi avevano detto che sulla corsa ci dovevo mettere una pietra sopra. Perché tra l'altro ho un'ernia del disco. Ma quando uno ha una passione ha il dovere di investigare oltre i pareri degli altri, ha il dovere di usare la propria mente e il proprio corpo anche contro il parere dei medici. Sempre con adeguatezza e controllo, s'intende.
Quindi dopo due anni ho cominciato a riprendere a svolgere attività aerobica. Ho ripreso in principio con la bicicletta, perché la piscina non mi piace (magari perché sono nato sul mare?)per vari motivi, non ultimo l'igiene , gli orari e , perché no, anche i costi. Quindi la bicicletta mi è sembrata un ottima soluzione per riprendere. Ho comprato una sella con il foro al centro (28 euro dal Decathlon) per evitare problemi alla prostata e ho cominciato a uscire ogni giorno. La bicicletta , una semplice mountain bike nemmeno ammortizzata, ce l'avevo già. Mi è bastato rimetterla in sesto. Per circa venti giorni un mese sono uscito in bici per almeno un'ora tutte le volte. E subito mi sono sentito meglio, più lucido, l'appetito si è autoregolato, ho cominciato a perdere peso e a rassodarmi tutto di nuovo.
Così più avanti mi sono concesso qualche lungo di due o tre ore, e devo dire che mi è piaciuto tantissimo, tanto che stavo pensando di mettere la bicicletta nel novero delle invenzioni che rendono un uomo più felice.
Poi un giorno ho forato. Ero appena tornato da lavoro e avevo trovato la bicicletta nel garage delle bici condominiale con la gomma a terra. Forse avevo forato il giorno prima ma non me ne ero accorto. Poi nella notte la gomma posteriore si era sgonfiata del tutto. Che faccio?
Decido di provare a correre.
Ho iniziato con 20 minuti. Be' sono stati i 20 minuti più duri e fantastici della mia vita. Non ho forzato, andatura da jogging. Al termine mi sentivo rilassato. E non avevo avuto problemi muscolari particolari, tranne il fiatone per non aver corso per due anni.
Così da quel giorno, tutti i giorni ho ripreso a correre....
Nel frattempo mi sono documentato ed ho letto molto, sia su internet, dove ci sono siti validi con gente competente che, per fortuna, non si tiene per sè i consigli derivanti da esperienze personali e studi sulla materia e libri. In particolare segnalo due libri: "Born to run"di McDougall e "L'arte giapponese della corsa" , di Finn. In precedenza avevo letto anche "Running Revolution" di un allenatore di atletica russo, un certo Romanov. Sostanzialmente le notizie che mi interessavano e delle quali oggi ho fatto tesoro, sono contenute in questi tre testi. Per riassumere -considerando che comunque leggere i libri per intero è meglio-gli appassionati del correre, tra i quali si annoverano molti scienziati , biologi, medici, in generale, antropologi eccetera, ma anche chi corre, che fa esperienza sul proprio corpo quotidianamente, sono giunti a conclusioni straordinarie. Intanto ci sono metodi per non infortunarsi praticamente mai, che mi hanno fatto capire perché mi infortunassi. Ecco io ad esempio non curavo la meccanica di corsa, poggiavo sul tallone o al centro della pianta, allungavo il passo troppo...tutti errori che mi sono costati infortuni anche seri. Negli ultimi anni si è scoperto ad esempio osservando i grandi campioni che corrono ma anche gli appartenenti a quella strana , misteriosa e interessante tribù di cui fanno gli ultramaratoneti, che è meglio , nell'azione di corsa, poggiare sull'avampiede. che si deve correre con il busto dritto per consentire alle anche di finire sotto il bacino, durante l'azione di corsa e che il passo deve essere corto, per distribuire per meno tempo tutto il peso del corpo su ogni passo. Ebbene, adottando questi piccoli ma geniali consigli, basati sull'osservazione , sull'esperienza e su studi scientifici, o almeno così credo, visto che io li sto adottando, sto correndo da quasi due mesi e non c'è traccia di infortuni. Certo , ho imparato ad adottare altri criteri, a correre concentrato, a sentire il corpo e le sensazioni che mi rimanda , a rallentare quando è il caso, se sento troppa tensione muscolare. Ma ho anche imparato a dialogare con il mio corpo ed ho capito che le ossa, i muscoli, i tendini, di concerto con il cervello, si adattano mano mano che corri, anche durante una sessione di allenamento. E' come se parlassero fra loro e ti danno la sensazione incredibile che il tuo piede sia meglio di un computer, meglio di qualsiasi sofisticato apparecchio medicale , ed è persino capace di aderire al terreno con un adattamento tale da compensare le lievi asimmetrie del corpo che quasi tutti noi abbiamo.
E' stato fantastico riprendere a correre, sentire il vento in faccia, il sudore scorrere e le endorfine che ti pompano dentro lasciandoti euforico per tutto il giorno. Certo a volte alterno andando in bicicletta, che ho imparato ad amare. Anzi ho scoperto che la bicicletta allenando muscoli che la corsa non allena prepara meglio a sostenerne l'impatto .
Ps: in due mesi e mezzo ho perso quindici chili. E senza nessuna dieta rigida. Mangio quello che il corpo mi suggerisce.
Buona corsa a tutti!
Ah, dimenticavo, ho 53 anni , what else?

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