giovedì 10 settembre 2015

Di corsa fra gli ulivi millenari

Quindici giorni di corsa fra gli ulivi della Puglia, in agro di Ostuni. Ho corso tutti i giorni con qualsiasi tempo, anche se faceva  prevalentemente caldo anche se non umido ma secco ed era ventilato. La resa mi e' sembrata migliore, anche perche' venivo da mesi di caldo intenso milanese e l'organismo era iperallenato alle alte temperature . Correre in mezzo agli ulivi , nelle campagne, fra appezzamenti di terra rossa, muri a secco, istoriati di gechi millenari immobili in attesa della farfalla della vita, fra casine di campagna, trulli, filari di viti, mandorleti, e cani latranti che ti affrontavano ad ogni giro di curva , su strade di asfalto rabberciato o , in prevalenza, su sterrate, per non parlare delle  sabbiose  a mare, inalando iodio e restituendo odio...e' una sensazione unica. Sei sempre in compagnia, vuoi di rondinelle di mare, di gheppi o tortore che si insinuano fra gli uliveti con le  loro traiettorie sghembe, non puoi certo lamentarti di una mancanza di competizione, perche' corri con tutti gli elementi a cui badi inevitabilmente e incomparabilmente. Certo incontrare i cani puo' disturbare ma basta fermarsi e compiere il gesto, solo quello, di  raccogliere  una pietra , che ecco che quegli animali intelligenti battono in ritirata; perche' tutti i cani di campagna e delle campagne pugliesi in particolare, hanno assaggiato le pietre, vuoi per retaggi agropastorali , vuoi come strumento attenuatore di caratteri nevrili. A volte basta semplicemente pensare intensamente a raccogliere una pietra , con l'intensita' esaltata dalle endorfine e dai sensi in estasi ribollenti sul fornello della fatica, che ecco le bestiole retrocedere in men che non si dica e trasformare il rallentamento in un "prendere fiato" e basta. 
E poi ci sono gli ulivi, questi patriarchi verdi che il giornalista Pino Aprile sostiene camminino, sia pur a distanza di decenni, si spostano, con le loro radici-gambe. Mentre corri in mezzo a quegli enormi  torsi legnosi ti sembra di attraversare un museo di sculture millenarie, con quei tronchi che paiono assumere le forme di quel che vedono, come stampanti Hd: facce di uomini, di monaci basiliani, forme animali avvinghiate, muscoli di gladiatori, zoccoli di cavalli, di balene arenate sulle spiagge e mentre lo fai, correre li in mezzo, pensi che un giorno qualcuno di questi eterni testimoni del tempo scattera' la sua foto clorofilliana e comincera' a scolpire un corpo mediterraneo a torso nudo di corsa come un centauro omerico.





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