Una decina di anni fa , ho vissuto per qualche tempo a Fortaleza. Bairro Jose' Valter, per la precisione, un quartiere della classe media brasiliana. Ero ospite di amici e vivevo in una grande casa sempre affollata. Ogni volta a tavola all'ora di pranzo i commensali cambiavano, fra cugini, amici e conoscenti in cerca di un piatto caldo. Di notte andavano i sound system su jeep con forro' a tutto volume. Alla fine ti addormentavi per sfinimento. La mattina presto, non avendo ancora smaltito il fuso orario, andavo a correre li vicino. Su una strada di asfalto rabberciato dove di quando in quando passavano autobotti o camion agricoli e dove in genere un mucchio di brasiliani camminava. Specialmente donne di mezza eta' , ragazze , ma anche maschi adulti con i capelli bianchi o brizzolati e qualche giovane virgulto locale correva. Le donne indossavano magliette con icone di santi locali o condombelcisti, gli uomini scarpe nike che stavano finendo di pagare a rate. I giovani si impegnavano a non farsi superare dal sottoscritto gia' quarantenne. 38 gradi e umidita' al settimo cielo, con costante mal di schiena, perche' quel caldo umido allargava le cartilagini dei dischi vertebrali che toccavano il nervo sciatico. Eppure tornavo a casa grondante e felice. Il caldo all'inizio era insopportabile. Poi mano mano che sudavi sembrava piu' alla mano, ci convivevi. Dopo un po' ti sentivi in debito di liquidi, ma niente borracce, niente radiocuffie, niente orpelli, solo io , i miei pantaloncini, a torso nudo e un orologio ad ore e minuti. Correvo lungo una strada di circa tre chilometri e poi tornavo indietro dalla parte opposta dello spartitraffico al centro del quale c'erano alberi di goiaba e mango, sui quali terribili pappagallini verdi strillavano in continuazione. Ogni tanto davanti alle porte delle modeste dimore uscivano vecchie centenarie che avevano i capelli neri e tutti i denti e che mettevano a seccare strane erbe che non conoscevo e che dovevano essere il segreto delle loro semimmortalita'. Ogni tanto un autobotte con il camionista che mi guardava incuriosito. Poi l'omnibus, che da noi si chiama autobus, che caricava ragazzi e ragazze che andavano in qualcuna delle scuole private in cui avevano la fortuna di andare. Con le divise di appartenenza, occhialini da studiose, apparecchi ai denti e sotto innascondibili forme appetitose. Mulatte o bianche indios guarani o bionde teutoniche ma dal somatico "sporcato" dall'elemento indigeno, vero miracolo di multietnicismo ben riuscito. Il cui risultato estetico era semplicemente spettacolare. Agli estremi dell'anello di strada c'erano panche di pietra e barre per esercizi isometrici, vere e proprie palestre a cielo aperto gratuite. Ogni tanto ci vedevo qualche ragazzo che scolpiva il suo corpo in un epoca in cui lo street workout era ancora di la' da venire.
Al termine dei miei allenamenti, rientravo in casa, facevo la doccia. Poi evevo succo di goiaba e mangiavo pane e prosciutto. In seguito si guardava la tv. In genere guardavo Maria Braga, una bionda milf equivalente della nostra Clerici. Quando non avevo voglia di guardare le dirette tv dalle delegacie. tipo dei commissariati che facevano entrare le tv per intervistare i criminali. Meglio tornare a letto e riposare ancora un po'. Perche' la mia filosofia e' sempre stata :di corsa solo quando corri. E a Fortaleza erano campioni mondiali del vivere bene facendo il meno possibile. Lo vedevi scritto persino sulle magliette di chi correva al mio fianco : Fortaleza no stress.