Il giorno di pasquetta ho corso con mio fratello. Ho ancora un po' di chili da smaltire, che gravano su schiena e giunture, ma non c'e' fretta e soprattutto non mi metto a dieta delle vacanze pasquali. Diciamo che qualche rinuncia l'ho fatta, scegliendo, a Pasqua, in un agriturismo, il menu vegetariano. E devo dire che gli effetti sulla corsa del giorno dopo si sono beneficamente avvertiti. Non mi sentivo gonfio, ero reattivo e avevo voglia di correre. Con mio fratello siamo andati nelle campagne di Imola, in mezzo a prati erbosi , zigzagando intorno a frutteti di kiwi, in mezzo a sterrate e canali irrigui, lungo il corso del Santerno. Mio fratello e' molto piu' leggero di me, lui alterna la corsa alla mountain bike. Io invece da quando faccio un allenamento differenziato basato sulla corsa a giorni alterni e quando non corro mezz'ora di camminata veloce , allunghi e stretching, seguendo il metodo del Dottor Romanov, una sorta di scienziato russo ex sovietico della corsa che ha inventato un metodo che lui chiama "pose" e dal quale sto traendo benefici enormi. In che cosa consiste questo metodo e' presto detto, ben in sintesi: si tratta di compiere alcuni esercizi preparatori che sciolgono il bacino, fare molto stretching prima e dopo la corsa , ma soprattutto, nell'imparare a correre come se si fosse all'inizio, sperimentando e concentrandosi nel compiere una tecnica di corsa basata sulla battuta del piede sull'avampiede, sfruttando la forza di gravita', come se si corresse in caduta, ma senza veramente sporgere troppo il busto in avanti. Il Dr Romanov avrebbe tratto queste sue convinzioni osservando alcuni campioni di corsa , studiandone filmicamente le loro tecniche, in particolare Michael Johnson, che tutti criticavano per la sua andatura a passi brevi, ma che in realta' rappresenterebbe l'ideale primigenio e primitivo di corsa, ripescato da epoche in cui si correva a piedi nudi senza infortunarsi mai. Inutile dire che questo metodo e' come fumo negli occhi per azienda come la Nike che si e' arricchita facendo scarpe iperammortizzate. Niente da fare, secondo Romanov le scarpe devono essere minimali, e mano mano che il piede recupera la propria propriocettivita' , diciamo cosi, paleolitica, si potra' correre per sempre senza infortunarsi. Invece di accentuare la caduta del piede sul tallone, cosa che genera lesioni ad anche e ginocchia. Vedremo. Per il momento vi posso assicurare che sta funzionando alla grande. Corro meglio e senza dolore. Con mio fratello termino l'allenamento, giusto un quaranta minuti sulle sterrate imolesi, quel tanto per digerire il pranzo pasquale e prevenire quello pasquettizio. Risata.
Il tre aprile invece sono uscito di casa in macchina, volevo andare alla montagnetta, storico luogo di allenamento, parco collinare in zona San Siro-qt8, a Milano.Ma era tutto bloccato, c'era la maratona di Milano. Ho fatto un lungo giro e sono finito al Bosco in Citta', area verde in via Novara, dove di domenica gitanti fanno gare di barbecue e pic nic in festante allegria. Ho parcheggiato l'auto e unicamente con lo smartphone impostato sul programma corsa, infilato in una piccola sacca legata alla cintura, ho cominciato a correre. Sterrate in mezzo agli alberi, ancora pochi gitanti, dieci di mattina, pallido sole che spuntava fra le nubi, ancora qualche dolorino iniziale, scomparso dopo dieci minuti. Mi sforzo di correre secondo le indicazioni del libro di Romanov," Running Revolution "e devo dire che mi sento molto meglio, leggero, danzo sulle pietre e sui ciottoli, ad un andatura non disdicevole. Sempre concentrato sulla tecnica di corsa , come un monaco buddista che si astrae dai pensieri concentrandosi sul respiro, io invece sulla corsa, sulla battuta dei piedi, sui movimenti delle gambe e sulle reazioni delle giunture. Dopo mezz'ora di solito entro in quella che considero la parte curativa della seduta, mi sento veramente libero, come se annullassi il tempo , mi sento capace di qualsiasi cosa, persino di duellare con la morte e di batterla. A cinquant'anni si smette di correre con il corpo, si corre con la mente e l'avversario da battere sei tu, con i tuoi organi, che la corsa , come un medico benevolo, visita mettendoli alla prova. Termino l'allenamento a cinque o sei minuti al chilometro con un allungo in mezzo ai prati istoriati di coperte da pic nic, fra i "fumogeni" dei barbecues peruviani, mentre una folla di bambini in mountain bike festosamente mi scortano verso l'arrivo, con un allungo sul quale mi sento ancora di dover lavorare. Bene cosi, anche oggi la mia medicina l'ho presa tutta fino in fondo.