domenica 4 ottobre 2015
Il bello della corsa
Una domenica di ottobre, stanotte e' piovuto, a piedi di passo mi avvio verso Alzaia Naviglio Grande, superando il ponte verde metallico che da' verso le case Aler. Il cielo e' grigio, undici meno un quarto, 17 gradi. Inizio a correre ad andatura lenta e faccio domande al mio corpo, alle mie gambe, alle anche, ai dischi vertebrali, che pur con qualche mugugno rispondono, presente! Nessuna radiocuffia o smartphone, niente supporti tecnologici, solo io il mio corpo le mie gambe la mia mente in meditazione dinamica. Corro lungo il naviglio, in mezzo l'acqua, dalla parte opposta autobus , rare automobili domenicali. Incontro il popolo della corsa domenicale, che e' composto di joggers abituali o di joggers del week end. Nel silenzio rotto solo dai miei passi mi concentro sui suoni della mia corsa, del mio corpo, dei miei interlocutori. Incrocio alcuni joggers, ognuno ha il proprio ritmo, ha il proprio passo, c'e' uno che ha un'andatura poco ergonomica, ha una tecnica grezza e sembra fare una fatica immane a trascinare le sue leve, un po' come Zatopek, che correva in modo inelegante ma veniva chiamato la locomotiva umana. E' un altro dei misteri della corsa ,l'efficacia del passo la decide il tuo corpo, il tuo cervello collegato agli arti. Qualcuno mi sorpassa, sento sopraggiungere la sequenza strisciante dei suoi passi. Lo lascio fare senza interferire, come e' mio costume. Mi sopravanza un poco, come se avesse allungato qual tanto che bastava per superarmi e ora sta pagando dazio. Anche lui sta combattendo con i suoi demoni . E vogliamo deluderlo non lasciandogli vincere la sua piccola battaglia di sorpassi e sorpassini?Del resto anch'io sorpasso alcuni, che vanno lenti, combattono con i propri demoni, con i propri pensieri fluttuanti, ignari quasi del circostante come in una reverie in movimento. Poi alcuni bikers sfrecciano con i loro giubbotti fluorescenti, i caschetti colorati, l'iphone al gomito, il contachilometri innestato, la radio in cuffia, la mente in pace, finalmente, al termine dell'orrida settimana di lavoro. E poi le donne. Di mezz'eta', o trentenni, anche qualche poco piu' che ventenne. Hanno tutte una grazia particolare nel correre, movimenti eleganti, felpati, mai forzati. Sguardi sereni, alcuni sorridenti, estatici, sembrano sante in pieno orgasmo. Mi metto dietro a una di loro e seguo il suo ritmo. Tuta nera attillata, capelli lunghi fluenti, salta le pozzanghere come una impala africana, con la stessa facilita' e levita'. Eppure anche loro hanno i propri demoni contro cui combattere. Ma lo fanno con classe, combattono cadendo in piedi. Sono un grande esempio, per me. Al ritorno il mio ritmo si fa lento, ad un tratto resto solo, solo con i miei pensieri, ma anche con le endorfine che mi trasmettono buon umore a tutti costi. L'obbiettivo finale e' terminare senza inceppamenti muscolari, senza intoppi e sembra ci stia riuscendo. Il rumore dei passi di altri amici corridori che incontro sembra la sequenza di colpi su tamburi selvaggi di un evo lontano o futuro. Ognuno con le proprie smorfie di fatica, la curiosita' di leggere le tue a loro volta, il saluto col braccio levato a riconoscere l'appartenenza tribale. Termino il mio allenamento dopo 47 minuti e dopo i 45 di ieri, senza essere troppo affaticato. Davanti alle case dell'Aler, dove ci sono le altalene faccio un po' di street workout, addominali, piegamenti, trazioni e stretching. Tanto per rinforzare la parte superiore del corpo, che poi se e' robusto si proporziona al gesto dinamico della corsa.
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