venerdì 30 ottobre 2015

Sotto la pioggia

Giorni fa pioveva e io che gia' non correvo da vari giorni ero all'acme del nervosismo. Un nervosismo positivo, come un cane rinchiuso nello scantinato che abbaia  e chiede di uscire. E noi amanti della natura e del ben vivere che facciamo, non vogliamo mica lasciarlo soffrire li al buio? Metto tuta aderente con qualche forellino qua e la' che funge da presa d'aria, metto il k-way rosso che miracolosamente e' tornato a calzarmi addosso ed esco. Piove a dirotto e io mi dirigo dietro casa, abito a Corsico. C'e; un percorso che si snoda fra canali irrigui, pioppi e querce , lungo il limine di condomini di giardini, verso Buccinasco, luoghi da me ben conosciuti perche' vent'anni orsono li ho bazzicati facendo il giardiniere a ore. Quando non trovavo altro da fare ma sapete, non era niente male-solo pero' che ora mi sento addosso un vago sapore senso di colpa da mutilatore, visto che le piante per me provano dolore e  hanno sentimenti, ma allora non me ne vollero, credo, percettivamente...Lo sterrato fangoso mi fa schizzare fango a destra e a manca ma quando sei li immerso negli elementi se solo provi a pensare come un borghese precisino che non vuole sporcare casa al ritorno senti che sei fottuto, che stai tradendo il messaggio sacrale della corsa. Quando corri niente importa, l'acqua che ti bersaglia con i suoi proiettili idrici, il fango che schizza intorno e addosso, il sudore che lacrima in fronte e sotto i vestiti mentre sceglie i suoi passaggi obbligati trovando sempre meno ostacoli mentre brucia i grassi, i brufoli e le pieghe, le preoccupazioni, le ansie, le paure.Sei li , guerriero dinamico e combatti contro i tuoi demoni, se ne sono solo aggiunti degli altri, spiritelli fastidiosi e divertenti che ti fanno sembrare un satiro sfuggito alla fornace dell'inferno, mentre emani vapore acqueo per differenza termica. Le preoccupazioni di raffreddori o altro si infrangono a causa del movimento che ti fa emanare calore come una dinamo e allora la pioggia e' solo benefica e ritemprante, scolpisce il tuo corpo e dona alla tua pelle qualche sale minerale. e un po' di acidita' da piogge acide...ma starsene chiusi in casa arreca molti piu' danni e la vita e' fatta di scelte e se nel movimento trovo la liberta' io scelgo la liberta'. Dopo 30 minuti provo un piacere immenso nell'involarmi solitario in mezzo agli alberi, mentre trote e gattuicci mi guardano nella rifrazione delle acque dei canali irrigui e le nutrie chi sa dove sono finite e mentre i corvi , animali magici, sfidano la forza delle gocce planando sui fili elettrici. Posso sentire il ronfare dell'universo che dorme letargico aspettando che smetta di piovere mentre il corridore prometeico gli gira in tondo, rubiamo il fuoco agli dei e ci riscaldiamo sotto l'acqua, tornando a casa grondanti di sudore e gloria senza nessun altra medaglia se non quella  dell'avercela fatta senza fermarci. Quando arrivi vinci sempre e le sconfitte della vita ti sembrano ridicole o comunque battaglie momentaneamente perse in una guerra che ti tiene in vita finche' non cessa .

lunedì 12 ottobre 2015

Correre di notte

Dopo quattro giorni in cui avevo un dolore lancinante all'anca sinistra, possibile riflesso dell'ernia del disco, quattro giorni di riposo attivo, con esercizi di qi gong e yoga, che servono per riallungare la muscolatura che la corsa accorcia, dopo una lettura approfondita di alcuni forum tematici sulla corsa, dove pericolosi dilettanti che hanno cognizioni empiriche superiori ai migliori ortopedici e medici, mezzanotte, inforco tuta aderente nera e scarpe turchese chiaro, una felpa con scritte rap ispaniche grigia, ed eccomi sul naviglio, alzaia Naviglio Grande, a Corsico. Nessuno sulla lingua di asfalto, mentre lentamente, ad andatura da chiacchierata, come avevo letto su un sito  Albanesi.it che dava consigli per chi soffre di protrusioni discali o ernie-scoprendo che dopo i quaranta anni ne soffrono quasi tutti-comincio il mio allenamento notturno. Sul lato opposto, in mezzo il naviglio placido e gracidante, gli ultimi avventori della notte che non vogliono morire sui loro divani da domenica sportiva, senza per questo pensare minimamente a farlo di persona, fisicamente, sudor frontale, un po' di sport, sgasano nevrotici sgommando e lampeggiando tremuli abbaglianti che paiono ammiccanti occhiolini nel buio. Mano mano che corro, i dolori, riscaldandosi tendini, muscoli e ossa, si attenuano, fino a scomparire. Nessuna nostalgia di radiocuffie, ascolto i segnali del mio corpo. A meta' percorso di andata, che ho programmato di concludere in una quarantina di minuti, esercito il respiro yogico, lungo e lento e rilasso la muscolatura che sull'asfalto fa sempre un po' di fatica a trovare la giusta elasticita'. Poi chiudo gli occhi per lunghi tratti cercando di vedere attraverso gli occhi chiusi, buio nel buio, nonostante l'illuminazione notturna, sia pur fioca a molto Bagdad sotto le bombe di Clinton. Esercito la visione periferica, e immagino di guardare dietro, tanto l'immaginazione coincidera' perfettamente con la realta', asfalto deserto e solitario e sensazione di felicita' assoluta. Solo con i miei pensieri. Mentre dalla parta opposta della strada , sui marciapiedi dei ristorantini e dei locali, un gruppo di latini urla manhana por la manhana, un uomo e tre donne con gonne corte e gambe da ballerine, mulatte, capelli a coda di cavallo arabo e calata latinamerica sensuale, accattivante, fisiologicamente erotica. Sulla destra, seduti su delle panchine di legno, tre giovani ragazze bionde in tuta, biciclette parcheggiate a fianco, chiacchierano con due giovani punkettosi sulle bombe russe contro l'Isis che stanno ammazzando innocenti, come se fossero cani, o cavie da laboratorio. E cosi le voci della notte, che sono sempre le piu sagge , follemente sagge e interessanti, mi raggiungono, magnetofonali e , i sensi in festa per la corsa, mi entrano dentro accompagnandomi come una canzone ritmata dalla percussione dei miei passi sull'asfalto solitario e silenzioso. Visto che il traffico e' svanito, ormai, solo voci di gente che esce dai ristoranti o si e' appena ingollata una birra, la vita che scorre insomma e vince sempre su tutto il resto, crisi economiche, sentimentali o depressive.
Una volta giunto al ponte dell'avenida - anello che si snoda per viale Cassala e Liguria, passo in circolo dietro i piloni che  sostengono la elevated e ritorno indietro. Adesso il silenzio e' ancora piu' assordante, assoluto e accattivante. Come un tuareg seminacammelli, nel blu notte dei miei pensieri , tengo un ritmo blando, da chiacchierata, con me stesso, e siamo gia' in due, in troppi , per una notte cosi bella che non chiede altro che lasciarsi ammirare, mentre sento l'acqua dei canali laterali che scorre come un vociare di mercato e le mie narici assorbono l'odore umido delle erbe cresciute copiosamente con  le prime piogge autunnali. Quando passo all'altezza del pub Il Boccale, all'ingresso del locale alcune donne in carne , bicchiere in mano e sigarettaccesa, discutono animatamente. Posso sentire le loro voci ad un metro, ultima strana magia dei sensi acuiti dalla corsa, dalla meditazione in movimento, di questa notte. Mi aspettano 10 minuti di stretching e un litro  di rooibos sudafricano condito con zenzero. Buona notte.

domenica 4 ottobre 2015

Il bello della corsa

Una domenica di ottobre, stanotte e' piovuto, a piedi di passo mi avvio verso Alzaia Naviglio Grande, superando il ponte verde metallico che da' verso le case Aler. Il cielo e' grigio, undici meno un quarto, 17 gradi. Inizio a correre ad andatura lenta e faccio domande al mio corpo, alle mie gambe, alle anche, ai dischi vertebrali, che pur con qualche mugugno rispondono, presente! Nessuna radiocuffia o smartphone, niente supporti tecnologici, solo io il mio corpo le mie gambe la mia mente in meditazione dinamica. Corro lungo il naviglio, in mezzo l'acqua, dalla parte opposta autobus , rare automobili domenicali. Incontro il popolo della corsa domenicale, che e' composto di joggers abituali o di joggers del week end. Nel silenzio rotto solo dai miei passi mi concentro sui suoni della mia corsa, del mio corpo, dei miei interlocutori. Incrocio alcuni joggers, ognuno ha il proprio ritmo, ha il proprio passo, c'e' uno che ha un'andatura poco ergonomica, ha una tecnica grezza e sembra fare una fatica immane a trascinare le sue leve, un po' come Zatopek, che correva in modo inelegante ma veniva chiamato la locomotiva umana. E' un altro dei misteri della corsa ,l'efficacia del passo la decide il tuo corpo, il tuo cervello collegato agli arti. Qualcuno mi sorpassa, sento sopraggiungere la sequenza strisciante dei suoi passi. Lo lascio fare senza interferire, come e' mio costume. Mi sopravanza un poco, come se avesse allungato qual tanto che bastava per superarmi e ora sta pagando dazio. Anche lui sta combattendo con i suoi demoni . E vogliamo deluderlo non lasciandogli vincere la sua piccola battaglia di sorpassi e sorpassini?Del  resto anch'io sorpasso alcuni, che vanno lenti, combattono con i propri demoni, con i propri pensieri fluttuanti, ignari quasi del circostante come in una reverie in movimento. Poi alcuni bikers sfrecciano con i loro giubbotti fluorescenti, i caschetti colorati, l'iphone al gomito, il contachilometri innestato, la radio in cuffia, la mente in pace, finalmente, al termine dell'orrida settimana di lavoro. E poi le donne. Di mezz'eta', o trentenni, anche qualche poco piu' che ventenne. Hanno tutte una grazia particolare nel correre, movimenti eleganti, felpati, mai forzati. Sguardi sereni, alcuni sorridenti, estatici, sembrano sante in pieno orgasmo. Mi metto dietro a una di loro e seguo il suo ritmo. Tuta nera attillata, capelli lunghi fluenti, salta le pozzanghere come una impala africana, con la stessa facilita' e levita'. Eppure anche loro hanno i propri demoni contro cui combattere. Ma lo fanno con classe, combattono cadendo in piedi. Sono un grande esempio, per me. Al ritorno il mio ritmo si fa lento, ad un tratto resto solo, solo con i miei pensieri, ma anche con le endorfine che mi trasmettono buon umore a tutti costi. L'obbiettivo finale e' terminare senza inceppamenti muscolari, senza intoppi e sembra ci stia riuscendo. Il rumore dei passi di altri amici corridori che incontro sembra la sequenza di colpi su tamburi selvaggi di un evo lontano o futuro. Ognuno con le proprie smorfie di fatica, la curiosita' di leggere le tue a loro volta, il saluto col braccio levato a riconoscere l'appartenenza tribale. Termino il mio allenamento dopo 47 minuti e dopo i 45 di ieri, senza essere troppo affaticato. Davanti alle case dell'Aler, dove ci sono le altalene faccio un po' di street workout, addominali, piegamenti, trazioni e stretching. Tanto per rinforzare la parte superiore del corpo, che poi se e' robusto si proporziona al gesto dinamico della corsa.

sabato 3 ottobre 2015

Resuscitato

Ebbene oggi dopo una ventina di giorni di bicicletta che non mi sono per nulla dispiaciuti, sono tornato a correre. Sull'Alzaia Naviglio Grande, tempo grigio , temperatura sui 13 gradi, alcuni joggers in pista a caracollare su questa parte di striscia asfaltata a zero traffico motoautomobilistico, a ritmo blando all'inizio. Sono arrivato al  Circolo Canottieri, con alla vista numerosi equipaggi di canottaggio seguiti da istruttori in mountain bike sul naviglio, bikers e altri joggers. Mi ha superato un ragazzo sui trent'anni che si voltava ripetutamente per controllare eventuali mie reazioni, che ovviamente non ci sono state. Visto che io correvo contro i miei demoni personali e ne avevo parecchi, ernia del disco, polpacci, bicipiti femorali, lombosciatalgia. Al ritorno mi sono messo nella scia di una ragazza sul metro e settanta, trent'anni circa, tuta nera attillata , scarpe rosa, smartphone in cuffia  e fascia spugnosa a fermare i suoi lunghi capelli biondi. Correva leggera e io mi sono messo in scia ed ho cominciato a sudare , ad eliminare tossine e mano mano che correvo e i problemi muscolari o sciatici non insorgevano e le endorfine mi si iniettavano nel cervello mi sentivo felice. Perche' la corsa e' la mia regina, la principessa delle mie preferenze aerobiche. Nel suo primitivismo essenziale, nel suo essere priva di eccessivi orpelli, freni, pompe per gonfiare gomme, borracce che io aborro, senza nessun mp3 in cuffia. Immerso nei mie pensieri e pregno dell'idea guida secondo cui per combattere contro i tuoi demoni, contro il demone della vita , della societa', del mercato, devi avere degli alleati, come avrebbe detto Carlos Castaneda al colmo del suo apprendistato magico ed uno dei piu'  potenti, capace di spararti droghe benefiche nel cervello, in vena e fra i muscoli, l'ammazzacolesterolo per antonomasia e l'accrescicervello, e' la corsa, ho fluttuato ad andatura aborigena dietro questa splendida ragazza, questa splendida improvvisata" lepre "che vedevo davanti a un centinaio di metri. Pedalare sul naviglio per una ventina di giorni mi ha rimesso schiena e muscolatura a posto e anche lo yoga, che facevo prima di andare in bici, mi ha riassestato posturalmente. Tanto che oggi mi sentivo di correre senza problemi. Al ritorno , dicevo, sempre dietro wonderwoman donna ragno runner , mi sentivo bene, il fiato non era corto, perche' la bici ha tenuto alta la mia "attenzione"polmonare e ad un certo punto mi e' venuto in mente che da qualche parte avevo letto che Robert De Castella si era infortunato prima di una importante maratona ed aveva proseguito la preparazione in bicicletta, tanto che poi si e' presentato all'appuntamento in questione in piena forma ed ha vinto. Alla fine e' un circolo virtuoso, correre ti aiuta a pensare meglio e pensare meglio ti aiuta a trovare migliori strategie per correre meglio e per sempre. Tipo alternare con la bicicletta facendo di te un cyborg a tempo determinato.
Al termine dell'allenamento, all'altezza di Corsico mi sono fermato per lo stretching[ 45 minuti mi erano bastati]. Dal ponte metallico verde che attraversa il naviglio, in lontananza ho visto wonderwoman donna ragno runner che proseguiva verso Gaggiano, senza voltarsi mai, anche lei in gara con i suoi demoni , in compagnia del suo nume tutelare piu' potente:la corsa. E non c'e' niente di cosi esteticamente bello come quest'immagine di forza e grazia che mi accompagnera' tutto il giorno.

mercoledì 30 settembre 2015

Cyborg generation


Ancora non mi sento di scendere di sella. Tutti i giorni ora pedalo sulla mia mountain bike base presa al Decathlon. In attesa di tornare alla corsa a piedi, mio nume tutelare circa la filosofia primitivista, principio cardine dell'essenzialità, sto familiarizzando con il mezzo ciclabile. E devo ammettere che dopo il disagio iniziale e messi da parte le incertezze sulla salute della prostata superata con una sella speciale con il foro in mezzo e ben imbottita, sto incominciando a familiarizzare non poco, a farmela amica, la mia bicicletta . E come se fosse dotata di un'anima più che solamente metallica sento come se questo mio affetto fosse ricambiato. La coordinazione della pedalata che è diventata meno forzata tanto da concedermi enormi tratti zen in cui il silenzio della pedalata è giustappena sottolineato dal soffio dei raggi intersecati dal vento e dall'oliato andirivieni della catena che ricorda le sartie di un veliero tese dagli alberi scossi dalle vele agitate dai venti ben più lievi di quello che potremmo immaginare se fossimo in un racconto conradiano. In altre parole sento che quella fusione fra le mie leve, i muscoli e il sartiane dei mie tendini possa in qualche modo fondersi molecolarmente con la sella, il telaio , il manubrio , la catena , i raggi e persino i pneumatici dando luogo, lo avverto mentre passo di sera sul naviglio di ritorno da Porta Genova durante il mio percorso serale mentre osservo la strada urbana ammattonata e tagliata dai binari dei tram lungo la quale seduti ai bar bevono birre di ogni colore e foggia, ad un nuovo organismo unico, sintesi di metalli, plastiche, muscoli, tendini , sangue e olio fino ad ora conosciuto solo attraverso romanzi e film di fantascienza: il cyborg. E se la tecnologia può aiutare un corpo a restare in buono stato il più a lungo possibile pur tradendo filosoficamente il primitivismo dell'essenzialità animale del farcela finchè ce la fanno a portarti le tue leve, c'e' da dire che con il tipo di vita che conduciamo e l'alimentazione che primitiva non e', dal momento che persino le proteine sono un lontano ricordo della salubrità delle carni di velociraptor, incidendo pesantemente sul metabolismo,  e magri e snelli per quanto si voglia restare non ci si riesce, ad adiuvandum del corpo, protesicamente, consente di contiunuare a coltivare il sogno , se non dell'immortalità, perlomeno della permanenza in vita fino all'ultimo senza restare un peso per gli altri, famiglia e società . Per cui ben venga il cyborg, l'uomo bicicletta e se non potrò tornare a calpestare sterrate e asfaltate sotto il sole cocente e sotto l'acqua scrosciante sullo sfondo di panorami industriali o imperituri[sarà dura per quest'ultimi], ebbene continuerò a farlo sbuffando e sudando sul mio cavallo metallico, alimentato sempre e comunque dalle mie leve , dai miei polmoni  e dal mio cuore colmo di gioia per avere la fortuna comunque di poter ancora assaporare quella benefica droga chiamata aerobica. Tanto una volta scesi, persino il camminare farà riecheggiare il mantra primordiale che dà  il titolo a questo modesto lavoro: di corsa solo quando corri. Per cui mettere la bici al suo posto, nel box, oliarla, coccolarla, controllarle i freni,l'altezza della sella, saranno amici e compagni di pensieri di per sé poetici.

sabato 19 settembre 2015

Trasformare un problema in una risorsa

Temuto , inaspettato e inopportuno e' arrivato l'infortunio. La mia vecchia ernia del disco mi ha fatto interrompere per il momento l'appuntamento quotidiano con la corsa, la mia piu' grande passione. Ma io , dopo qualche giorno di stop totale e qualche esercizio di yoga mirato al recupero della schiena, pur dolorante, ho inforcato quel cavallo metallico che e' la mia mountain bike. Una mountain bike della prima ora, non ammortizzata, uno di quei prototipi del Decathlon economici ma anche molto resistenti. Cosi da una ventina di giorni circa, tutti i giorni , mi faccio un'ora circa di bicicletta. Anche perche' cosi tengo alto il mio metabolismo, lo mantengo accelerato e non mando a carte quarantotto sei mesi di corsa quotidiana. Dopo qualche giorno di cattivo umore, ecco che il buon umore endorfinico e' tornato e cosi l'appetito e la libido del movimento in generale e della ginnastica da letto in particolare. La bicicletta , che ho accettato e accetto con difficolta' riconoscendo alla corsa quell'essenzialita' primitiva e primigenia del movimento dell'uomo gazzella nella savana della vita contemporanea, comunque, con la sua antigravitazionalita' mi evita parecchi traumatismi . Pedalare in assenza di forte impatto, sia pur con scarpe adeguate, serve a preservare le articolazioni, come caviglie e ginocchia , ma anche e soprattutto la schiena, che quando si ha un'ernia del disco e' sempre foriera di problemi che derivano dall'infiammazione delle cartilagini presenti nei dischi della colonna, le quali, esacerbandosi, schiacciano il nervo sciatico e provocano dolore alla schiena e a tutta la coscia , nel mio caso, destra. Sto soffrendo meno, andando in bicicletta, anziche' dedicarmi al riposo assoluto, ma sto comunque soffrendo. Con la pratica dello yoga mirato e la bicicletta che contribuira' a tenere la mia muscolatura tonica, conto quanto prima di passare ad alternare a giorni corsa con bicicletta fino a completo e totale ripristino che anche altre volte c'e' stato. Anche se una volta non e' detto che sia come un'altra , specialmente se c'e' di mezzo il trascorrere del tempo. Ma io non mi arrendo, mi immolo alla scienza attraverso una mia ricerca personale e tutte le mie esperienze le metto al servizio di voi lettori, appasionati di corsa in primo luogo e di attivita' aerobiche in generale. 
In settimana sono andato in piscina a Corsico, la piscina all'interno del parco della Giorgella. Un'ora di nuoto alternando stile libero a dorso. Ero con due mie colleghi di lavoro e nella vasca da venticinque metri ci saremo sparati un centinaio di vasche. Al termine eravamo esausti ma felici e le piadine e le birre medie a coronamento della giornata sono state il nostro piccolo premio per cla fatica catartica del nuoto. Ed ecco che da un infortunio che avrebbe dovuto condannarmi alla immobilita',  con determinazione e forza di  volonta', trasformando un problema in una risorsa, sto scoprendo, costretto ma va bene cosi, nuovi dimensioni aerobiche che mi stanno schiudendo le porte alla futura pratica del triathlon. Posto che l'alternanza delle tre discipline, dando requie di volta in volta a diversi distretti muscolo-scheletrici, contribuisce ad un allenamento piu' armonico. Anche se la corsa resta per me ,che mi immagino centauro greco , mentre sudo e fatico sotto il ritmo percussivo dei miei passi, la regina delle attivita' aerobiche. E sempre lo restera'. Adesso pero' e'il momento del meritato sofa'. Per oggi non metto piu' un passo. Del resto di fieno in cascina ne ho gia' messo parecchio. Ed e' questo il senso , in qualche modo, nel dire,  di corsa solo quando corro

giovedì 10 settembre 2015

Di corsa fra gli ulivi millenari

Quindici giorni di corsa fra gli ulivi della Puglia, in agro di Ostuni. Ho corso tutti i giorni con qualsiasi tempo, anche se faceva  prevalentemente caldo anche se non umido ma secco ed era ventilato. La resa mi e' sembrata migliore, anche perche' venivo da mesi di caldo intenso milanese e l'organismo era iperallenato alle alte temperature . Correre in mezzo agli ulivi , nelle campagne, fra appezzamenti di terra rossa, muri a secco, istoriati di gechi millenari immobili in attesa della farfalla della vita, fra casine di campagna, trulli, filari di viti, mandorleti, e cani latranti che ti affrontavano ad ogni giro di curva , su strade di asfalto rabberciato o , in prevalenza, su sterrate, per non parlare delle  sabbiose  a mare, inalando iodio e restituendo odio...e' una sensazione unica. Sei sempre in compagnia, vuoi di rondinelle di mare, di gheppi o tortore che si insinuano fra gli uliveti con le  loro traiettorie sghembe, non puoi certo lamentarti di una mancanza di competizione, perche' corri con tutti gli elementi a cui badi inevitabilmente e incomparabilmente. Certo incontrare i cani puo' disturbare ma basta fermarsi e compiere il gesto, solo quello, di  raccogliere  una pietra , che ecco che quegli animali intelligenti battono in ritirata; perche' tutti i cani di campagna e delle campagne pugliesi in particolare, hanno assaggiato le pietre, vuoi per retaggi agropastorali , vuoi come strumento attenuatore di caratteri nevrili. A volte basta semplicemente pensare intensamente a raccogliere una pietra , con l'intensita' esaltata dalle endorfine e dai sensi in estasi ribollenti sul fornello della fatica, che ecco le bestiole retrocedere in men che non si dica e trasformare il rallentamento in un "prendere fiato" e basta. 
E poi ci sono gli ulivi, questi patriarchi verdi che il giornalista Pino Aprile sostiene camminino, sia pur a distanza di decenni, si spostano, con le loro radici-gambe. Mentre corri in mezzo a quegli enormi  torsi legnosi ti sembra di attraversare un museo di sculture millenarie, con quei tronchi che paiono assumere le forme di quel che vedono, come stampanti Hd: facce di uomini, di monaci basiliani, forme animali avvinghiate, muscoli di gladiatori, zoccoli di cavalli, di balene arenate sulle spiagge e mentre lo fai, correre li in mezzo, pensi che un giorno qualcuno di questi eterni testimoni del tempo scattera' la sua foto clorofilliana e comincera' a scolpire un corpo mediterraneo a torso nudo di corsa come un centauro omerico.