Stasera ho corso sul naviglio, alzaia Trieste. Avevo voglia di vedere altri joggers. E non sono mancati. All'andata, da Corsico verso il circolo canottieri Olona, caldo intenso, umido, sui 37 gradi. Alla faccia dei meteorologi che avevano detto che la temperatura sarebbe scesa. Ma il caldo intenso non mi dispiace. E' un altro concorrente da battere.
Ad un certo punto un tizio sui 40 anni mi ha superato, era magro, canotta con il nome di una societa' sportiva di triathlon. Dopo che mi ha sorpassato guardava con la coda dell'occhio se per caso stessi replicando al suo attacco. Neanche per sogno, sono andato al mio ritmo. Certo andava forte, ma per esperienza sapevo che di li a poco avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. Il caldo era troppo intenso e stava bruciando ossigeno troppo velocemente. Probabilmente voleva provare una specie di competizione. Poco dopo infatti si e' fermato. Io l'ho superato senza alcuna gloria. E non ne voglio.
Una volta arrivato al circolo canottieri Olona, sono tornato indietro. Avevo tutta la maglietta inzuppata e i vari joggers con magliette tecniche strafiche mi guardavano un po' schifati, mentre nonostante le loro magliette strafiche scacciavano zanzare tigre con le mani. Quelle stesse zanzare tigre che si guardavano dal'affrontare la mia maglietta sudata. Anche se il mio afrore non e' proprio pestilenziale. Ma per i ditteri lo deve essere.
Poco dopo un altro campione mi ha sorpassato. Molto piu' magro di me. Da come si divincolava scomposto nella corsa del tutto innaturale, sapevo che stava correndo al massimo, per farmi vedere chi fosse il piu' forte. Io ho tenuto il mio ritmo e l'ho seguito per un quattro chilometri buoni, mentre lui si voltava in continuazione per vedere a che punto fossi. Io avevo 10 anni di piu' e probabilmente anche 10 chili in sovrapiu'. Ma senza forzare gli sono stato dietro e avrei anche potuto sorpassarlo. Ma non era certo mia intenzione. Io ero impegnato ad ascoltare il mio corpo, i suoi organi, le mie sensazioni. Ma dentro di me non ho potuto non riflettere sul fatto che i chili e gli anni in piu' , entro certi termini, non influiscono sul rendimento. E' la mente il vero motore del movimento. E una mente ben diretta puo' far fare alle leve corporee cose incredibili.
Al 40esimo minuto di corsa ho avvertito un po' di fatica e una sensazione di sangue in bocca. Era tempo che non la provavo. Subito dopo mi sono sentito bene. Come se quella sensazione primitiva mi avesse dato dell'energia suppletiva che dai meandri piu' reconditi mi e' giunta inaspettata. Mi ha fatto venire in mente di una volta che sono caduto sullo sterrato e mi sono sbucciato un deltoide. Il contatto con la terra non mi ha procurato alcun dolore, anzi e' stato quasi sessuale, come se mi fossi ricongiunto con la terra. Dovevo essere sotto endorfine. Ecco, la sensazione di sangue in bocca mi e' tornata dopo molto tempo. E viene quando sei al culmine della fatica. Il corpo comunica che sta a riserva. E la mente registra che e' quello il momento in cui inizia davvero l'allenamento.
giovedì 13 agosto 2015
lunedì 10 agosto 2015
Prima della pioggia
Ieri ho corso per un'ora, c'erano trentasette gradi. Sono andato sul naviglio, c'e' sempre qualcuno sull'Alzaia Naviglio Trieste, anche se con quella temperatura non credevo. Molti in bicicletta ma anche alcuni joggers. Una decina in tutto, ma non sono pochi.
Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere.
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso.
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso.
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso.
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita la visione periferica , con lo specchio retrovisore della mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi.
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali.
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso.
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.
Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere.
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso.
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso.
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso.
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita la visione periferica , con lo specchio retrovisore della mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi.
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali.
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso.
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.
venerdì 7 agosto 2015
L'arcobaleno della coscienza motoria
Oggi allenamento di 70 minuti, partendo da casa mia a Corsico, poi lungo i canali irrigui di Buccinasco, parco dei Fontanili , fino al laghetto Santa Maria di Buccinasco, verso Gudo Gambaredo, pura campagna, 35 gradi, ma caldo meno umido del solito. Ieri ho bevuto moltissima acqua per vedere se i problemi muscolari potessero derivare dalla scarsa o insufficiente idratazione. E devo dire che e' andata bene, nessun problema, i muscoli hanno tenuto alla grande. L'andatura e' stata modesta, ma in queste condizioni climatiche l'obbiettivo e' terminare l'allenamento senza fermarsi. A meta' allenamento circa, vicino all'ingresso dell'area che circonda il lago Santa Maria, ho smesso di interrogarmi se stessi andando ad una media di sei o sette minuti al chilometro. Eravamo io, il caldo, l'umido, l'asfalto, perche' meta' di questo percorso e' sull'asfalto, a me non congeniale, la brezza assente e la solitudine assoluta. Niente podisti, niente ciclisti, niente auto,ore 10 di mattina. Gli avversari da tenere a bada, come vedete , c'erano. Per cui non mi manca certo la competizione. Al ritorno c'e' un tratto , un piccolo avvallamento, che non e' attraversato da correnti d'aria, stagnante, io lo chiamo la valle della morte. A quel punto ho gia' corso per circa 50 minuti. E' il punto critico del percorso. E' in quel momento che combatti con quelle che i buddisti chiamano passioni offuscanti. Sei percorso da mille dubbi sul chi te la fa fare. Devi far prevalere l'orgoglio del guerriero interiore. In quel momento vedi passare davanti carretti di estate' gravidi di cubetti di ghiaccio, aranciate amare on the rocks, cedrate al banco bar mentre osservi le scollature di ragazze abbronzate, caraffe d'acqua gelida di montagna, fontane di centri storici nei pomeriggi della controra estiva, granite alla menta mentre sei immerso nelle gelide acque del mediterraneo. Passato quel momento, inizia il vero e proprio allenamento. Qualcuno potrebbe pensare ad un esercizio di masochismo o di ascetismo. In realta' superato quel momento le energie iniziano a ricaricarsi, ti senti piu' forte, soprattutto mentalmente e le endorfine pompano nel cervello come non mai. Ti senti capace di qualsiasi cosa, pensi meglio oppure a niente, che e' altrettanto difficile, quintessenza della meditazione, se vogliamo. E' a quel punto che mi sovviene un pensiero nitido, puro: correre , che e' una forma d'arte, e' come scrivere, non bisogna abusarne. Lo si deve fare una volta al giorno, perche' quella magia si concentra in un arco temporale di continuita'. Oppure lo devi fare tutto il giorno, senza interruzioni. L'interruzione del flusso di coscienza sia mentale che motoria, fa svanire quella magia che si sostiene proprio con quell'arco energetico che possiamo definire l'arcobaleno della coscienza motoria. O della coscienza e basta.
lunedì 3 agosto 2015
La teoria del cervello di Peter Pan che divora muscoli di zucchero filato.
Da due giorni corro di mattina presto. Purtroppo il resto del giorno devo lavorare quindi non corro piu' di 45 minuti. Risolvo il problema del post corsa dal momento che termino il training troppo sudato, che dico, liquefatto, per sdraiarmi su qualsivoglia panchina a fare addominali, con una serie di esercizi in piedi mutuati dal qi gong. Cosi non devo sdraiarmi su panchine luride dove di notte tuguriano in tanti. Ultimamente corro piu' lentamente ma, potrei dire, piu' inesorabilmente, se e' vero come e' vero che l'eta' diminuisce la velocita' ma aumenta la resistenza. Ho notato che ho problemi di propriocettivita'. Cerco di spiegarmi: la mente sente di poter forzare, sembra rinvigorita, ringiovanita e registra i miglioramenti dovuti all'allenamento, ma la muscolatura invecchia, perde in flessibiita', in duttilita', per cui se non si sta attenti e si forza in base agli impulsi della mente, le contratture , gli indurimenti, per non parlare dei crampi o addirittura degli strappi, sono sempre in agguato. Per cui con un adeguato controllo della mente sono stato in grado di correre piu' lentamente, con falcata breve, evitando traumi muscolari. Sono cose che ti suggerisce l'esperienza, l'attento ascolto dei segnali del corpo mentre corri. Un po' i dintorni di Corsico si sono svuotati. La mattina non si sente quasi piu' del tutto il rombo della automobili di chi va a lavorare. Molti sono partiti per le vacanze. Anche se sono sempre di meno degli anni scorsi. I posti per parcheggiare sono sempre difficili da trovare perche' tanta gente pur essendo in ferie non ha soldi per partire, per viaggiare.Per cui ho corso in un'atmosfera surreale, sullo sterrato verso Buccinasco, in mezzo a palazzi con le persiane abbassate{ per la gente in viaggio o presente in ferie sulla poltrona di casa}, quasi nessuno in giro. Il caldo e' finalmente sopportabile per cui correre e' davvero gradevole piu' che mai. Lo e' sempre ma il clima incide , decisamente. E quindi in questi due giorni ho portato a casa la teoria del cervello da Peter Pan che divora i muscoli di zucchero filato. Non mi illudo di vivere piu' a lungo degli altri. Potrei benissimo morire prima di qualche incallito fumatore o bevitore. Ma avro' comunque vissuto meglio. La mia energia superstite avra' memoria del sapore vero degli alimenti, dell'odore vero del sesso e della tranquillita' d'animo di un cuore sedato dalla fatica.
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