Ieri ho corso per un'ora, c'erano trentasette gradi. Sono andato sul naviglio, c'e' sempre qualcuno sull'Alzaia Naviglio Trieste, anche se con quella temperatura non credevo. Molti in bicicletta ma anche alcuni joggers. Una decina in tutto, ma non sono pochi.
Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere.
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso.
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso.
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso.
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita la visione periferica , con lo specchio retrovisore della mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi.
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali.
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso.
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.
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