mercoledì 30 settembre 2015

Cyborg generation


Ancora non mi sento di scendere di sella. Tutti i giorni ora pedalo sulla mia mountain bike base presa al Decathlon. In attesa di tornare alla corsa a piedi, mio nume tutelare circa la filosofia primitivista, principio cardine dell'essenzialità, sto familiarizzando con il mezzo ciclabile. E devo ammettere che dopo il disagio iniziale e messi da parte le incertezze sulla salute della prostata superata con una sella speciale con il foro in mezzo e ben imbottita, sto incominciando a familiarizzare non poco, a farmela amica, la mia bicicletta . E come se fosse dotata di un'anima più che solamente metallica sento come se questo mio affetto fosse ricambiato. La coordinazione della pedalata che è diventata meno forzata tanto da concedermi enormi tratti zen in cui il silenzio della pedalata è giustappena sottolineato dal soffio dei raggi intersecati dal vento e dall'oliato andirivieni della catena che ricorda le sartie di un veliero tese dagli alberi scossi dalle vele agitate dai venti ben più lievi di quello che potremmo immaginare se fossimo in un racconto conradiano. In altre parole sento che quella fusione fra le mie leve, i muscoli e il sartiane dei mie tendini possa in qualche modo fondersi molecolarmente con la sella, il telaio , il manubrio , la catena , i raggi e persino i pneumatici dando luogo, lo avverto mentre passo di sera sul naviglio di ritorno da Porta Genova durante il mio percorso serale mentre osservo la strada urbana ammattonata e tagliata dai binari dei tram lungo la quale seduti ai bar bevono birre di ogni colore e foggia, ad un nuovo organismo unico, sintesi di metalli, plastiche, muscoli, tendini , sangue e olio fino ad ora conosciuto solo attraverso romanzi e film di fantascienza: il cyborg. E se la tecnologia può aiutare un corpo a restare in buono stato il più a lungo possibile pur tradendo filosoficamente il primitivismo dell'essenzialità animale del farcela finchè ce la fanno a portarti le tue leve, c'e' da dire che con il tipo di vita che conduciamo e l'alimentazione che primitiva non e', dal momento che persino le proteine sono un lontano ricordo della salubrità delle carni di velociraptor, incidendo pesantemente sul metabolismo,  e magri e snelli per quanto si voglia restare non ci si riesce, ad adiuvandum del corpo, protesicamente, consente di contiunuare a coltivare il sogno , se non dell'immortalità, perlomeno della permanenza in vita fino all'ultimo senza restare un peso per gli altri, famiglia e società . Per cui ben venga il cyborg, l'uomo bicicletta e se non potrò tornare a calpestare sterrate e asfaltate sotto il sole cocente e sotto l'acqua scrosciante sullo sfondo di panorami industriali o imperituri[sarà dura per quest'ultimi], ebbene continuerò a farlo sbuffando e sudando sul mio cavallo metallico, alimentato sempre e comunque dalle mie leve , dai miei polmoni  e dal mio cuore colmo di gioia per avere la fortuna comunque di poter ancora assaporare quella benefica droga chiamata aerobica. Tanto una volta scesi, persino il camminare farà riecheggiare il mantra primordiale che dà  il titolo a questo modesto lavoro: di corsa solo quando corri. Per cui mettere la bici al suo posto, nel box, oliarla, coccolarla, controllarle i freni,l'altezza della sella, saranno amici e compagni di pensieri di per sé poetici.

sabato 19 settembre 2015

Trasformare un problema in una risorsa

Temuto , inaspettato e inopportuno e' arrivato l'infortunio. La mia vecchia ernia del disco mi ha fatto interrompere per il momento l'appuntamento quotidiano con la corsa, la mia piu' grande passione. Ma io , dopo qualche giorno di stop totale e qualche esercizio di yoga mirato al recupero della schiena, pur dolorante, ho inforcato quel cavallo metallico che e' la mia mountain bike. Una mountain bike della prima ora, non ammortizzata, uno di quei prototipi del Decathlon economici ma anche molto resistenti. Cosi da una ventina di giorni circa, tutti i giorni , mi faccio un'ora circa di bicicletta. Anche perche' cosi tengo alto il mio metabolismo, lo mantengo accelerato e non mando a carte quarantotto sei mesi di corsa quotidiana. Dopo qualche giorno di cattivo umore, ecco che il buon umore endorfinico e' tornato e cosi l'appetito e la libido del movimento in generale e della ginnastica da letto in particolare. La bicicletta , che ho accettato e accetto con difficolta' riconoscendo alla corsa quell'essenzialita' primitiva e primigenia del movimento dell'uomo gazzella nella savana della vita contemporanea, comunque, con la sua antigravitazionalita' mi evita parecchi traumatismi . Pedalare in assenza di forte impatto, sia pur con scarpe adeguate, serve a preservare le articolazioni, come caviglie e ginocchia , ma anche e soprattutto la schiena, che quando si ha un'ernia del disco e' sempre foriera di problemi che derivano dall'infiammazione delle cartilagini presenti nei dischi della colonna, le quali, esacerbandosi, schiacciano il nervo sciatico e provocano dolore alla schiena e a tutta la coscia , nel mio caso, destra. Sto soffrendo meno, andando in bicicletta, anziche' dedicarmi al riposo assoluto, ma sto comunque soffrendo. Con la pratica dello yoga mirato e la bicicletta che contribuira' a tenere la mia muscolatura tonica, conto quanto prima di passare ad alternare a giorni corsa con bicicletta fino a completo e totale ripristino che anche altre volte c'e' stato. Anche se una volta non e' detto che sia come un'altra , specialmente se c'e' di mezzo il trascorrere del tempo. Ma io non mi arrendo, mi immolo alla scienza attraverso una mia ricerca personale e tutte le mie esperienze le metto al servizio di voi lettori, appasionati di corsa in primo luogo e di attivita' aerobiche in generale. 
In settimana sono andato in piscina a Corsico, la piscina all'interno del parco della Giorgella. Un'ora di nuoto alternando stile libero a dorso. Ero con due mie colleghi di lavoro e nella vasca da venticinque metri ci saremo sparati un centinaio di vasche. Al termine eravamo esausti ma felici e le piadine e le birre medie a coronamento della giornata sono state il nostro piccolo premio per cla fatica catartica del nuoto. Ed ecco che da un infortunio che avrebbe dovuto condannarmi alla immobilita',  con determinazione e forza di  volonta', trasformando un problema in una risorsa, sto scoprendo, costretto ma va bene cosi, nuovi dimensioni aerobiche che mi stanno schiudendo le porte alla futura pratica del triathlon. Posto che l'alternanza delle tre discipline, dando requie di volta in volta a diversi distretti muscolo-scheletrici, contribuisce ad un allenamento piu' armonico. Anche se la corsa resta per me ,che mi immagino centauro greco , mentre sudo e fatico sotto il ritmo percussivo dei miei passi, la regina delle attivita' aerobiche. E sempre lo restera'. Adesso pero' e'il momento del meritato sofa'. Per oggi non metto piu' un passo. Del resto di fieno in cascina ne ho gia' messo parecchio. Ed e' questo il senso , in qualche modo, nel dire,  di corsa solo quando corro

giovedì 10 settembre 2015

Di corsa fra gli ulivi millenari

Quindici giorni di corsa fra gli ulivi della Puglia, in agro di Ostuni. Ho corso tutti i giorni con qualsiasi tempo, anche se faceva  prevalentemente caldo anche se non umido ma secco ed era ventilato. La resa mi e' sembrata migliore, anche perche' venivo da mesi di caldo intenso milanese e l'organismo era iperallenato alle alte temperature . Correre in mezzo agli ulivi , nelle campagne, fra appezzamenti di terra rossa, muri a secco, istoriati di gechi millenari immobili in attesa della farfalla della vita, fra casine di campagna, trulli, filari di viti, mandorleti, e cani latranti che ti affrontavano ad ogni giro di curva , su strade di asfalto rabberciato o , in prevalenza, su sterrate, per non parlare delle  sabbiose  a mare, inalando iodio e restituendo odio...e' una sensazione unica. Sei sempre in compagnia, vuoi di rondinelle di mare, di gheppi o tortore che si insinuano fra gli uliveti con le  loro traiettorie sghembe, non puoi certo lamentarti di una mancanza di competizione, perche' corri con tutti gli elementi a cui badi inevitabilmente e incomparabilmente. Certo incontrare i cani puo' disturbare ma basta fermarsi e compiere il gesto, solo quello, di  raccogliere  una pietra , che ecco che quegli animali intelligenti battono in ritirata; perche' tutti i cani di campagna e delle campagne pugliesi in particolare, hanno assaggiato le pietre, vuoi per retaggi agropastorali , vuoi come strumento attenuatore di caratteri nevrili. A volte basta semplicemente pensare intensamente a raccogliere una pietra , con l'intensita' esaltata dalle endorfine e dai sensi in estasi ribollenti sul fornello della fatica, che ecco le bestiole retrocedere in men che non si dica e trasformare il rallentamento in un "prendere fiato" e basta. 
E poi ci sono gli ulivi, questi patriarchi verdi che il giornalista Pino Aprile sostiene camminino, sia pur a distanza di decenni, si spostano, con le loro radici-gambe. Mentre corri in mezzo a quegli enormi  torsi legnosi ti sembra di attraversare un museo di sculture millenarie, con quei tronchi che paiono assumere le forme di quel che vedono, come stampanti Hd: facce di uomini, di monaci basiliani, forme animali avvinghiate, muscoli di gladiatori, zoccoli di cavalli, di balene arenate sulle spiagge e mentre lo fai, correre li in mezzo, pensi che un giorno qualcuno di questi eterni testimoni del tempo scattera' la sua foto clorofilliana e comincera' a scolpire un corpo mediterraneo a torso nudo di corsa come un centauro omerico.





giovedì 13 agosto 2015

Sangue in bocca

Stasera ho corso sul naviglio, alzaia Trieste. Avevo voglia di vedere altri joggers. E non sono mancati. All'andata, da Corsico verso il circolo canottieri Olona, caldo intenso, umido, sui 37 gradi. Alla faccia dei meteorologi che avevano detto che la temperatura sarebbe scesa. Ma il caldo intenso non mi dispiace. E' un altro concorrente da battere. 
Ad un certo punto un tizio sui 40 anni mi ha superato, era magro, canotta con il nome di una societa' sportiva di triathlon. Dopo che mi ha sorpassato guardava con la coda dell'occhio se per caso stessi replicando al suo attacco. Neanche per sogno, sono andato al mio ritmo. Certo andava forte, ma per esperienza sapevo che di li a poco avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. Il caldo era troppo intenso e stava bruciando ossigeno troppo velocemente. Probabilmente voleva provare una specie di competizione. Poco dopo infatti si e' fermato. Io l'ho superato senza alcuna gloria. E non ne voglio. 
Una volta arrivato al circolo canottieri Olona, sono tornato indietro. Avevo tutta la maglietta inzuppata e i vari joggers con magliette tecniche strafiche mi guardavano un po' schifati, mentre nonostante le loro magliette strafiche scacciavano zanzare tigre con le mani. Quelle stesse zanzare tigre che si guardavano dal'affrontare la mia maglietta sudata. Anche se il mio afrore non e' proprio pestilenziale. Ma per i ditteri lo deve essere.
 Poco dopo un altro campione mi ha sorpassato. Molto piu' magro di me. Da come si divincolava scomposto nella corsa del tutto innaturale, sapevo che stava correndo al massimo, per farmi vedere chi fosse il piu' forte. Io ho tenuto il mio ritmo e l'ho seguito per un quattro chilometri buoni, mentre lui si voltava in continuazione per vedere a che punto fossi. Io avevo 10 anni di piu' e probabilmente anche 10 chili in sovrapiu'. Ma senza forzare gli sono stato dietro e avrei anche potuto sorpassarlo. Ma non era certo mia intenzione. Io ero impegnato ad ascoltare il mio corpo, i suoi organi, le mie sensazioni. Ma dentro di me non ho potuto non riflettere sul fatto che i chili e gli anni in piu' , entro certi termini, non influiscono sul rendimento. E' la mente il vero motore del movimento. E una mente ben diretta puo' far fare alle leve corporee cose incredibili. 
Al 40esimo minuto di corsa ho avvertito un po' di fatica e una sensazione di sangue in bocca. Era tempo che non la provavo. Subito dopo mi sono sentito bene. Come se quella sensazione primitiva mi avesse dato dell'energia suppletiva che dai meandri piu' reconditi mi e' giunta inaspettata. Mi ha fatto venire in mente di una volta che sono caduto sullo sterrato e mi sono sbucciato un deltoide. Il contatto con la terra non mi ha procurato alcun dolore, anzi e' stato quasi sessuale, come se mi fossi ricongiunto con la terra. Dovevo essere sotto endorfine. Ecco, la sensazione di sangue in bocca mi e' tornata dopo molto tempo. E viene quando sei al culmine della fatica. Il corpo comunica che sta a riserva. E la mente registra che e' quello il momento in cui inizia davvero l'allenamento.

lunedì 10 agosto 2015

Prima della pioggia

Ieri ho corso per un'ora, c'erano trentasette gradi. Sono andato sul naviglio, c'e' sempre qualcuno sull'Alzaia Naviglio Trieste, anche se con quella temperatura non credevo. Molti in bicicletta ma anche alcuni joggers. Una decina in tutto, ma non sono pochi.
 Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere. 
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso. 
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso. 
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso. 
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita  la visione periferica , con lo specchio retrovisore della  mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi. 
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
 Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali. 
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso. 
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.

venerdì 7 agosto 2015

L'arcobaleno della coscienza motoria

Oggi allenamento di 70 minuti, partendo da casa mia a Corsico, poi lungo i canali irrigui di Buccinasco, parco dei Fontanili , fino al laghetto Santa Maria di Buccinasco, verso Gudo Gambaredo, pura campagna, 35 gradi, ma caldo meno umido del solito. Ieri ho bevuto moltissima acqua per vedere se i problemi muscolari potessero derivare dalla scarsa o insufficiente idratazione. E devo dire che e' andata bene, nessun problema, i muscoli hanno tenuto alla grande. L'andatura e' stata modesta, ma in queste condizioni climatiche l'obbiettivo e' terminare l'allenamento senza fermarsi. A meta' allenamento circa, vicino all'ingresso dell'area che circonda il lago Santa Maria, ho smesso di interrogarmi se stessi andando ad una media di sei o sette minuti al chilometro. Eravamo io, il caldo, l'umido, l'asfalto, perche' meta' di questo percorso e' sull'asfalto, a me non congeniale, la brezza assente e la solitudine assoluta. Niente podisti, niente ciclisti, niente auto,ore 10 di mattina. Gli avversari da tenere a bada, come vedete , c'erano. Per cui non mi manca certo la competizione. Al ritorno c'e' un tratto , un piccolo avvallamento, che non e' attraversato da correnti d'aria, stagnante, io lo chiamo la valle della morte. A quel punto ho gia' corso per circa 50 minuti. E' il punto critico del percorso. E' in quel momento che combatti con quelle che i buddisti chiamano passioni offuscanti. Sei percorso da mille dubbi sul chi te la fa fare. Devi far prevalere l'orgoglio del guerriero interiore. In quel momento vedi passare davanti carretti di estate' gravidi di cubetti di ghiaccio, aranciate amare on the rocks, cedrate al banco bar mentre osservi le scollature di ragazze abbronzate, caraffe d'acqua gelida di montagna, fontane di centri storici nei pomeriggi della controra estiva, granite alla menta mentre sei immerso nelle gelide acque del mediterraneo. Passato quel momento, inizia il vero e proprio allenamento. Qualcuno potrebbe pensare ad un esercizio di masochismo o di ascetismo. In realta' superato quel momento le energie iniziano a ricaricarsi, ti senti piu' forte, soprattutto mentalmente e le endorfine pompano nel cervello come non mai. Ti senti capace di qualsiasi cosa, pensi meglio oppure a niente, che e' altrettanto difficile, quintessenza della meditazione, se vogliamo. E' a quel punto che mi sovviene un pensiero nitido, puro: correre , che e' una forma d'arte, e' come scrivere, non bisogna abusarne. Lo si deve fare una volta al giorno, perche' quella magia si concentra in un arco temporale di continuita'. Oppure lo devi fare tutto il giorno, senza interruzioni. L'interruzione del flusso di coscienza sia mentale che motoria, fa svanire quella magia che si sostiene proprio con quell'arco energetico che possiamo definire l'arcobaleno della coscienza motoria. O della coscienza e basta.

lunedì 3 agosto 2015

La teoria del cervello di Peter Pan che divora muscoli di zucchero filato.

Da due giorni corro di mattina presto. Purtroppo il resto del giorno devo lavorare quindi non corro piu' di 45 minuti. Risolvo il problema del post corsa dal momento che termino il training troppo sudato, che dico, liquefatto, per sdraiarmi su qualsivoglia panchina a fare addominali,  con una serie di esercizi in piedi mutuati dal qi gong. Cosi non devo sdraiarmi su panchine luride dove di notte tuguriano in tanti. Ultimamente corro piu' lentamente ma, potrei dire, piu' inesorabilmente, se e' vero come e' vero che l'eta' diminuisce la velocita' ma aumenta la resistenza. Ho notato che ho problemi di propriocettivita'. Cerco di spiegarmi: la mente sente di poter forzare, sembra rinvigorita, ringiovanita e registra i miglioramenti dovuti all'allenamento, ma la muscolatura invecchia, perde in flessibiita', in duttilita', per cui se non si sta attenti e si forza in base agli impulsi della mente, le contratture , gli indurimenti, per non parlare dei crampi o addirittura degli strappi, sono sempre in agguato.  Per cui con un adeguato controllo della mente sono stato in grado di correre piu' lentamente, con falcata breve, evitando traumi muscolari. Sono cose che ti suggerisce l'esperienza, l'attento ascolto dei segnali del corpo mentre corri. Un po' i dintorni di Corsico si sono svuotati. La mattina non si sente quasi piu' del tutto il rombo della automobili di chi va a lavorare. Molti sono partiti per le vacanze. Anche se sono sempre di meno degli anni scorsi. I posti per parcheggiare sono sempre difficili da trovare perche' tanta gente pur essendo in ferie non ha soldi per partire, per viaggiare.Per cui ho corso in un'atmosfera surreale, sullo sterrato verso Buccinasco, in  mezzo a palazzi con le persiane abbassate{ per la gente in viaggio o presente in ferie sulla poltrona di casa}, quasi nessuno in giro. Il caldo e' finalmente sopportabile per cui correre e' davvero gradevole piu' che mai. Lo e' sempre ma il clima incide , decisamente. E quindi in questi due giorni ho portato a casa la teoria del cervello da Peter Pan che divora i muscoli di zucchero filato. Non mi illudo di vivere piu' a lungo degli altri. Potrei benissimo morire prima di qualche incallito fumatore o bevitore. Ma avro' comunque vissuto meglio. La mia energia superstite avra' memoria del sapore vero degli alimenti, dell'odore vero del sesso e della tranquillita' d'animo di un cuore sedato dalla fatica.