giovedì 13 agosto 2015

Sangue in bocca

Stasera ho corso sul naviglio, alzaia Trieste. Avevo voglia di vedere altri joggers. E non sono mancati. All'andata, da Corsico verso il circolo canottieri Olona, caldo intenso, umido, sui 37 gradi. Alla faccia dei meteorologi che avevano detto che la temperatura sarebbe scesa. Ma il caldo intenso non mi dispiace. E' un altro concorrente da battere. 
Ad un certo punto un tizio sui 40 anni mi ha superato, era magro, canotta con il nome di una societa' sportiva di triathlon. Dopo che mi ha sorpassato guardava con la coda dell'occhio se per caso stessi replicando al suo attacco. Neanche per sogno, sono andato al mio ritmo. Certo andava forte, ma per esperienza sapevo che di li a poco avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. Il caldo era troppo intenso e stava bruciando ossigeno troppo velocemente. Probabilmente voleva provare una specie di competizione. Poco dopo infatti si e' fermato. Io l'ho superato senza alcuna gloria. E non ne voglio. 
Una volta arrivato al circolo canottieri Olona, sono tornato indietro. Avevo tutta la maglietta inzuppata e i vari joggers con magliette tecniche strafiche mi guardavano un po' schifati, mentre nonostante le loro magliette strafiche scacciavano zanzare tigre con le mani. Quelle stesse zanzare tigre che si guardavano dal'affrontare la mia maglietta sudata. Anche se il mio afrore non e' proprio pestilenziale. Ma per i ditteri lo deve essere.
 Poco dopo un altro campione mi ha sorpassato. Molto piu' magro di me. Da come si divincolava scomposto nella corsa del tutto innaturale, sapevo che stava correndo al massimo, per farmi vedere chi fosse il piu' forte. Io ho tenuto il mio ritmo e l'ho seguito per un quattro chilometri buoni, mentre lui si voltava in continuazione per vedere a che punto fossi. Io avevo 10 anni di piu' e probabilmente anche 10 chili in sovrapiu'. Ma senza forzare gli sono stato dietro e avrei anche potuto sorpassarlo. Ma non era certo mia intenzione. Io ero impegnato ad ascoltare il mio corpo, i suoi organi, le mie sensazioni. Ma dentro di me non ho potuto non riflettere sul fatto che i chili e gli anni in piu' , entro certi termini, non influiscono sul rendimento. E' la mente il vero motore del movimento. E una mente ben diretta puo' far fare alle leve corporee cose incredibili. 
Al 40esimo minuto di corsa ho avvertito un po' di fatica e una sensazione di sangue in bocca. Era tempo che non la provavo. Subito dopo mi sono sentito bene. Come se quella sensazione primitiva mi avesse dato dell'energia suppletiva che dai meandri piu' reconditi mi e' giunta inaspettata. Mi ha fatto venire in mente di una volta che sono caduto sullo sterrato e mi sono sbucciato un deltoide. Il contatto con la terra non mi ha procurato alcun dolore, anzi e' stato quasi sessuale, come se mi fossi ricongiunto con la terra. Dovevo essere sotto endorfine. Ecco, la sensazione di sangue in bocca mi e' tornata dopo molto tempo. E viene quando sei al culmine della fatica. Il corpo comunica che sta a riserva. E la mente registra che e' quello il momento in cui inizia davvero l'allenamento.

lunedì 10 agosto 2015

Prima della pioggia

Ieri ho corso per un'ora, c'erano trentasette gradi. Sono andato sul naviglio, c'e' sempre qualcuno sull'Alzaia Naviglio Trieste, anche se con quella temperatura non credevo. Molti in bicicletta ma anche alcuni joggers. Una decina in tutto, ma non sono pochi.
 Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere. 
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso. 
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso. 
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso. 
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita  la visione periferica , con lo specchio retrovisore della  mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi. 
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
 Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali. 
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso. 
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.

venerdì 7 agosto 2015

L'arcobaleno della coscienza motoria

Oggi allenamento di 70 minuti, partendo da casa mia a Corsico, poi lungo i canali irrigui di Buccinasco, parco dei Fontanili , fino al laghetto Santa Maria di Buccinasco, verso Gudo Gambaredo, pura campagna, 35 gradi, ma caldo meno umido del solito. Ieri ho bevuto moltissima acqua per vedere se i problemi muscolari potessero derivare dalla scarsa o insufficiente idratazione. E devo dire che e' andata bene, nessun problema, i muscoli hanno tenuto alla grande. L'andatura e' stata modesta, ma in queste condizioni climatiche l'obbiettivo e' terminare l'allenamento senza fermarsi. A meta' allenamento circa, vicino all'ingresso dell'area che circonda il lago Santa Maria, ho smesso di interrogarmi se stessi andando ad una media di sei o sette minuti al chilometro. Eravamo io, il caldo, l'umido, l'asfalto, perche' meta' di questo percorso e' sull'asfalto, a me non congeniale, la brezza assente e la solitudine assoluta. Niente podisti, niente ciclisti, niente auto,ore 10 di mattina. Gli avversari da tenere a bada, come vedete , c'erano. Per cui non mi manca certo la competizione. Al ritorno c'e' un tratto , un piccolo avvallamento, che non e' attraversato da correnti d'aria, stagnante, io lo chiamo la valle della morte. A quel punto ho gia' corso per circa 50 minuti. E' il punto critico del percorso. E' in quel momento che combatti con quelle che i buddisti chiamano passioni offuscanti. Sei percorso da mille dubbi sul chi te la fa fare. Devi far prevalere l'orgoglio del guerriero interiore. In quel momento vedi passare davanti carretti di estate' gravidi di cubetti di ghiaccio, aranciate amare on the rocks, cedrate al banco bar mentre osservi le scollature di ragazze abbronzate, caraffe d'acqua gelida di montagna, fontane di centri storici nei pomeriggi della controra estiva, granite alla menta mentre sei immerso nelle gelide acque del mediterraneo. Passato quel momento, inizia il vero e proprio allenamento. Qualcuno potrebbe pensare ad un esercizio di masochismo o di ascetismo. In realta' superato quel momento le energie iniziano a ricaricarsi, ti senti piu' forte, soprattutto mentalmente e le endorfine pompano nel cervello come non mai. Ti senti capace di qualsiasi cosa, pensi meglio oppure a niente, che e' altrettanto difficile, quintessenza della meditazione, se vogliamo. E' a quel punto che mi sovviene un pensiero nitido, puro: correre , che e' una forma d'arte, e' come scrivere, non bisogna abusarne. Lo si deve fare una volta al giorno, perche' quella magia si concentra in un arco temporale di continuita'. Oppure lo devi fare tutto il giorno, senza interruzioni. L'interruzione del flusso di coscienza sia mentale che motoria, fa svanire quella magia che si sostiene proprio con quell'arco energetico che possiamo definire l'arcobaleno della coscienza motoria. O della coscienza e basta.

lunedì 3 agosto 2015

La teoria del cervello di Peter Pan che divora muscoli di zucchero filato.

Da due giorni corro di mattina presto. Purtroppo il resto del giorno devo lavorare quindi non corro piu' di 45 minuti. Risolvo il problema del post corsa dal momento che termino il training troppo sudato, che dico, liquefatto, per sdraiarmi su qualsivoglia panchina a fare addominali,  con una serie di esercizi in piedi mutuati dal qi gong. Cosi non devo sdraiarmi su panchine luride dove di notte tuguriano in tanti. Ultimamente corro piu' lentamente ma, potrei dire, piu' inesorabilmente, se e' vero come e' vero che l'eta' diminuisce la velocita' ma aumenta la resistenza. Ho notato che ho problemi di propriocettivita'. Cerco di spiegarmi: la mente sente di poter forzare, sembra rinvigorita, ringiovanita e registra i miglioramenti dovuti all'allenamento, ma la muscolatura invecchia, perde in flessibiita', in duttilita', per cui se non si sta attenti e si forza in base agli impulsi della mente, le contratture , gli indurimenti, per non parlare dei crampi o addirittura degli strappi, sono sempre in agguato.  Per cui con un adeguato controllo della mente sono stato in grado di correre piu' lentamente, con falcata breve, evitando traumi muscolari. Sono cose che ti suggerisce l'esperienza, l'attento ascolto dei segnali del corpo mentre corri. Un po' i dintorni di Corsico si sono svuotati. La mattina non si sente quasi piu' del tutto il rombo della automobili di chi va a lavorare. Molti sono partiti per le vacanze. Anche se sono sempre di meno degli anni scorsi. I posti per parcheggiare sono sempre difficili da trovare perche' tanta gente pur essendo in ferie non ha soldi per partire, per viaggiare.Per cui ho corso in un'atmosfera surreale, sullo sterrato verso Buccinasco, in  mezzo a palazzi con le persiane abbassate{ per la gente in viaggio o presente in ferie sulla poltrona di casa}, quasi nessuno in giro. Il caldo e' finalmente sopportabile per cui correre e' davvero gradevole piu' che mai. Lo e' sempre ma il clima incide , decisamente. E quindi in questi due giorni ho portato a casa la teoria del cervello da Peter Pan che divora i muscoli di zucchero filato. Non mi illudo di vivere piu' a lungo degli altri. Potrei benissimo morire prima di qualche incallito fumatore o bevitore. Ma avro' comunque vissuto meglio. La mia energia superstite avra' memoria del sapore vero degli alimenti, dell'odore vero del sesso e della tranquillita' d'animo di un cuore sedato dalla fatica.

giovedì 30 luglio 2015

La filosofia della corsa.

Dietro la corsa c'e' una filosofia. In generale. Io ci ho trovato una mia personale filosofia. La corsa di resistenza fa bene alla salute, e' risaputo, fa bene all'umore attivando le endorfine, combatte la depressione, ha un'effetto tabula rasa, cancella il dolore psichico. Quanto piu' aumenta la stanchezza, quanto piu' la stanchi, piu' i ricordi tristi, le facce sconvenienti della giornate e gli stati d'animo del conflitto sociale, visto che la nostra societa' e' basata su questo,vengono spazzati via da questo meccanismo. Ma per me la corsa allena il muscolo piu' importante che spesso trascuriamo: la forza di volonta'. Resistere fisicamente nel compiere migliaia di volte velocemente lo stesso identico gesto all'infinito, allena la mente a fronteggiare qualsiasi situazione di stress. Al termine dell'allenamento sei stanco e felice. Una volta pensavo che tutti quelli che correvano fossero persone migliori. Io non ci credo. Dipende dai motivi per cui corri. Se stai correndo per competere con gli altri non fai altro che riprodurre in forma ludicomotoria le dinamiche del conflitto sociale. Io spesso vado a correre sul naviglio fra Corsico e Milano, a volte sono costretto, di sera specialmente a causa del fatto che e' illuminato. Non immaginate quanta gente si ammazzi nel tentativo di superarti ...per poi collassare subito dopo fingendo di aver concluso l'allenamento. Io corro per competere con me stesso e correro' finche' non  riusciro' a battermi. Inoltre correre un certo numero di ore al giorno, alla settimana, in un mese, all'anno, mi aiuta a oziare durante il tempo del riposo. Che paragonato a quello della corsa e' infinito. Mi insegna a fare lentamente il resto. Mentre corro applico il metodo buddista del qui e ora. Ad un certo punto dell'allenamento mi vedo impegnato nel correggere la postura, i difetti della falcata, ad ammortizzarla, e penso all'essenza di quello che sto facendo, rimandando a dopo il pensiero degli addominali e dello stretching ,che nel mio caso essendo affetto da un'ernia del disco sono fondamentali. Ma l'essenza dell'immagine di me stesso che corro nel momento in cui lo faccio vorrei che non finisse mai. Ecco io sentendomi essenziale nel gesto della corsa mi riconnetto con la mia essenza primordiale, con l'avo primitivo, con il cacciatore per sopravvivenza e non per diletto. La preda e' :me stesso. Durante il resto della giornata mi resta dentro cio' che la corsa mi ha insegnato: resistere alle avversita' , cosa che hai provato quando volevi fermarti per la stanchezza e non l'hai fatto, respirare con un buon ritmo, cosa che ti consente di mantenere la calma e la lucidita' in momenti della giornata in cui questi aspetti ti sono richiesti.
Bisogna partire piano e poi se possibile controllare le energie, indirizzarle, educarle, una specie di pedagogia del movimento corporeo. Correre conservando sempre una riserva di energia per i momenti in cui dovesse servirti. Che ne so , un cane che ti insegue, un auto che non ti ha visto. E nella vita e' lo stesso. In definitiva applico le regole dell'ozio creativo alla corsa e al movimento.. Ecco perche' bisogna andare di corsa solo quando corri.
A volte mi infortunero' e andro' in bicicletta, ma anche se su questo cavallo meccanico mentalmente correro', magari ad un certo punto camminero', ma mentalmente correro'. Quando non ce la faro' piu' striscero', ma dentro di me correro'. Perche' il mio muscolo piu' ipertrofico sara' la forza di volonta'. Chiamatemi Nietzsche al contrario. La  Forza di Volonta' battera' la  Volonta' di Potenza.

martedì 21 luglio 2015

La mistica della corsa

Ieri ho provato a correre di sera tardi. Ho iniziato alle 22,30, dopo otto ore di lavoro e come gia' sapete la muscolatura era rigida, l'effetto psicologico di finire la giornata di lavoro ad un orario che ti inibisce la prosecuzione della giornata in senso ludico riscattando le ore di lavoro, irrigidisce la muscolatura ancora di piu'. Sono andato a correre sul naviglio, sull'Alzaia Trieste, nella parte pedonale, in mezzo il naviglio e a destra del naviglio la strada con rare automobili che andavano verso Milano. C'erano altri che, come me, da talune signore anziane, potevano essere considerati degli insulsi perditempo che stavano sottraendo energie al lavoro, figlie di una societa' per cui il lavoro era una religione, una specie di dottrina dell'inerzia mentale e dell'ineducazione fisica, nel momento in cui abituava i corpi a torsioni innaturali. Altri sconsiderati che correvano a quell'ora in cui una rara brezza si era levata e mitigava un calore che nel corso della giornata era stato tropicale.Non capiranno mai, queste signore, intrise come sono di quella subcultura produttivistica della fabbrica, che la gente come noi fa risparmiare milioni al servizio sanitario nazionale e manda in fallimento la sottindustria degli aperitivi e delle merendine. Migliorando con il loro esempio la salute generale del popolo.
 Ho corso molto vicino agli alberi, ne sentito l'effetto ossigenante, quasi avvertivo lo scambio clorofilliano, fino a quando, a meta' percorso circa, ho avvertito una fitta al bicipite femorale della coscia sinistra. Mi sono fermato, ho fatto qualche esercizio di stretching, mi sono stirato. Poi ho proseguito. Era la conferma che l'asfalto non e' una superficie a me congeniale, deve essere che il primitivismo religioso animistico di cui mi sento ancestralmente pregno mi richiama alla nuda terra ammortizzante nell'assecondare il passo del cacciatore di gazzelle che devo essere stato in qualcuna delle mie preesistenze.Poi ho avuto una sorta di intuizione, mi sono allontanato dalle piante e ho corso piu' vicino all'acqua. E il dolore al bicipite femorale mi e' quasi scomparso. Deve essere stato che l'attivita' elettrica delle piante come linguaggio urlato in risposta al calore eccessivo e all'effetto serra provocato dai gas serra ha attraversato i mie muscoli. Adesso che ci penso tutta la muscolatura ha cominciato a indolenzirsi e il bicipite femorale ha ceduto. Magari saranno elucubrazioni ma se non le scrivessi in questo specie di diario di uno che corre tradirei il messaggio che voglio lanciare: trasferire sensazioni e pensieri, poesia, muscoli e riflessioni che sgorgano naturalmente durante la piu' bella attivita' dinamica dell'essere umano: la corsa. Sul finale , memore di alcune letture su tecniche di meditazione buddiste, mi sono concentrato sul respiro e nella parte inspiratoria attraverso un processo immaginativo ho spinto l 'aria all 'interno del mio organismo immaginando che penetrasse nelle parti muscolari indolenzite. Ho provato subito una sensazione di benessere e i dolori sono scomparsi. Ho finito l'allenamento in 45 minuti. Training da cui ho imparato molto, quasi un'esperienza mistica.

sabato 18 luglio 2015

Un tempo catturavamo le gazzelle prendendole per stanchezza.

Oggi dopo 8 ore serrate di lavoro a contatto con il pubblico, quarantacinque minuti di running.
 Trentaquattro gradi e 36% di umidita'. 
Ho scelto un percorso per l'80% all'ombra, sterrato, che da Corsico attraversa alcuni condomini con giardini intorno, di Buccinasco e termina passando sotto al ponte della tangenziale, poco dopo il cimitero. 
All'altezza di un piccolo parco a Buccinasco, dove di solito mi fermo una decina di minuti per fare addominali  e piegamenti su delle panche marmoree  e trazioni agli alberi , ho incontrato due ragazze adolescenti, sui diciott'anni, fisico da gazzelle, che procedevano di corsa a passo elegante e sicuro in sincrono.
 Sembravano sorelle, silhouettes da podiste, vestite discinte, pelli arrossate dal sole, capelli lunghi legati a coda di puledro. 
E alcune signore , mi piace pensare , a me cultore di video porno, genere gilf, che praticavano camminata veloce e mostravano corpi tonici molto piu' in forma di loro coetanee sedentarie.
 Alcune altre ragazze , al mio passaggio, hanno chiamato a se' i propri cani, fra cui alcuni pittbull che mi guardavano in modo poco raccomandabile.
 In genere c'e' rispetto per chi pratica podismo, i proprietari di cani hanno sempre i loro animali a  vista, ben attenti che , spesso  non al guinzaglio, non si avventino ai polpacci dei corridori.
Poi altri podisti, che, oggi che e' sabato, e' abbastanza consueto. 
Non fosse per il caldo.
 Ma questa sfida al caldo in questo periodo dell'anno in cui la maggior parte della gente e' in ferie al mare o all'estero, mi  fa capire che c'e' aria di crisi e che molti fanno le ferie a casa.
 E , soprattutto alla palestra, preferiscono le scarpe da running. 
E' come se la crisi stesse facendo riscoprire una delle piu' antiche e sane attivita' di movimento per l'uomo. 
E' come se improvvisamente, in modo involontario, la crisi economica , creando problemi in alcuni ambiti stesse creando  opportunita' in altri  , mandando in pensione assurde catene di palestre , fabbriche di muscoli in stile catena di montaggio, con tapis roulants che fanno sembrare tutti dei goffi Chaplin in "Tempi Moderni'", in luogo della riscoperta della piu' antiche e ancestrali forme gestuali di movimento, che un tempo era necessaria alla sopravvivenza. Se pensiamo all'immagine dell'uomo primitivo che inseguiva una gazzella per chilometri catturandola per stanchezza. E che oggi sembra tornata in auge, complice la crisi, a darci una mano a combattere l'assurdo abuso di alcune delle piu' insospettabili e subdole droghe moderne: le merendine.

Due giorni fa avevo corso sullo stesso percorso e nella parte iniziale avevo avuto dei dolori alle ginocchia. La qual cosa mi aveva suggerito che sarebbero aumentati il giorno dopo e il giorno appresso. Invece non li ho piu' avuti  e non perche' avessi cercato di adottare uno stile di corsa piu' ergonomico, stile da nero molleggiato durante un regaeton, ma perche' , inconsapevolmente, avevo mangiato carne rossa per un paio di giorni. Alimento che ha fatto bene ai miei muscoli che hanno reagito sprigionando una tonicita' che ha fasciato le articolazioni ammortizzandole. Alla faccia delle teorie vegetariane sulla corsa. Cio' che mangiamo influisce comunque in modo diretto sul nostro rendimento psicofisico. E la carne rossa , alimento di cui non bisogna abusare, pero' ,in quanto ricca di vitamina b,  ha effetti positivi sullo stress psicofisico. E vederne e studiarne gli effetti sulla propria persona e' affascinante.Della carne come di altri alimenti.