martedì 21 luglio 2015

La mistica della corsa

Ieri ho provato a correre di sera tardi. Ho iniziato alle 22,30, dopo otto ore di lavoro e come gia' sapete la muscolatura era rigida, l'effetto psicologico di finire la giornata di lavoro ad un orario che ti inibisce la prosecuzione della giornata in senso ludico riscattando le ore di lavoro, irrigidisce la muscolatura ancora di piu'. Sono andato a correre sul naviglio, sull'Alzaia Trieste, nella parte pedonale, in mezzo il naviglio e a destra del naviglio la strada con rare automobili che andavano verso Milano. C'erano altri che, come me, da talune signore anziane, potevano essere considerati degli insulsi perditempo che stavano sottraendo energie al lavoro, figlie di una societa' per cui il lavoro era una religione, una specie di dottrina dell'inerzia mentale e dell'ineducazione fisica, nel momento in cui abituava i corpi a torsioni innaturali. Altri sconsiderati che correvano a quell'ora in cui una rara brezza si era levata e mitigava un calore che nel corso della giornata era stato tropicale.Non capiranno mai, queste signore, intrise come sono di quella subcultura produttivistica della fabbrica, che la gente come noi fa risparmiare milioni al servizio sanitario nazionale e manda in fallimento la sottindustria degli aperitivi e delle merendine. Migliorando con il loro esempio la salute generale del popolo.
 Ho corso molto vicino agli alberi, ne sentito l'effetto ossigenante, quasi avvertivo lo scambio clorofilliano, fino a quando, a meta' percorso circa, ho avvertito una fitta al bicipite femorale della coscia sinistra. Mi sono fermato, ho fatto qualche esercizio di stretching, mi sono stirato. Poi ho proseguito. Era la conferma che l'asfalto non e' una superficie a me congeniale, deve essere che il primitivismo religioso animistico di cui mi sento ancestralmente pregno mi richiama alla nuda terra ammortizzante nell'assecondare il passo del cacciatore di gazzelle che devo essere stato in qualcuna delle mie preesistenze.Poi ho avuto una sorta di intuizione, mi sono allontanato dalle piante e ho corso piu' vicino all'acqua. E il dolore al bicipite femorale mi e' quasi scomparso. Deve essere stato che l'attivita' elettrica delle piante come linguaggio urlato in risposta al calore eccessivo e all'effetto serra provocato dai gas serra ha attraversato i mie muscoli. Adesso che ci penso tutta la muscolatura ha cominciato a indolenzirsi e il bicipite femorale ha ceduto. Magari saranno elucubrazioni ma se non le scrivessi in questo specie di diario di uno che corre tradirei il messaggio che voglio lanciare: trasferire sensazioni e pensieri, poesia, muscoli e riflessioni che sgorgano naturalmente durante la piu' bella attivita' dinamica dell'essere umano: la corsa. Sul finale , memore di alcune letture su tecniche di meditazione buddiste, mi sono concentrato sul respiro e nella parte inspiratoria attraverso un processo immaginativo ho spinto l 'aria all 'interno del mio organismo immaginando che penetrasse nelle parti muscolari indolenzite. Ho provato subito una sensazione di benessere e i dolori sono scomparsi. Ho finito l'allenamento in 45 minuti. Training da cui ho imparato molto, quasi un'esperienza mistica.

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