Dietro la corsa c'e' una filosofia. In generale. Io ci ho trovato una mia personale filosofia. La corsa di resistenza fa bene alla salute, e' risaputo, fa bene all'umore attivando le endorfine, combatte la depressione, ha un'effetto tabula rasa, cancella il dolore psichico. Quanto piu' aumenta la stanchezza, quanto piu' la stanchi, piu' i ricordi tristi, le facce sconvenienti della giornate e gli stati d'animo del conflitto sociale, visto che la nostra societa' e' basata su questo,vengono spazzati via da questo meccanismo. Ma per me la corsa allena il muscolo piu' importante che spesso trascuriamo: la forza di volonta'. Resistere fisicamente nel compiere migliaia di volte velocemente lo stesso identico gesto all'infinito, allena la mente a fronteggiare qualsiasi situazione di stress. Al termine dell'allenamento sei stanco e felice. Una volta pensavo che tutti quelli che correvano fossero persone migliori. Io non ci credo. Dipende dai motivi per cui corri. Se stai correndo per competere con gli altri non fai altro che riprodurre in forma ludicomotoria le dinamiche del conflitto sociale. Io spesso vado a correre sul naviglio fra Corsico e Milano, a volte sono costretto, di sera specialmente a causa del fatto che e' illuminato. Non immaginate quanta gente si ammazzi nel tentativo di superarti ...per poi collassare subito dopo fingendo di aver concluso l'allenamento. Io corro per competere con me stesso e correro' finche' non riusciro' a battermi. Inoltre correre un certo numero di ore al giorno, alla settimana, in un mese, all'anno, mi aiuta a oziare durante il tempo del riposo. Che paragonato a quello della corsa e' infinito. Mi insegna a fare lentamente il resto. Mentre corro applico il metodo buddista del qui e ora. Ad un certo punto dell'allenamento mi vedo impegnato nel correggere la postura, i difetti della falcata, ad ammortizzarla, e penso all'essenza di quello che sto facendo, rimandando a dopo il pensiero degli addominali e dello stretching ,che nel mio caso essendo affetto da un'ernia del disco sono fondamentali. Ma l'essenza dell'immagine di me stesso che corro nel momento in cui lo faccio vorrei che non finisse mai. Ecco io sentendomi essenziale nel gesto della corsa mi riconnetto con la mia essenza primordiale, con l'avo primitivo, con il cacciatore per sopravvivenza e non per diletto. La preda e' :me stesso. Durante il resto della giornata mi resta dentro cio' che la corsa mi ha insegnato: resistere alle avversita' , cosa che hai provato quando volevi fermarti per la stanchezza e non l'hai fatto, respirare con un buon ritmo, cosa che ti consente di mantenere la calma e la lucidita' in momenti della giornata in cui questi aspetti ti sono richiesti.
Bisogna partire piano e poi se possibile controllare le energie, indirizzarle, educarle, una specie di pedagogia del movimento corporeo. Correre conservando sempre una riserva di energia per i momenti in cui dovesse servirti. Che ne so , un cane che ti insegue, un auto che non ti ha visto. E nella vita e' lo stesso. In definitiva applico le regole dell'ozio creativo alla corsa e al movimento.. Ecco perche' bisogna andare di corsa solo quando corri.
A volte mi infortunero' e andro' in bicicletta, ma anche se su questo cavallo meccanico mentalmente correro', magari ad un certo punto camminero', ma mentalmente correro'. Quando non ce la faro' piu' striscero', ma dentro di me correro'. Perche' il mio muscolo piu' ipertrofico sara' la forza di volonta'. Chiamatemi Nietzsche al contrario. La Forza di Volonta' battera' la Volonta' di Potenza.
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