giovedì 30 luglio 2015

La filosofia della corsa.

Dietro la corsa c'e' una filosofia. In generale. Io ci ho trovato una mia personale filosofia. La corsa di resistenza fa bene alla salute, e' risaputo, fa bene all'umore attivando le endorfine, combatte la depressione, ha un'effetto tabula rasa, cancella il dolore psichico. Quanto piu' aumenta la stanchezza, quanto piu' la stanchi, piu' i ricordi tristi, le facce sconvenienti della giornate e gli stati d'animo del conflitto sociale, visto che la nostra societa' e' basata su questo,vengono spazzati via da questo meccanismo. Ma per me la corsa allena il muscolo piu' importante che spesso trascuriamo: la forza di volonta'. Resistere fisicamente nel compiere migliaia di volte velocemente lo stesso identico gesto all'infinito, allena la mente a fronteggiare qualsiasi situazione di stress. Al termine dell'allenamento sei stanco e felice. Una volta pensavo che tutti quelli che correvano fossero persone migliori. Io non ci credo. Dipende dai motivi per cui corri. Se stai correndo per competere con gli altri non fai altro che riprodurre in forma ludicomotoria le dinamiche del conflitto sociale. Io spesso vado a correre sul naviglio fra Corsico e Milano, a volte sono costretto, di sera specialmente a causa del fatto che e' illuminato. Non immaginate quanta gente si ammazzi nel tentativo di superarti ...per poi collassare subito dopo fingendo di aver concluso l'allenamento. Io corro per competere con me stesso e correro' finche' non  riusciro' a battermi. Inoltre correre un certo numero di ore al giorno, alla settimana, in un mese, all'anno, mi aiuta a oziare durante il tempo del riposo. Che paragonato a quello della corsa e' infinito. Mi insegna a fare lentamente il resto. Mentre corro applico il metodo buddista del qui e ora. Ad un certo punto dell'allenamento mi vedo impegnato nel correggere la postura, i difetti della falcata, ad ammortizzarla, e penso all'essenza di quello che sto facendo, rimandando a dopo il pensiero degli addominali e dello stretching ,che nel mio caso essendo affetto da un'ernia del disco sono fondamentali. Ma l'essenza dell'immagine di me stesso che corro nel momento in cui lo faccio vorrei che non finisse mai. Ecco io sentendomi essenziale nel gesto della corsa mi riconnetto con la mia essenza primordiale, con l'avo primitivo, con il cacciatore per sopravvivenza e non per diletto. La preda e' :me stesso. Durante il resto della giornata mi resta dentro cio' che la corsa mi ha insegnato: resistere alle avversita' , cosa che hai provato quando volevi fermarti per la stanchezza e non l'hai fatto, respirare con un buon ritmo, cosa che ti consente di mantenere la calma e la lucidita' in momenti della giornata in cui questi aspetti ti sono richiesti.
Bisogna partire piano e poi se possibile controllare le energie, indirizzarle, educarle, una specie di pedagogia del movimento corporeo. Correre conservando sempre una riserva di energia per i momenti in cui dovesse servirti. Che ne so , un cane che ti insegue, un auto che non ti ha visto. E nella vita e' lo stesso. In definitiva applico le regole dell'ozio creativo alla corsa e al movimento.. Ecco perche' bisogna andare di corsa solo quando corri.
A volte mi infortunero' e andro' in bicicletta, ma anche se su questo cavallo meccanico mentalmente correro', magari ad un certo punto camminero', ma mentalmente correro'. Quando non ce la faro' piu' striscero', ma dentro di me correro'. Perche' il mio muscolo piu' ipertrofico sara' la forza di volonta'. Chiamatemi Nietzsche al contrario. La  Forza di Volonta' battera' la  Volonta' di Potenza.

martedì 21 luglio 2015

La mistica della corsa

Ieri ho provato a correre di sera tardi. Ho iniziato alle 22,30, dopo otto ore di lavoro e come gia' sapete la muscolatura era rigida, l'effetto psicologico di finire la giornata di lavoro ad un orario che ti inibisce la prosecuzione della giornata in senso ludico riscattando le ore di lavoro, irrigidisce la muscolatura ancora di piu'. Sono andato a correre sul naviglio, sull'Alzaia Trieste, nella parte pedonale, in mezzo il naviglio e a destra del naviglio la strada con rare automobili che andavano verso Milano. C'erano altri che, come me, da talune signore anziane, potevano essere considerati degli insulsi perditempo che stavano sottraendo energie al lavoro, figlie di una societa' per cui il lavoro era una religione, una specie di dottrina dell'inerzia mentale e dell'ineducazione fisica, nel momento in cui abituava i corpi a torsioni innaturali. Altri sconsiderati che correvano a quell'ora in cui una rara brezza si era levata e mitigava un calore che nel corso della giornata era stato tropicale.Non capiranno mai, queste signore, intrise come sono di quella subcultura produttivistica della fabbrica, che la gente come noi fa risparmiare milioni al servizio sanitario nazionale e manda in fallimento la sottindustria degli aperitivi e delle merendine. Migliorando con il loro esempio la salute generale del popolo.
 Ho corso molto vicino agli alberi, ne sentito l'effetto ossigenante, quasi avvertivo lo scambio clorofilliano, fino a quando, a meta' percorso circa, ho avvertito una fitta al bicipite femorale della coscia sinistra. Mi sono fermato, ho fatto qualche esercizio di stretching, mi sono stirato. Poi ho proseguito. Era la conferma che l'asfalto non e' una superficie a me congeniale, deve essere che il primitivismo religioso animistico di cui mi sento ancestralmente pregno mi richiama alla nuda terra ammortizzante nell'assecondare il passo del cacciatore di gazzelle che devo essere stato in qualcuna delle mie preesistenze.Poi ho avuto una sorta di intuizione, mi sono allontanato dalle piante e ho corso piu' vicino all'acqua. E il dolore al bicipite femorale mi e' quasi scomparso. Deve essere stato che l'attivita' elettrica delle piante come linguaggio urlato in risposta al calore eccessivo e all'effetto serra provocato dai gas serra ha attraversato i mie muscoli. Adesso che ci penso tutta la muscolatura ha cominciato a indolenzirsi e il bicipite femorale ha ceduto. Magari saranno elucubrazioni ma se non le scrivessi in questo specie di diario di uno che corre tradirei il messaggio che voglio lanciare: trasferire sensazioni e pensieri, poesia, muscoli e riflessioni che sgorgano naturalmente durante la piu' bella attivita' dinamica dell'essere umano: la corsa. Sul finale , memore di alcune letture su tecniche di meditazione buddiste, mi sono concentrato sul respiro e nella parte inspiratoria attraverso un processo immaginativo ho spinto l 'aria all 'interno del mio organismo immaginando che penetrasse nelle parti muscolari indolenzite. Ho provato subito una sensazione di benessere e i dolori sono scomparsi. Ho finito l'allenamento in 45 minuti. Training da cui ho imparato molto, quasi un'esperienza mistica.

sabato 18 luglio 2015

Un tempo catturavamo le gazzelle prendendole per stanchezza.

Oggi dopo 8 ore serrate di lavoro a contatto con il pubblico, quarantacinque minuti di running.
 Trentaquattro gradi e 36% di umidita'. 
Ho scelto un percorso per l'80% all'ombra, sterrato, che da Corsico attraversa alcuni condomini con giardini intorno, di Buccinasco e termina passando sotto al ponte della tangenziale, poco dopo il cimitero. 
All'altezza di un piccolo parco a Buccinasco, dove di solito mi fermo una decina di minuti per fare addominali  e piegamenti su delle panche marmoree  e trazioni agli alberi , ho incontrato due ragazze adolescenti, sui diciott'anni, fisico da gazzelle, che procedevano di corsa a passo elegante e sicuro in sincrono.
 Sembravano sorelle, silhouettes da podiste, vestite discinte, pelli arrossate dal sole, capelli lunghi legati a coda di puledro. 
E alcune signore , mi piace pensare , a me cultore di video porno, genere gilf, che praticavano camminata veloce e mostravano corpi tonici molto piu' in forma di loro coetanee sedentarie.
 Alcune altre ragazze , al mio passaggio, hanno chiamato a se' i propri cani, fra cui alcuni pittbull che mi guardavano in modo poco raccomandabile.
 In genere c'e' rispetto per chi pratica podismo, i proprietari di cani hanno sempre i loro animali a  vista, ben attenti che , spesso  non al guinzaglio, non si avventino ai polpacci dei corridori.
Poi altri podisti, che, oggi che e' sabato, e' abbastanza consueto. 
Non fosse per il caldo.
 Ma questa sfida al caldo in questo periodo dell'anno in cui la maggior parte della gente e' in ferie al mare o all'estero, mi  fa capire che c'e' aria di crisi e che molti fanno le ferie a casa.
 E , soprattutto alla palestra, preferiscono le scarpe da running. 
E' come se la crisi stesse facendo riscoprire una delle piu' antiche e sane attivita' di movimento per l'uomo. 
E' come se improvvisamente, in modo involontario, la crisi economica , creando problemi in alcuni ambiti stesse creando  opportunita' in altri  , mandando in pensione assurde catene di palestre , fabbriche di muscoli in stile catena di montaggio, con tapis roulants che fanno sembrare tutti dei goffi Chaplin in "Tempi Moderni'", in luogo della riscoperta della piu' antiche e ancestrali forme gestuali di movimento, che un tempo era necessaria alla sopravvivenza. Se pensiamo all'immagine dell'uomo primitivo che inseguiva una gazzella per chilometri catturandola per stanchezza. E che oggi sembra tornata in auge, complice la crisi, a darci una mano a combattere l'assurdo abuso di alcune delle piu' insospettabili e subdole droghe moderne: le merendine.

Due giorni fa avevo corso sullo stesso percorso e nella parte iniziale avevo avuto dei dolori alle ginocchia. La qual cosa mi aveva suggerito che sarebbero aumentati il giorno dopo e il giorno appresso. Invece non li ho piu' avuti  e non perche' avessi cercato di adottare uno stile di corsa piu' ergonomico, stile da nero molleggiato durante un regaeton, ma perche' , inconsapevolmente, avevo mangiato carne rossa per un paio di giorni. Alimento che ha fatto bene ai miei muscoli che hanno reagito sprigionando una tonicita' che ha fasciato le articolazioni ammortizzandole. Alla faccia delle teorie vegetariane sulla corsa. Cio' che mangiamo influisce comunque in modo diretto sul nostro rendimento psicofisico. E la carne rossa , alimento di cui non bisogna abusare, pero' ,in quanto ricca di vitamina b,  ha effetti positivi sullo stress psicofisico. E vederne e studiarne gli effetti sulla propria persona e' affascinante.Della carne come di altri alimenti.

giovedì 16 luglio 2015

Chi ama correre, in un modo o nell'altro, lo fara'

Ieri 45 minuti, caldo ben oltre i 35 gradi, nessuno in giro, nessuno in giro gente giusta in giro. A volte e' cosi, quando te ne vuoi stare solo con i tuoi pensieri. Non ricordo niente del ritorno, dopo il giro di boa. E questo vuol dire che con la mente ho visitato altri mondi. Ho un ernia del disco e varie protusioni e molti medici mi hanno sempre sconsigliato la corsa. Poi piano piano ho ascoltato alcuni fisioterapisti dell'ospedale San Paolo di Milano, dove fui ricoverato 15 anni fa perche' completamente bloccato e sei mesi di stampelle. Una ragazza di cui non ricordo il nome mi disse vaticinante: tu correrai ancora. Dopo di allora ho sempre corso ma mai con la convinzione degli ultimi tempi. Sempre con la paura. Interrompendo per mesi, a volte anni. Convertito al qi gong o allo yoga. Oggi sono convinto che tali ginnastiche per lo stile di vita di noi occidentali e per il tipo di alimentazione, possono solo aiutare psichicamente ma non influiscono se non in minima parte sul metabolismo. Se vuoi bruciare grassi devi correre. Certo, c'e' anche il nuoto. Ma se lo pratichi a mare puo' essere solo stagionale e per chi , al mare, ci abita vicino, e in piscina  tra il tempo trascorso per andarci, le corsie intasate di gente che va al proprio ritmo, le raccolte di funghi senza essere cappuccetto rosso, e' piu' lo stress che subisci che i benefici che ne derivano. Che, chiariamoci, per chi ha ernie discali e protrusioni, specie nello stile del dorso e' una mano santa. Poi grazie a internet mi sono messo a fare ricerche e chi ha la "malattia" della corsa riesce a pensare e studiare cose incredibili pur di riprendere a correre. C'e' un sito, Spirito Trail, un forum sulla corsa fuoripista, e un topic  specifico intitolato "corsa ed ernia del disco". Per chi ha protrusioni si parla di esercizi posturali, esercizi di McKenzie, stiramenti dorsali , chiropratici, ozonoterapia{per altro costosissima}ma anche da ultimo e non per importanza, di potenziamento degli addominali allo scopo di scaricare il peso del corpo durante il gesto della corsa sulla muscolatura invece che sulla colonna vertebrale. Questi ultimi esercizi sono secondo me i piu' efficaci, li consiglio vivamente e soprattutto non costano nulla , a parte la buona volonta'... e mandano in pensione chiropratici e mafie fisioterapiche. E ora mettetevi le scarpe e andate sullo sterrato, altro modo per limitare i microtraumi, correte con una postura corretta toccando con la pianta il terreno e al termine molto stretching, per sciogliere la muscolatura: rimandiamo la bicicletta, esercizio aerobico antigravitazionale, il piu' in la' nel tempo possibile. A mai.

martedì 14 luglio 2015

Fuori dall'albagia del pettorale

Oggi sgroppata di 40 minuti, 35 gradi circa, dalle parti di Buccinasco, nelle campagne. Cerco di correre sempre sullo sterrato e all'ombra, con queste temperature. Quando decidero' di correre la Badwater marathon, che si svolge in California , 135 chilometri a temperature pazzesche, caldo torrido, si corre a 85 metri sotto il livello del mare, allora mi sottoporro' a queste temperature assurde. Per quando io soffra piu' il freddo del caldo. Quando c'e' una sudorazione cosi' intensa come oggi si corre il rischio di crampi o di contratture, per cui bisognerebbe idratarsi bene prima del training. Io avevo bevuto solo un te' caldo, devono essere le mie ascendenze arabe, che volete, non mi andava di bere roba fredda di prima mattina. Cosi a tre quarti dell'allenamento ho cominciato ad avvertire un'indurimento al polpaccio destro. In quel momento passavo in mezzo ad un parco a Buccinasco, cosi ho deciso di fermarmi e su una panchina ampia e piatta, nessuno in giro, sole a picco, all'ombra di alcuni alberi, mi sono messo a fare addominali e piegamenti sulle braccia. Poi qualche trazione ai rami degli alberi intorno. Mi sono sentito subito meglio e senza riprendere fiato, ho ripreso a correre, il dolore al polpaccio svanito, volatilizzato. Poi ho incontrato tre signore anziane ben equipaggiate che facevano camminata veloce e se la chiacchieravano alla grande e un signore piu' anziano di me, che per la sindrome di Peter Pan anziano non mi percepisco mai, che si infilava a passo lento nell'alberata del tratto finale. Mi ha ricordato quello che diceva un grande ultramaratoneta di cui non ricordo il nome e che aveva letto nella biografia di Karnazes: parti piano, poi rallenta.
Quando sono arrivato non mi restava che fare stretching. Una volta a casa , mentre mi spogliavo e lasciavo che il sudore mi uscisse da tutti i pori copioso, ho visto sul comodino il libro di Killian Jornet, un ultramaratoneta catalano. Ed ho pensato ad una sua frase letta di recente: non vince chi arriva per primo, ma chi gode maggiormente nel fare cio' che gli piace fare. Ed e' questo il segreto della corsa: correre comunque e sempre , con qualunque tempo, in qualunque luogo, adattandosi di volta in volta alle difficolta' del momento e gareggiare con se stessi, stancare la fatica in modo da riuscire a pensare oltre il pensiero, fuori dalle mafie delle federazioni, delle gare, delle competizioni, fuori dall'albagia del pettorale.

domenica 5 luglio 2015

40 gradi 40 minuti

40 gradi e 40 minuti di running, fra Corsico e Buccinasco, lungo i Fontanili. Non avrei mai creduto di trovare altri pazzi come me che correvano , invece ne ho incontrati parecchi, certo erano anche le 18,30, ma lo ritengo un evento. Ho superato una ragazza sui trent'anni, canotta, tatuaggi di fiori, con lo smartphone in mano e le cuffiette e, affiancandola, le ho detto: " allora non sono io l'unico pazzo". Lei mi ha sorriso mezza terrorizzata e ha detto :"no". Poi sono corso verso il cimitero di Buccinasco. Il ministero della salute ha diramato un comunicato in cui invitava la gente a non esporsi alla calura, all'aria aperta, pena il collasso. Io sono sono andato a correre lo stesso, e come ho gia' detto, non ero il solo, al termine mi sentivo fresco, avevo quasi freddo, con tutti i liquidi che avevo perso e mi e' bastato reintegrarli con un paio di tazzone di acqua, limone , miele , on the rocks, per sentirmi ritemprato e rinato. E dire che avevo otto ore d lavoro sul groppone. E quando lavori, un lavoro di contatto con il pubblico, specialmente, come il mio, la muscolatura si irrigidisce a causa delle torsioni prodotte dallo stress e dalle tensioni. Quindi all'inizio dell'allenamento la falcata non e' che fosse fluida. Stamattina ho fatto una ricerca sul concetto di correre per sempre, su google , in italiano , ed ho trovato solo articoli riguardanti un ultramaratoneta americano molto conosciuto dai mass media, Dean Karnazes, di cui ho letto tra l'altro il libro autobiografico"ultramarathon man" e di un certo Albanesi, che ha scritto alcuni libri sulla corsa ed e 'un insegnante di quest'arte, nonostante tutto, cosi poco praticata. Un po' pochino, secondo me. Una volta credevo che correre servisse a migliorare la salute  e lo credo ancora, ma l'allenamento oltre i limiti umani, confinante con una sorta di ascetismo prebuddhista, puo'persino metterti in pericolo di vita. Ma quando il piacere di fare qualcosa  che ti da' piena soddisfazione psicofisica travalica il piacere di fare ogni altra cosa, devi mettere nel conto che diventa normale correre certi rischi. Solo sfidando i propri limiti, gli umani hanno ottenuto scoperte che hanno concesso a generazioni una vita migliore e piu' piena.

venerdì 3 luglio 2015

No fast food

Sono da poco tornato dopo i miei fatidici 40 minuti, caldo intenso , 38 gradi, nelle campagne dietro a dove abito, da qualche parte nell'ovest milanese, dove nessuno si immagina che ci sia natura. Invece attraverso campi di mais, canali irrigui,  pieni di aironi cenerini, cornacchie , colombacci e albanelle, ci si puo' perdere nelle campagne all'infinito. Nel breve tratto urbano prima di entrare nella campagna, nessuno in strada, sole a picco, nemmeno bici o auto, nessuno a piedi. In questo senso e' stata un'esperienza estrema. Ascoltavo la radio e intessevo i miei pensieri, che la mente mi suggeriva da sola in uno strano ping pong biochimico con il cervello. Ho programmato dei video da girare, pensato di scrivere questo post, ricordato una storia d'amore passata, recensito un libro, tutto in 40 minuti, come se la corsa avesse un'altra percezione del tempo, come se flirtando con il pensiero battesse il tempo sul tempo.
Una volta da ragazzo pensavo che si potesse e dovesse mangiare qualsiasi cosa, qualsiasi schifezza che bastava aumentare il numero delle uscite di corsa per dimagrire e stare bene. Oggi so che forse serve a dimagrire ma non a stare bene. Per stare bene oltre a correre bisogna curare la propria alimentazione. Bill Clinton quando era presidente degli Usa,correva tutti i giorni un'ora e piu' , poi pero' mangiava al MacDonald. Il risultato e' stato che ad un certo punto gli hanno dovuto applicare dei bypass. Che il colesterolo dei fast food e' ostico persino per l'attivita' piu' bruciagrassi per eccellenza, per la corsa.
In questo periodo consiglio pasta fredda con pomodori, tonno ,capperi, a volte uova, un po' di prosciutto cotto, o insalate di riso con gli stessi ingredienti. Roba fresca che in frigo dura anche piu' di qualche giorno, nutriente e leggera. Il mio Gatorade personale e'costituito da acqua , spremuta di limone e miele.

Di corsa quando corri

Il titolo del blog suggerisce una filosofia di vita. Correre non vuol dire andare di fretta, fare le cose di fretta, ma scegliere una porzione della tua giornata ed esercitare la produzione di endorfine, di adrenalina, migliorare l'umore e al tempo stesso, attraverso la fatica, rilassarsi, schiarirsi le idee, ossigenare i tessuti cerebrali, meditare in movimento. Tenere la corsa in mente anche quando non corri, conservare quella reattivita' neuromuscolare in ogni aspetto della vita , serve ad affrontare l'esistenza senza stress, senza paura, senza limiti o consapevoli di avercene. Ho ripreso a correre dopo alcuni anni in cui mi ero convinto che a causa di un'ernia del disco non avrei piu'potuto farlo. Consultando alcuni forum sulla corsa ho letto alcune preziose informazioni scritte da gente come me, nelle stesse condizioni, che con esercizi posturali e potenziamento degli addominali, ha ripreso a correre con risultati strepitosi. Ho ripreso a correre nel marzo scorso e continuo a correre quasi tutti i giorni . Fino ad ora ho perso 12 chili, ho perso l'affanno che avevo, riesco a tagliarmi le unghie dei piedi, i pantaloni mi vanno larghi, penso meglio, sono piu'creativo, piu' reattivo, le mie prestazioni sessuali , se cosi vogliamo definirle, anche se non e' elegante, non sono mai state cosi buone. Quando corro nella mia seduta quotidiana spesso ascolto la radio, mi tiene la mente impegnata, apre un secondo canale di apprendimento, mentre altri canali controllano la reazione di tutti i miei organi allo stress e programmo il futuro, sogno, immagino, discuto con me stesso, vivo nel mio paradiso endorfinico. Alla fine e' come aver assunto cocaina senza i danni della sostanza ma solo trattenendone i benefici. Corro prevalentemente sullo sterrato. Quando non lavoro un'ora e piu', quando lavoro non corro meno di 40 minuti. Ho smesso di fumare, mangio meno e meglio, e' un processo che avviene in automatico, e' come se l'organismo ti chiedesse di assumere alcuni alimenti anziche' altri e di diminuirne le quantita'. I primi tempi, quando ho ripreso, dopo un po' mi si contraevano i polpacci, per l'acido lattico o se non mi idratavo bene prima di correre. Non mi piace portarmi da bere a presso, quella sensazione di acqua che ti balla in pancia e ne senti il rumore molesto. Sono piu' come un corridore marocchino della maratona de sables di cui non ricordo il nome, che beve solo alla fine della fatica. E non e' detto che sia sbagliato. A rigor di logica lo sarebbe, ma quando si ha a che fare con l'organismo umano qualsiasi previsione va a carte quarantotto. E questo e' il bello del corpo umano, e' un laboratorio biochimico. Le prime volte quando mi si indurivano i polpacci, non mi fermavo, il giorno dopo andavo in bicicletta. Ho tenuto in questo modo alta la soglia aerobica. Ora mentre scrivo mi prudono le gambe, e non vedo l'ora di uscire e andare a correre, anche se fuori ci sono 40 gradi. Ma il bello della corsa e' che spesso viene prima di ogni cosa, di tua madre, di tuo padre, della tua fidanzata, sicuramente prima del lavoro e persino prima degli esercizi di rinforzo degli addominali e dello stretching. Che comunque consiglio al termine di ogni allenamento. La corsa per me e' essenzialita', limitarsi al gesto del movimento e sospendere tutto il resto del mondo, persone , pensieri, problemi, vivere per qualche ora sospeso nel paradiso del retto pensare, del retto sognare, come si potrebbe dire parafrasando la terminologia buddhista. Che comunque ha molto a che fare, specialmente nella versione zen, con la corsa. Lo zen della corsa e' quell'irripetibile momento in cui ti stacchi da tutto e sei talmente autosufficiente a te stesso da sentirti un dio conservando la lucida umilta' di non considerati tale.