Oggi sgroppata di 40 minuti, 35 gradi circa, dalle parti di Buccinasco, nelle campagne. Cerco di correre sempre sullo sterrato e all'ombra, con queste temperature. Quando decidero' di correre la Badwater marathon, che si svolge in California , 135 chilometri a temperature pazzesche, caldo torrido, si corre a 85 metri sotto il livello del mare, allora mi sottoporro' a queste temperature assurde. Per quando io soffra piu' il freddo del caldo. Quando c'e' una sudorazione cosi' intensa come oggi si corre il rischio di crampi o di contratture, per cui bisognerebbe idratarsi bene prima del training. Io avevo bevuto solo un te' caldo, devono essere le mie ascendenze arabe, che volete, non mi andava di bere roba fredda di prima mattina. Cosi a tre quarti dell'allenamento ho cominciato ad avvertire un'indurimento al polpaccio destro. In quel momento passavo in mezzo ad un parco a Buccinasco, cosi ho deciso di fermarmi e su una panchina ampia e piatta, nessuno in giro, sole a picco, all'ombra di alcuni alberi, mi sono messo a fare addominali e piegamenti sulle braccia. Poi qualche trazione ai rami degli alberi intorno. Mi sono sentito subito meglio e senza riprendere fiato, ho ripreso a correre, il dolore al polpaccio svanito, volatilizzato. Poi ho incontrato tre signore anziane ben equipaggiate che facevano camminata veloce e se la chiacchieravano alla grande e un signore piu' anziano di me, che per la sindrome di Peter Pan anziano non mi percepisco mai, che si infilava a passo lento nell'alberata del tratto finale. Mi ha ricordato quello che diceva un grande ultramaratoneta di cui non ricordo il nome e che aveva letto nella biografia di Karnazes: parti piano, poi rallenta.
Quando sono arrivato non mi restava che fare stretching. Una volta a casa , mentre mi spogliavo e lasciavo che il sudore mi uscisse da tutti i pori copioso, ho visto sul comodino il libro di Killian Jornet, un ultramaratoneta catalano. Ed ho pensato ad una sua frase letta di recente: non vince chi arriva per primo, ma chi gode maggiormente nel fare cio' che gli piace fare. Ed e' questo il segreto della corsa: correre comunque e sempre , con qualunque tempo, in qualunque luogo, adattandosi di volta in volta alle difficolta' del momento e gareggiare con se stessi, stancare la fatica in modo da riuscire a pensare oltre il pensiero, fuori dalle mafie delle federazioni, delle gare, delle competizioni, fuori dall'albagia del pettorale.
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