venerdì 3 luglio 2015
Di corsa quando corri
Il titolo del blog suggerisce una filosofia di vita. Correre non vuol dire andare di fretta, fare le cose di fretta, ma scegliere una porzione della tua giornata ed esercitare la produzione di endorfine, di adrenalina, migliorare l'umore e al tempo stesso, attraverso la fatica, rilassarsi, schiarirsi le idee, ossigenare i tessuti cerebrali, meditare in movimento. Tenere la corsa in mente anche quando non corri, conservare quella reattivita' neuromuscolare in ogni aspetto della vita , serve ad affrontare l'esistenza senza stress, senza paura, senza limiti o consapevoli di avercene. Ho ripreso a correre dopo alcuni anni in cui mi ero convinto che a causa di un'ernia del disco non avrei piu'potuto farlo. Consultando alcuni forum sulla corsa ho letto alcune preziose informazioni scritte da gente come me, nelle stesse condizioni, che con esercizi posturali e potenziamento degli addominali, ha ripreso a correre con risultati strepitosi. Ho ripreso a correre nel marzo scorso e continuo a correre quasi tutti i giorni . Fino ad ora ho perso 12 chili, ho perso l'affanno che avevo, riesco a tagliarmi le unghie dei piedi, i pantaloni mi vanno larghi, penso meglio, sono piu'creativo, piu' reattivo, le mie prestazioni sessuali , se cosi vogliamo definirle, anche se non e' elegante, non sono mai state cosi buone. Quando corro nella mia seduta quotidiana spesso ascolto la radio, mi tiene la mente impegnata, apre un secondo canale di apprendimento, mentre altri canali controllano la reazione di tutti i miei organi allo stress e programmo il futuro, sogno, immagino, discuto con me stesso, vivo nel mio paradiso endorfinico. Alla fine e' come aver assunto cocaina senza i danni della sostanza ma solo trattenendone i benefici. Corro prevalentemente sullo sterrato. Quando non lavoro un'ora e piu', quando lavoro non corro meno di 40 minuti. Ho smesso di fumare, mangio meno e meglio, e' un processo che avviene in automatico, e' come se l'organismo ti chiedesse di assumere alcuni alimenti anziche' altri e di diminuirne le quantita'. I primi tempi, quando ho ripreso, dopo un po' mi si contraevano i polpacci, per l'acido lattico o se non mi idratavo bene prima di correre. Non mi piace portarmi da bere a presso, quella sensazione di acqua che ti balla in pancia e ne senti il rumore molesto. Sono piu' come un corridore marocchino della maratona de sables di cui non ricordo il nome, che beve solo alla fine della fatica. E non e' detto che sia sbagliato. A rigor di logica lo sarebbe, ma quando si ha a che fare con l'organismo umano qualsiasi previsione va a carte quarantotto. E questo e' il bello del corpo umano, e' un laboratorio biochimico. Le prime volte quando mi si indurivano i polpacci, non mi fermavo, il giorno dopo andavo in bicicletta. Ho tenuto in questo modo alta la soglia aerobica. Ora mentre scrivo mi prudono le gambe, e non vedo l'ora di uscire e andare a correre, anche se fuori ci sono 40 gradi. Ma il bello della corsa e' che spesso viene prima di ogni cosa, di tua madre, di tuo padre, della tua fidanzata, sicuramente prima del lavoro e persino prima degli esercizi di rinforzo degli addominali e dello stretching. Che comunque consiglio al termine di ogni allenamento. La corsa per me e' essenzialita', limitarsi al gesto del movimento e sospendere tutto il resto del mondo, persone , pensieri, problemi, vivere per qualche ora sospeso nel paradiso del retto pensare, del retto sognare, come si potrebbe dire parafrasando la terminologia buddhista. Che comunque ha molto a che fare, specialmente nella versione zen, con la corsa. Lo zen della corsa e' quell'irripetibile momento in cui ti stacchi da tutto e sei talmente autosufficiente a te stesso da sentirti un dio conservando la lucida umilta' di non considerati tale.
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Hai scritto il primo post il giorno del mio compleanno
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