Una decina di anni fa , ho vissuto per qualche tempo a Fortaleza. Bairro Jose' Valter, per la precisione, un quartiere della classe media brasiliana. Ero ospite di amici e vivevo in una grande casa sempre affollata. Ogni volta a tavola all'ora di pranzo i commensali cambiavano, fra cugini, amici e conoscenti in cerca di un piatto caldo. Di notte andavano i sound system su jeep con forro' a tutto volume. Alla fine ti addormentavi per sfinimento. La mattina presto, non avendo ancora smaltito il fuso orario, andavo a correre li vicino. Su una strada di asfalto rabberciato dove di quando in quando passavano autobotti o camion agricoli e dove in genere un mucchio di brasiliani camminava. Specialmente donne di mezza eta' , ragazze , ma anche maschi adulti con i capelli bianchi o brizzolati e qualche giovane virgulto locale correva. Le donne indossavano magliette con icone di santi locali o condombelcisti, gli uomini scarpe nike che stavano finendo di pagare a rate. I giovani si impegnavano a non farsi superare dal sottoscritto gia' quarantenne. 38 gradi e umidita' al settimo cielo, con costante mal di schiena, perche' quel caldo umido allargava le cartilagini dei dischi vertebrali che toccavano il nervo sciatico. Eppure tornavo a casa grondante e felice. Il caldo all'inizio era insopportabile. Poi mano mano che sudavi sembrava piu' alla mano, ci convivevi. Dopo un po' ti sentivi in debito di liquidi, ma niente borracce, niente radiocuffie, niente orpelli, solo io , i miei pantaloncini, a torso nudo e un orologio ad ore e minuti. Correvo lungo una strada di circa tre chilometri e poi tornavo indietro dalla parte opposta dello spartitraffico al centro del quale c'erano alberi di goiaba e mango, sui quali terribili pappagallini verdi strillavano in continuazione. Ogni tanto davanti alle porte delle modeste dimore uscivano vecchie centenarie che avevano i capelli neri e tutti i denti e che mettevano a seccare strane erbe che non conoscevo e che dovevano essere il segreto delle loro semimmortalita'. Ogni tanto un autobotte con il camionista che mi guardava incuriosito. Poi l'omnibus, che da noi si chiama autobus, che caricava ragazzi e ragazze che andavano in qualcuna delle scuole private in cui avevano la fortuna di andare. Con le divise di appartenenza, occhialini da studiose, apparecchi ai denti e sotto innascondibili forme appetitose. Mulatte o bianche indios guarani o bionde teutoniche ma dal somatico "sporcato" dall'elemento indigeno, vero miracolo di multietnicismo ben riuscito. Il cui risultato estetico era semplicemente spettacolare. Agli estremi dell'anello di strada c'erano panche di pietra e barre per esercizi isometrici, vere e proprie palestre a cielo aperto gratuite. Ogni tanto ci vedevo qualche ragazzo che scolpiva il suo corpo in un epoca in cui lo street workout era ancora di la' da venire.
Al termine dei miei allenamenti, rientravo in casa, facevo la doccia. Poi evevo succo di goiaba e mangiavo pane e prosciutto. In seguito si guardava la tv. In genere guardavo Maria Braga, una bionda milf equivalente della nostra Clerici. Quando non avevo voglia di guardare le dirette tv dalle delegacie. tipo dei commissariati che facevano entrare le tv per intervistare i criminali. Meglio tornare a letto e riposare ancora un po'. Perche' la mia filosofia e' sempre stata :di corsa solo quando corri. E a Fortaleza erano campioni mondiali del vivere bene facendo il meno possibile. Lo vedevi scritto persino sulle magliette di chi correva al mio fianco : Fortaleza no stress.
sabato 7 novembre 2015
venerdì 30 ottobre 2015
Sotto la pioggia
Giorni fa pioveva e io che gia' non correvo da vari giorni ero all'acme del nervosismo. Un nervosismo positivo, come un cane rinchiuso nello scantinato che abbaia e chiede di uscire. E noi amanti della natura e del ben vivere che facciamo, non vogliamo mica lasciarlo soffrire li al buio? Metto tuta aderente con qualche forellino qua e la' che funge da presa d'aria, metto il k-way rosso che miracolosamente e' tornato a calzarmi addosso ed esco. Piove a dirotto e io mi dirigo dietro casa, abito a Corsico. C'e; un percorso che si snoda fra canali irrigui, pioppi e querce , lungo il limine di condomini di giardini, verso Buccinasco, luoghi da me ben conosciuti perche' vent'anni orsono li ho bazzicati facendo il giardiniere a ore. Quando non trovavo altro da fare ma sapete, non era niente male-solo pero' che ora mi sento addosso un vago sapore senso di colpa da mutilatore, visto che le piante per me provano dolore e hanno sentimenti, ma allora non me ne vollero, credo, percettivamente...Lo sterrato fangoso mi fa schizzare fango a destra e a manca ma quando sei li immerso negli elementi se solo provi a pensare come un borghese precisino che non vuole sporcare casa al ritorno senti che sei fottuto, che stai tradendo il messaggio sacrale della corsa. Quando corri niente importa, l'acqua che ti bersaglia con i suoi proiettili idrici, il fango che schizza intorno e addosso, il sudore che lacrima in fronte e sotto i vestiti mentre sceglie i suoi passaggi obbligati trovando sempre meno ostacoli mentre brucia i grassi, i brufoli e le pieghe, le preoccupazioni, le ansie, le paure.Sei li , guerriero dinamico e combatti contro i tuoi demoni, se ne sono solo aggiunti degli altri, spiritelli fastidiosi e divertenti che ti fanno sembrare un satiro sfuggito alla fornace dell'inferno, mentre emani vapore acqueo per differenza termica. Le preoccupazioni di raffreddori o altro si infrangono a causa del movimento che ti fa emanare calore come una dinamo e allora la pioggia e' solo benefica e ritemprante, scolpisce il tuo corpo e dona alla tua pelle qualche sale minerale. e un po' di acidita' da piogge acide...ma starsene chiusi in casa arreca molti piu' danni e la vita e' fatta di scelte e se nel movimento trovo la liberta' io scelgo la liberta'. Dopo 30 minuti provo un piacere immenso nell'involarmi solitario in mezzo agli alberi, mentre trote e gattuicci mi guardano nella rifrazione delle acque dei canali irrigui e le nutrie chi sa dove sono finite e mentre i corvi , animali magici, sfidano la forza delle gocce planando sui fili elettrici. Posso sentire il ronfare dell'universo che dorme letargico aspettando che smetta di piovere mentre il corridore prometeico gli gira in tondo, rubiamo il fuoco agli dei e ci riscaldiamo sotto l'acqua, tornando a casa grondanti di sudore e gloria senza nessun altra medaglia se non quella dell'avercela fatta senza fermarci. Quando arrivi vinci sempre e le sconfitte della vita ti sembrano ridicole o comunque battaglie momentaneamente perse in una guerra che ti tiene in vita finche' non cessa .
lunedì 12 ottobre 2015
Correre di notte
Dopo quattro giorni in cui avevo un dolore lancinante all'anca sinistra, possibile riflesso dell'ernia del disco, quattro giorni di riposo attivo, con esercizi di qi gong e yoga, che servono per riallungare la muscolatura che la corsa accorcia, dopo una lettura approfondita di alcuni forum tematici sulla corsa, dove pericolosi dilettanti che hanno cognizioni empiriche superiori ai migliori ortopedici e medici, mezzanotte, inforco tuta aderente nera e scarpe turchese chiaro, una felpa con scritte rap ispaniche grigia, ed eccomi sul naviglio, alzaia Naviglio Grande, a Corsico. Nessuno sulla lingua di asfalto, mentre lentamente, ad andatura da chiacchierata, come avevo letto su un sito Albanesi.it che dava consigli per chi soffre di protrusioni discali o ernie-scoprendo che dopo i quaranta anni ne soffrono quasi tutti-comincio il mio allenamento notturno. Sul lato opposto, in mezzo il naviglio placido e gracidante, gli ultimi avventori della notte che non vogliono morire sui loro divani da domenica sportiva, senza per questo pensare minimamente a farlo di persona, fisicamente, sudor frontale, un po' di sport, sgasano nevrotici sgommando e lampeggiando tremuli abbaglianti che paiono ammiccanti occhiolini nel buio. Mano mano che corro, i dolori, riscaldandosi tendini, muscoli e ossa, si attenuano, fino a scomparire. Nessuna nostalgia di radiocuffie, ascolto i segnali del mio corpo. A meta' percorso di andata, che ho programmato di concludere in una quarantina di minuti, esercito il respiro yogico, lungo e lento e rilasso la muscolatura che sull'asfalto fa sempre un po' di fatica a trovare la giusta elasticita'. Poi chiudo gli occhi per lunghi tratti cercando di vedere attraverso gli occhi chiusi, buio nel buio, nonostante l'illuminazione notturna, sia pur fioca a molto Bagdad sotto le bombe di Clinton. Esercito la visione periferica, e immagino di guardare dietro, tanto l'immaginazione coincidera' perfettamente con la realta', asfalto deserto e solitario e sensazione di felicita' assoluta. Solo con i miei pensieri. Mentre dalla parta opposta della strada , sui marciapiedi dei ristorantini e dei locali, un gruppo di latini urla manhana por la manhana, un uomo e tre donne con gonne corte e gambe da ballerine, mulatte, capelli a coda di cavallo arabo e calata latinamerica sensuale, accattivante, fisiologicamente erotica. Sulla destra, seduti su delle panchine di legno, tre giovani ragazze bionde in tuta, biciclette parcheggiate a fianco, chiacchierano con due giovani punkettosi sulle bombe russe contro l'Isis che stanno ammazzando innocenti, come se fossero cani, o cavie da laboratorio. E cosi le voci della notte, che sono sempre le piu sagge , follemente sagge e interessanti, mi raggiungono, magnetofonali e , i sensi in festa per la corsa, mi entrano dentro accompagnandomi come una canzone ritmata dalla percussione dei miei passi sull'asfalto solitario e silenzioso. Visto che il traffico e' svanito, ormai, solo voci di gente che esce dai ristoranti o si e' appena ingollata una birra, la vita che scorre insomma e vince sempre su tutto il resto, crisi economiche, sentimentali o depressive.
Una volta giunto al ponte dell'avenida - anello che si snoda per viale Cassala e Liguria, passo in circolo dietro i piloni che sostengono la elevated e ritorno indietro. Adesso il silenzio e' ancora piu' assordante, assoluto e accattivante. Come un tuareg seminacammelli, nel blu notte dei miei pensieri , tengo un ritmo blando, da chiacchierata, con me stesso, e siamo gia' in due, in troppi , per una notte cosi bella che non chiede altro che lasciarsi ammirare, mentre sento l'acqua dei canali laterali che scorre come un vociare di mercato e le mie narici assorbono l'odore umido delle erbe cresciute copiosamente con le prime piogge autunnali. Quando passo all'altezza del pub Il Boccale, all'ingresso del locale alcune donne in carne , bicchiere in mano e sigarettaccesa, discutono animatamente. Posso sentire le loro voci ad un metro, ultima strana magia dei sensi acuiti dalla corsa, dalla meditazione in movimento, di questa notte. Mi aspettano 10 minuti di stretching e un litro di rooibos sudafricano condito con zenzero. Buona notte.
Una volta giunto al ponte dell'avenida - anello che si snoda per viale Cassala e Liguria, passo in circolo dietro i piloni che sostengono la elevated e ritorno indietro. Adesso il silenzio e' ancora piu' assordante, assoluto e accattivante. Come un tuareg seminacammelli, nel blu notte dei miei pensieri , tengo un ritmo blando, da chiacchierata, con me stesso, e siamo gia' in due, in troppi , per una notte cosi bella che non chiede altro che lasciarsi ammirare, mentre sento l'acqua dei canali laterali che scorre come un vociare di mercato e le mie narici assorbono l'odore umido delle erbe cresciute copiosamente con le prime piogge autunnali. Quando passo all'altezza del pub Il Boccale, all'ingresso del locale alcune donne in carne , bicchiere in mano e sigarettaccesa, discutono animatamente. Posso sentire le loro voci ad un metro, ultima strana magia dei sensi acuiti dalla corsa, dalla meditazione in movimento, di questa notte. Mi aspettano 10 minuti di stretching e un litro di rooibos sudafricano condito con zenzero. Buona notte.
domenica 4 ottobre 2015
Il bello della corsa
Una domenica di ottobre, stanotte e' piovuto, a piedi di passo mi avvio verso Alzaia Naviglio Grande, superando il ponte verde metallico che da' verso le case Aler. Il cielo e' grigio, undici meno un quarto, 17 gradi. Inizio a correre ad andatura lenta e faccio domande al mio corpo, alle mie gambe, alle anche, ai dischi vertebrali, che pur con qualche mugugno rispondono, presente! Nessuna radiocuffia o smartphone, niente supporti tecnologici, solo io il mio corpo le mie gambe la mia mente in meditazione dinamica. Corro lungo il naviglio, in mezzo l'acqua, dalla parte opposta autobus , rare automobili domenicali. Incontro il popolo della corsa domenicale, che e' composto di joggers abituali o di joggers del week end. Nel silenzio rotto solo dai miei passi mi concentro sui suoni della mia corsa, del mio corpo, dei miei interlocutori. Incrocio alcuni joggers, ognuno ha il proprio ritmo, ha il proprio passo, c'e' uno che ha un'andatura poco ergonomica, ha una tecnica grezza e sembra fare una fatica immane a trascinare le sue leve, un po' come Zatopek, che correva in modo inelegante ma veniva chiamato la locomotiva umana. E' un altro dei misteri della corsa ,l'efficacia del passo la decide il tuo corpo, il tuo cervello collegato agli arti. Qualcuno mi sorpassa, sento sopraggiungere la sequenza strisciante dei suoi passi. Lo lascio fare senza interferire, come e' mio costume. Mi sopravanza un poco, come se avesse allungato qual tanto che bastava per superarmi e ora sta pagando dazio. Anche lui sta combattendo con i suoi demoni . E vogliamo deluderlo non lasciandogli vincere la sua piccola battaglia di sorpassi e sorpassini?Del resto anch'io sorpasso alcuni, che vanno lenti, combattono con i propri demoni, con i propri pensieri fluttuanti, ignari quasi del circostante come in una reverie in movimento. Poi alcuni bikers sfrecciano con i loro giubbotti fluorescenti, i caschetti colorati, l'iphone al gomito, il contachilometri innestato, la radio in cuffia, la mente in pace, finalmente, al termine dell'orrida settimana di lavoro. E poi le donne. Di mezz'eta', o trentenni, anche qualche poco piu' che ventenne. Hanno tutte una grazia particolare nel correre, movimenti eleganti, felpati, mai forzati. Sguardi sereni, alcuni sorridenti, estatici, sembrano sante in pieno orgasmo. Mi metto dietro a una di loro e seguo il suo ritmo. Tuta nera attillata, capelli lunghi fluenti, salta le pozzanghere come una impala africana, con la stessa facilita' e levita'. Eppure anche loro hanno i propri demoni contro cui combattere. Ma lo fanno con classe, combattono cadendo in piedi. Sono un grande esempio, per me. Al ritorno il mio ritmo si fa lento, ad un tratto resto solo, solo con i miei pensieri, ma anche con le endorfine che mi trasmettono buon umore a tutti costi. L'obbiettivo finale e' terminare senza inceppamenti muscolari, senza intoppi e sembra ci stia riuscendo. Il rumore dei passi di altri amici corridori che incontro sembra la sequenza di colpi su tamburi selvaggi di un evo lontano o futuro. Ognuno con le proprie smorfie di fatica, la curiosita' di leggere le tue a loro volta, il saluto col braccio levato a riconoscere l'appartenenza tribale. Termino il mio allenamento dopo 47 minuti e dopo i 45 di ieri, senza essere troppo affaticato. Davanti alle case dell'Aler, dove ci sono le altalene faccio un po' di street workout, addominali, piegamenti, trazioni e stretching. Tanto per rinforzare la parte superiore del corpo, che poi se e' robusto si proporziona al gesto dinamico della corsa.
sabato 3 ottobre 2015
Resuscitato
Ebbene oggi dopo una ventina di giorni di bicicletta che non mi sono per nulla dispiaciuti, sono tornato a correre. Sull'Alzaia Naviglio Grande, tempo grigio , temperatura sui 13 gradi, alcuni joggers in pista a caracollare su questa parte di striscia asfaltata a zero traffico motoautomobilistico, a ritmo blando all'inizio. Sono arrivato al Circolo Canottieri, con alla vista numerosi equipaggi di canottaggio seguiti da istruttori in mountain bike sul naviglio, bikers e altri joggers. Mi ha superato un ragazzo sui trent'anni che si voltava ripetutamente per controllare eventuali mie reazioni, che ovviamente non ci sono state. Visto che io correvo contro i miei demoni personali e ne avevo parecchi, ernia del disco, polpacci, bicipiti femorali, lombosciatalgia. Al ritorno mi sono messo nella scia di una ragazza sul metro e settanta, trent'anni circa, tuta nera attillata , scarpe rosa, smartphone in cuffia e fascia spugnosa a fermare i suoi lunghi capelli biondi. Correva leggera e io mi sono messo in scia ed ho cominciato a sudare , ad eliminare tossine e mano mano che correvo e i problemi muscolari o sciatici non insorgevano e le endorfine mi si iniettavano nel cervello mi sentivo felice. Perche' la corsa e' la mia regina, la principessa delle mie preferenze aerobiche. Nel suo primitivismo essenziale, nel suo essere priva di eccessivi orpelli, freni, pompe per gonfiare gomme, borracce che io aborro, senza nessun mp3 in cuffia. Immerso nei mie pensieri e pregno dell'idea guida secondo cui per combattere contro i tuoi demoni, contro il demone della vita , della societa', del mercato, devi avere degli alleati, come avrebbe detto Carlos Castaneda al colmo del suo apprendistato magico ed uno dei piu' potenti, capace di spararti droghe benefiche nel cervello, in vena e fra i muscoli, l'ammazzacolesterolo per antonomasia e l'accrescicervello, e' la corsa, ho fluttuato ad andatura aborigena dietro questa splendida ragazza, questa splendida improvvisata" lepre "che vedevo davanti a un centinaio di metri. Pedalare sul naviglio per una ventina di giorni mi ha rimesso schiena e muscolatura a posto e anche lo yoga, che facevo prima di andare in bici, mi ha riassestato posturalmente. Tanto che oggi mi sentivo di correre senza problemi. Al ritorno , dicevo, sempre dietro wonderwoman donna ragno runner , mi sentivo bene, il fiato non era corto, perche' la bici ha tenuto alta la mia "attenzione"polmonare e ad un certo punto mi e' venuto in mente che da qualche parte avevo letto che Robert De Castella si era infortunato prima di una importante maratona ed aveva proseguito la preparazione in bicicletta, tanto che poi si e' presentato all'appuntamento in questione in piena forma ed ha vinto. Alla fine e' un circolo virtuoso, correre ti aiuta a pensare meglio e pensare meglio ti aiuta a trovare migliori strategie per correre meglio e per sempre. Tipo alternare con la bicicletta facendo di te un cyborg a tempo determinato.
Al termine dell'allenamento, all'altezza di Corsico mi sono fermato per lo stretching[ 45 minuti mi erano bastati]. Dal ponte metallico verde che attraversa il naviglio, in lontananza ho visto wonderwoman donna ragno runner che proseguiva verso Gaggiano, senza voltarsi mai, anche lei in gara con i suoi demoni , in compagnia del suo nume tutelare piu' potente:la corsa. E non c'e' niente di cosi esteticamente bello come quest'immagine di forza e grazia che mi accompagnera' tutto il giorno.
Al termine dell'allenamento, all'altezza di Corsico mi sono fermato per lo stretching[ 45 minuti mi erano bastati]. Dal ponte metallico verde che attraversa il naviglio, in lontananza ho visto wonderwoman donna ragno runner che proseguiva verso Gaggiano, senza voltarsi mai, anche lei in gara con i suoi demoni , in compagnia del suo nume tutelare piu' potente:la corsa. E non c'e' niente di cosi esteticamente bello come quest'immagine di forza e grazia che mi accompagnera' tutto il giorno.
mercoledì 30 settembre 2015
Cyborg generation
Ancora non mi sento di scendere di sella. Tutti i giorni ora pedalo sulla mia mountain bike base presa al Decathlon. In attesa di tornare alla corsa a piedi, mio nume tutelare circa la filosofia primitivista, principio cardine dell'essenzialità, sto familiarizzando con il mezzo ciclabile. E devo ammettere che dopo il disagio iniziale e messi da parte le incertezze sulla salute della prostata superata con una sella speciale con il foro in mezzo e ben imbottita, sto incominciando a familiarizzare non poco, a farmela amica, la mia bicicletta . E come se fosse dotata di un'anima più che solamente metallica sento come se questo mio affetto fosse ricambiato. La coordinazione della pedalata che è diventata meno forzata tanto da concedermi enormi tratti zen in cui il silenzio della pedalata è giustappena sottolineato dal soffio dei raggi intersecati dal vento e dall'oliato andirivieni della catena che ricorda le sartie di un veliero tese dagli alberi scossi dalle vele agitate dai venti ben più lievi di quello che potremmo immaginare se fossimo in un racconto conradiano. In altre parole sento che quella fusione fra le mie leve, i muscoli e il sartiane dei mie tendini possa in qualche modo fondersi molecolarmente con la sella, il telaio , il manubrio , la catena , i raggi e persino i pneumatici dando luogo, lo avverto mentre passo di sera sul naviglio di ritorno da Porta Genova durante il mio percorso serale mentre osservo la strada urbana ammattonata e tagliata dai binari dei tram lungo la quale seduti ai bar bevono birre di ogni colore e foggia, ad un nuovo organismo unico, sintesi di metalli, plastiche, muscoli, tendini , sangue e olio fino ad ora conosciuto solo attraverso romanzi e film di fantascienza: il cyborg. E se la tecnologia può aiutare un corpo a restare in buono stato il più a lungo possibile pur tradendo filosoficamente il primitivismo dell'essenzialità animale del farcela finchè ce la fanno a portarti le tue leve, c'e' da dire che con il tipo di vita che conduciamo e l'alimentazione che primitiva non e', dal momento che persino le proteine sono un lontano ricordo della salubrità delle carni di velociraptor, incidendo pesantemente sul metabolismo, e magri e snelli per quanto si voglia restare non ci si riesce, ad adiuvandum del corpo, protesicamente, consente di contiunuare a coltivare il sogno , se non dell'immortalità, perlomeno della permanenza in vita fino all'ultimo senza restare un peso per gli altri, famiglia e società . Per cui ben venga il cyborg, l'uomo bicicletta e se non potrò tornare a calpestare sterrate e asfaltate sotto il sole cocente e sotto l'acqua scrosciante sullo sfondo di panorami industriali o imperituri[sarà dura per quest'ultimi], ebbene continuerò a farlo sbuffando e sudando sul mio cavallo metallico, alimentato sempre e comunque dalle mie leve , dai miei polmoni e dal mio cuore colmo di gioia per avere la fortuna comunque di poter ancora assaporare quella benefica droga chiamata aerobica. Tanto una volta scesi, persino il camminare farà riecheggiare il mantra primordiale che dà il titolo a questo modesto lavoro: di corsa solo quando corri. Per cui mettere la bici al suo posto, nel box, oliarla, coccolarla, controllarle i freni,l'altezza della sella, saranno amici e compagni di pensieri di per sé poetici.
sabato 19 settembre 2015
Trasformare un problema in una risorsa
Temuto , inaspettato e inopportuno e' arrivato l'infortunio. La mia vecchia ernia del disco mi ha fatto interrompere per il momento l'appuntamento quotidiano con la corsa, la mia piu' grande passione. Ma io , dopo qualche giorno di stop totale e qualche esercizio di yoga mirato al recupero della schiena, pur dolorante, ho inforcato quel cavallo metallico che e' la mia mountain bike. Una mountain bike della prima ora, non ammortizzata, uno di quei prototipi del Decathlon economici ma anche molto resistenti. Cosi da una ventina di giorni circa, tutti i giorni , mi faccio un'ora circa di bicicletta. Anche perche' cosi tengo alto il mio metabolismo, lo mantengo accelerato e non mando a carte quarantotto sei mesi di corsa quotidiana. Dopo qualche giorno di cattivo umore, ecco che il buon umore endorfinico e' tornato e cosi l'appetito e la libido del movimento in generale e della ginnastica da letto in particolare. La bicicletta , che ho accettato e accetto con difficolta' riconoscendo alla corsa quell'essenzialita' primitiva e primigenia del movimento dell'uomo gazzella nella savana della vita contemporanea, comunque, con la sua antigravitazionalita' mi evita parecchi traumatismi . Pedalare in assenza di forte impatto, sia pur con scarpe adeguate, serve a preservare le articolazioni, come caviglie e ginocchia , ma anche e soprattutto la schiena, che quando si ha un'ernia del disco e' sempre foriera di problemi che derivano dall'infiammazione delle cartilagini presenti nei dischi della colonna, le quali, esacerbandosi, schiacciano il nervo sciatico e provocano dolore alla schiena e a tutta la coscia , nel mio caso, destra. Sto soffrendo meno, andando in bicicletta, anziche' dedicarmi al riposo assoluto, ma sto comunque soffrendo. Con la pratica dello yoga mirato e la bicicletta che contribuira' a tenere la mia muscolatura tonica, conto quanto prima di passare ad alternare a giorni corsa con bicicletta fino a completo e totale ripristino che anche altre volte c'e' stato. Anche se una volta non e' detto che sia come un'altra , specialmente se c'e' di mezzo il trascorrere del tempo. Ma io non mi arrendo, mi immolo alla scienza attraverso una mia ricerca personale e tutte le mie esperienze le metto al servizio di voi lettori, appasionati di corsa in primo luogo e di attivita' aerobiche in generale.
In settimana sono andato in piscina a Corsico, la piscina all'interno del parco della Giorgella. Un'ora di nuoto alternando stile libero a dorso. Ero con due mie colleghi di lavoro e nella vasca da venticinque metri ci saremo sparati un centinaio di vasche. Al termine eravamo esausti ma felici e le piadine e le birre medie a coronamento della giornata sono state il nostro piccolo premio per cla fatica catartica del nuoto. Ed ecco che da un infortunio che avrebbe dovuto condannarmi alla immobilita', con determinazione e forza di volonta', trasformando un problema in una risorsa, sto scoprendo, costretto ma va bene cosi, nuovi dimensioni aerobiche che mi stanno schiudendo le porte alla futura pratica del triathlon. Posto che l'alternanza delle tre discipline, dando requie di volta in volta a diversi distretti muscolo-scheletrici, contribuisce ad un allenamento piu' armonico. Anche se la corsa resta per me ,che mi immagino centauro greco , mentre sudo e fatico sotto il ritmo percussivo dei miei passi, la regina delle attivita' aerobiche. E sempre lo restera'. Adesso pero' e'il momento del meritato sofa'. Per oggi non metto piu' un passo. Del resto di fieno in cascina ne ho gia' messo parecchio. Ed e' questo il senso , in qualche modo, nel dire, di corsa solo quando corro
In settimana sono andato in piscina a Corsico, la piscina all'interno del parco della Giorgella. Un'ora di nuoto alternando stile libero a dorso. Ero con due mie colleghi di lavoro e nella vasca da venticinque metri ci saremo sparati un centinaio di vasche. Al termine eravamo esausti ma felici e le piadine e le birre medie a coronamento della giornata sono state il nostro piccolo premio per cla fatica catartica del nuoto. Ed ecco che da un infortunio che avrebbe dovuto condannarmi alla immobilita', con determinazione e forza di volonta', trasformando un problema in una risorsa, sto scoprendo, costretto ma va bene cosi, nuovi dimensioni aerobiche che mi stanno schiudendo le porte alla futura pratica del triathlon. Posto che l'alternanza delle tre discipline, dando requie di volta in volta a diversi distretti muscolo-scheletrici, contribuisce ad un allenamento piu' armonico. Anche se la corsa resta per me ,che mi immagino centauro greco , mentre sudo e fatico sotto il ritmo percussivo dei miei passi, la regina delle attivita' aerobiche. E sempre lo restera'. Adesso pero' e'il momento del meritato sofa'. Per oggi non metto piu' un passo. Del resto di fieno in cascina ne ho gia' messo parecchio. Ed e' questo il senso , in qualche modo, nel dire, di corsa solo quando corro
giovedì 10 settembre 2015
Di corsa fra gli ulivi millenari
Quindici giorni di corsa fra gli ulivi della Puglia, in agro di Ostuni. Ho corso tutti i giorni con qualsiasi tempo, anche se faceva prevalentemente caldo anche se non umido ma secco ed era ventilato. La resa mi e' sembrata migliore, anche perche' venivo da mesi di caldo intenso milanese e l'organismo era iperallenato alle alte temperature . Correre in mezzo agli ulivi , nelle campagne, fra appezzamenti di terra rossa, muri a secco, istoriati di gechi millenari immobili in attesa della farfalla della vita, fra casine di campagna, trulli, filari di viti, mandorleti, e cani latranti che ti affrontavano ad ogni giro di curva , su strade di asfalto rabberciato o , in prevalenza, su sterrate, per non parlare delle sabbiose a mare, inalando iodio e restituendo odio...e' una sensazione unica. Sei sempre in compagnia, vuoi di rondinelle di mare, di gheppi o tortore che si insinuano fra gli uliveti con le loro traiettorie sghembe, non puoi certo lamentarti di una mancanza di competizione, perche' corri con tutti gli elementi a cui badi inevitabilmente e incomparabilmente. Certo incontrare i cani puo' disturbare ma basta fermarsi e compiere il gesto, solo quello, di raccogliere una pietra , che ecco che quegli animali intelligenti battono in ritirata; perche' tutti i cani di campagna e delle campagne pugliesi in particolare, hanno assaggiato le pietre, vuoi per retaggi agropastorali , vuoi come strumento attenuatore di caratteri nevrili. A volte basta semplicemente pensare intensamente a raccogliere una pietra , con l'intensita' esaltata dalle endorfine e dai sensi in estasi ribollenti sul fornello della fatica, che ecco le bestiole retrocedere in men che non si dica e trasformare il rallentamento in un "prendere fiato" e basta.
E poi ci sono gli ulivi, questi patriarchi verdi che il giornalista Pino Aprile sostiene camminino, sia pur a distanza di decenni, si spostano, con le loro radici-gambe. Mentre corri in mezzo a quegli enormi torsi legnosi ti sembra di attraversare un museo di sculture millenarie, con quei tronchi che paiono assumere le forme di quel che vedono, come stampanti Hd: facce di uomini, di monaci basiliani, forme animali avvinghiate, muscoli di gladiatori, zoccoli di cavalli, di balene arenate sulle spiagge e mentre lo fai, correre li in mezzo, pensi che un giorno qualcuno di questi eterni testimoni del tempo scattera' la sua foto clorofilliana e comincera' a scolpire un corpo mediterraneo a torso nudo di corsa come un centauro omerico.
giovedì 13 agosto 2015
Sangue in bocca
Stasera ho corso sul naviglio, alzaia Trieste. Avevo voglia di vedere altri joggers. E non sono mancati. All'andata, da Corsico verso il circolo canottieri Olona, caldo intenso, umido, sui 37 gradi. Alla faccia dei meteorologi che avevano detto che la temperatura sarebbe scesa. Ma il caldo intenso non mi dispiace. E' un altro concorrente da battere.
Ad un certo punto un tizio sui 40 anni mi ha superato, era magro, canotta con il nome di una societa' sportiva di triathlon. Dopo che mi ha sorpassato guardava con la coda dell'occhio se per caso stessi replicando al suo attacco. Neanche per sogno, sono andato al mio ritmo. Certo andava forte, ma per esperienza sapevo che di li a poco avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. Il caldo era troppo intenso e stava bruciando ossigeno troppo velocemente. Probabilmente voleva provare una specie di competizione. Poco dopo infatti si e' fermato. Io l'ho superato senza alcuna gloria. E non ne voglio.
Una volta arrivato al circolo canottieri Olona, sono tornato indietro. Avevo tutta la maglietta inzuppata e i vari joggers con magliette tecniche strafiche mi guardavano un po' schifati, mentre nonostante le loro magliette strafiche scacciavano zanzare tigre con le mani. Quelle stesse zanzare tigre che si guardavano dal'affrontare la mia maglietta sudata. Anche se il mio afrore non e' proprio pestilenziale. Ma per i ditteri lo deve essere.
Poco dopo un altro campione mi ha sorpassato. Molto piu' magro di me. Da come si divincolava scomposto nella corsa del tutto innaturale, sapevo che stava correndo al massimo, per farmi vedere chi fosse il piu' forte. Io ho tenuto il mio ritmo e l'ho seguito per un quattro chilometri buoni, mentre lui si voltava in continuazione per vedere a che punto fossi. Io avevo 10 anni di piu' e probabilmente anche 10 chili in sovrapiu'. Ma senza forzare gli sono stato dietro e avrei anche potuto sorpassarlo. Ma non era certo mia intenzione. Io ero impegnato ad ascoltare il mio corpo, i suoi organi, le mie sensazioni. Ma dentro di me non ho potuto non riflettere sul fatto che i chili e gli anni in piu' , entro certi termini, non influiscono sul rendimento. E' la mente il vero motore del movimento. E una mente ben diretta puo' far fare alle leve corporee cose incredibili.
Al 40esimo minuto di corsa ho avvertito un po' di fatica e una sensazione di sangue in bocca. Era tempo che non la provavo. Subito dopo mi sono sentito bene. Come se quella sensazione primitiva mi avesse dato dell'energia suppletiva che dai meandri piu' reconditi mi e' giunta inaspettata. Mi ha fatto venire in mente di una volta che sono caduto sullo sterrato e mi sono sbucciato un deltoide. Il contatto con la terra non mi ha procurato alcun dolore, anzi e' stato quasi sessuale, come se mi fossi ricongiunto con la terra. Dovevo essere sotto endorfine. Ecco, la sensazione di sangue in bocca mi e' tornata dopo molto tempo. E viene quando sei al culmine della fatica. Il corpo comunica che sta a riserva. E la mente registra che e' quello il momento in cui inizia davvero l'allenamento.
Ad un certo punto un tizio sui 40 anni mi ha superato, era magro, canotta con il nome di una societa' sportiva di triathlon. Dopo che mi ha sorpassato guardava con la coda dell'occhio se per caso stessi replicando al suo attacco. Neanche per sogno, sono andato al mio ritmo. Certo andava forte, ma per esperienza sapevo che di li a poco avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. Il caldo era troppo intenso e stava bruciando ossigeno troppo velocemente. Probabilmente voleva provare una specie di competizione. Poco dopo infatti si e' fermato. Io l'ho superato senza alcuna gloria. E non ne voglio.
Una volta arrivato al circolo canottieri Olona, sono tornato indietro. Avevo tutta la maglietta inzuppata e i vari joggers con magliette tecniche strafiche mi guardavano un po' schifati, mentre nonostante le loro magliette strafiche scacciavano zanzare tigre con le mani. Quelle stesse zanzare tigre che si guardavano dal'affrontare la mia maglietta sudata. Anche se il mio afrore non e' proprio pestilenziale. Ma per i ditteri lo deve essere.
Poco dopo un altro campione mi ha sorpassato. Molto piu' magro di me. Da come si divincolava scomposto nella corsa del tutto innaturale, sapevo che stava correndo al massimo, per farmi vedere chi fosse il piu' forte. Io ho tenuto il mio ritmo e l'ho seguito per un quattro chilometri buoni, mentre lui si voltava in continuazione per vedere a che punto fossi. Io avevo 10 anni di piu' e probabilmente anche 10 chili in sovrapiu'. Ma senza forzare gli sono stato dietro e avrei anche potuto sorpassarlo. Ma non era certo mia intenzione. Io ero impegnato ad ascoltare il mio corpo, i suoi organi, le mie sensazioni. Ma dentro di me non ho potuto non riflettere sul fatto che i chili e gli anni in piu' , entro certi termini, non influiscono sul rendimento. E' la mente il vero motore del movimento. E una mente ben diretta puo' far fare alle leve corporee cose incredibili.
Al 40esimo minuto di corsa ho avvertito un po' di fatica e una sensazione di sangue in bocca. Era tempo che non la provavo. Subito dopo mi sono sentito bene. Come se quella sensazione primitiva mi avesse dato dell'energia suppletiva che dai meandri piu' reconditi mi e' giunta inaspettata. Mi ha fatto venire in mente di una volta che sono caduto sullo sterrato e mi sono sbucciato un deltoide. Il contatto con la terra non mi ha procurato alcun dolore, anzi e' stato quasi sessuale, come se mi fossi ricongiunto con la terra. Dovevo essere sotto endorfine. Ecco, la sensazione di sangue in bocca mi e' tornata dopo molto tempo. E viene quando sei al culmine della fatica. Il corpo comunica che sta a riserva. E la mente registra che e' quello il momento in cui inizia davvero l'allenamento.
lunedì 10 agosto 2015
Prima della pioggia
Ieri ho corso per un'ora, c'erano trentasette gradi. Sono andato sul naviglio, c'e' sempre qualcuno sull'Alzaia Naviglio Trieste, anche se con quella temperatura non credevo. Molti in bicicletta ma anche alcuni joggers. Una decina in tutto, ma non sono pochi.
Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere.
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso.
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso.
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso.
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita la visione periferica , con lo specchio retrovisore della mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi.
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali.
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso.
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.
Era l'una circa e il mio barometro interiore mi diceva , vai a correre ora , perche' dopo piovera'. Era come se sentissi nei muscoli e nelle ossa che sarebbe venuto a piovere.
All'andata avevo una brezza fresca che mi refrigerava, correvo a torso nudo, come alcuni ultramaratoneti americani, come Krupicka, un corridore estremo americano di chiare origini polacche che vive e si allena sulle montagna. E' barbuto, corre senza calze, nelle scarpe ci mette della sabbia e impugna due borracce per tutto il tempo della gara o dell'allenamento. Comunque non ha limiti, si infortuna spesso, come leggo sul suo blog:http://antonkrupicka.com/blog/. Riguardo al mio rapporto con l'idratazione, la ritengo importante, ma poiche' per me la corsa e' essenzialita' massima, voglio correre con meno orpelli possibili addosso.
Con questo caldo la maglietta e' inutile, dopo un po' ti trovi a correre come se avessi un mocio pieno d'acqua di rigovernatura addosso.
Arrivo fino al circolo canottieri Olona. Mi fermo un momento e ritorno indietro. Il caldo si fa piu' intenso.
Durante il tragitto di ritorno c'e' un punto, ho l'osteria Naviglio Grande sulla sinistra al di la' del canale, dove non c'e' un refolo di vento. E' a quel punto che inganno la mia mente cercando di convincermi che non ho caldo, mi impongo un viaggio interiore al peyote senza averne assunto. Per un minuto nella mia mente si focalizza l'immagine di don Juan Matos, l'indiano yanqui di cui parlava nei suoi libri l'antropologo Carlos Castaneda, in una delle sue tante camminate senza tempo nel deserto messicano mentre esercita la visione periferica , con lo specchio retrovisore della mente . Come un corvo all'improvviso percepisco che fendere l'aria con il mio corpo esercita su di me un effetto ventilatore. Muovo l'aria e godo di questo refrigerio. Paradossalmente correre in questo frangente mi mantiene piu' fresco che se camminassi.
Passato questo tratto mi ritrovo solo, una lunga interminabile visione di asfalto solitario davanti a me. E' allora che mi viene in mente il problema dell'idratazione. Ma sara' poi vero che se non ci si idrata bene subentrano problemi muscolari? O derivano dal semplice affaticamento muscolare? Secondo me bere durante la performance appesantisce lo stomaco e fa lavorare i succhi gastrici di piu'. Inoltre bere anche durante la performance contribuisce ad una dispersione di sali minerali che sono essenziali all'organismo. Molti maratoneti marocchini non bevono affatto persino durante la Marathon de Sables, la massacrante ultramaratona che si tiene nel sud del Marocco.
Io generalmente mi idrato bene durante la giornata e dopo l'allenamento. Se bevo durante ho disturbi intestinali.
Continuando l'allenamento incrocio un magrebino che corre con canotta e maglietta, fresco come una rosa. Probabilmente non ha un'oncia di grasso addosso.
Rallento il passo ma ecco che improvvisamente si alza un vento fresco e il cielo si annuvola. La temperatura cala all'improvviso. C'e' aria di pioggia e a torso nudo avverto come un brivido di freddo. Le mie carni che normalmente ferme al sole si sarebbero grigliate, nel movimento mitigato dal copioso sudare si abbronzano naturalmente. E io posso terminare l'allenamento prima che piova.
venerdì 7 agosto 2015
L'arcobaleno della coscienza motoria
Oggi allenamento di 70 minuti, partendo da casa mia a Corsico, poi lungo i canali irrigui di Buccinasco, parco dei Fontanili , fino al laghetto Santa Maria di Buccinasco, verso Gudo Gambaredo, pura campagna, 35 gradi, ma caldo meno umido del solito. Ieri ho bevuto moltissima acqua per vedere se i problemi muscolari potessero derivare dalla scarsa o insufficiente idratazione. E devo dire che e' andata bene, nessun problema, i muscoli hanno tenuto alla grande. L'andatura e' stata modesta, ma in queste condizioni climatiche l'obbiettivo e' terminare l'allenamento senza fermarsi. A meta' allenamento circa, vicino all'ingresso dell'area che circonda il lago Santa Maria, ho smesso di interrogarmi se stessi andando ad una media di sei o sette minuti al chilometro. Eravamo io, il caldo, l'umido, l'asfalto, perche' meta' di questo percorso e' sull'asfalto, a me non congeniale, la brezza assente e la solitudine assoluta. Niente podisti, niente ciclisti, niente auto,ore 10 di mattina. Gli avversari da tenere a bada, come vedete , c'erano. Per cui non mi manca certo la competizione. Al ritorno c'e' un tratto , un piccolo avvallamento, che non e' attraversato da correnti d'aria, stagnante, io lo chiamo la valle della morte. A quel punto ho gia' corso per circa 50 minuti. E' il punto critico del percorso. E' in quel momento che combatti con quelle che i buddisti chiamano passioni offuscanti. Sei percorso da mille dubbi sul chi te la fa fare. Devi far prevalere l'orgoglio del guerriero interiore. In quel momento vedi passare davanti carretti di estate' gravidi di cubetti di ghiaccio, aranciate amare on the rocks, cedrate al banco bar mentre osservi le scollature di ragazze abbronzate, caraffe d'acqua gelida di montagna, fontane di centri storici nei pomeriggi della controra estiva, granite alla menta mentre sei immerso nelle gelide acque del mediterraneo. Passato quel momento, inizia il vero e proprio allenamento. Qualcuno potrebbe pensare ad un esercizio di masochismo o di ascetismo. In realta' superato quel momento le energie iniziano a ricaricarsi, ti senti piu' forte, soprattutto mentalmente e le endorfine pompano nel cervello come non mai. Ti senti capace di qualsiasi cosa, pensi meglio oppure a niente, che e' altrettanto difficile, quintessenza della meditazione, se vogliamo. E' a quel punto che mi sovviene un pensiero nitido, puro: correre , che e' una forma d'arte, e' come scrivere, non bisogna abusarne. Lo si deve fare una volta al giorno, perche' quella magia si concentra in un arco temporale di continuita'. Oppure lo devi fare tutto il giorno, senza interruzioni. L'interruzione del flusso di coscienza sia mentale che motoria, fa svanire quella magia che si sostiene proprio con quell'arco energetico che possiamo definire l'arcobaleno della coscienza motoria. O della coscienza e basta.
lunedì 3 agosto 2015
La teoria del cervello di Peter Pan che divora muscoli di zucchero filato.
Da due giorni corro di mattina presto. Purtroppo il resto del giorno devo lavorare quindi non corro piu' di 45 minuti. Risolvo il problema del post corsa dal momento che termino il training troppo sudato, che dico, liquefatto, per sdraiarmi su qualsivoglia panchina a fare addominali, con una serie di esercizi in piedi mutuati dal qi gong. Cosi non devo sdraiarmi su panchine luride dove di notte tuguriano in tanti. Ultimamente corro piu' lentamente ma, potrei dire, piu' inesorabilmente, se e' vero come e' vero che l'eta' diminuisce la velocita' ma aumenta la resistenza. Ho notato che ho problemi di propriocettivita'. Cerco di spiegarmi: la mente sente di poter forzare, sembra rinvigorita, ringiovanita e registra i miglioramenti dovuti all'allenamento, ma la muscolatura invecchia, perde in flessibiita', in duttilita', per cui se non si sta attenti e si forza in base agli impulsi della mente, le contratture , gli indurimenti, per non parlare dei crampi o addirittura degli strappi, sono sempre in agguato. Per cui con un adeguato controllo della mente sono stato in grado di correre piu' lentamente, con falcata breve, evitando traumi muscolari. Sono cose che ti suggerisce l'esperienza, l'attento ascolto dei segnali del corpo mentre corri. Un po' i dintorni di Corsico si sono svuotati. La mattina non si sente quasi piu' del tutto il rombo della automobili di chi va a lavorare. Molti sono partiti per le vacanze. Anche se sono sempre di meno degli anni scorsi. I posti per parcheggiare sono sempre difficili da trovare perche' tanta gente pur essendo in ferie non ha soldi per partire, per viaggiare.Per cui ho corso in un'atmosfera surreale, sullo sterrato verso Buccinasco, in mezzo a palazzi con le persiane abbassate{ per la gente in viaggio o presente in ferie sulla poltrona di casa}, quasi nessuno in giro. Il caldo e' finalmente sopportabile per cui correre e' davvero gradevole piu' che mai. Lo e' sempre ma il clima incide , decisamente. E quindi in questi due giorni ho portato a casa la teoria del cervello da Peter Pan che divora i muscoli di zucchero filato. Non mi illudo di vivere piu' a lungo degli altri. Potrei benissimo morire prima di qualche incallito fumatore o bevitore. Ma avro' comunque vissuto meglio. La mia energia superstite avra' memoria del sapore vero degli alimenti, dell'odore vero del sesso e della tranquillita' d'animo di un cuore sedato dalla fatica.
giovedì 30 luglio 2015
La filosofia della corsa.
Dietro la corsa c'e' una filosofia. In generale. Io ci ho trovato una mia personale filosofia. La corsa di resistenza fa bene alla salute, e' risaputo, fa bene all'umore attivando le endorfine, combatte la depressione, ha un'effetto tabula rasa, cancella il dolore psichico. Quanto piu' aumenta la stanchezza, quanto piu' la stanchi, piu' i ricordi tristi, le facce sconvenienti della giornate e gli stati d'animo del conflitto sociale, visto che la nostra societa' e' basata su questo,vengono spazzati via da questo meccanismo. Ma per me la corsa allena il muscolo piu' importante che spesso trascuriamo: la forza di volonta'. Resistere fisicamente nel compiere migliaia di volte velocemente lo stesso identico gesto all'infinito, allena la mente a fronteggiare qualsiasi situazione di stress. Al termine dell'allenamento sei stanco e felice. Una volta pensavo che tutti quelli che correvano fossero persone migliori. Io non ci credo. Dipende dai motivi per cui corri. Se stai correndo per competere con gli altri non fai altro che riprodurre in forma ludicomotoria le dinamiche del conflitto sociale. Io spesso vado a correre sul naviglio fra Corsico e Milano, a volte sono costretto, di sera specialmente a causa del fatto che e' illuminato. Non immaginate quanta gente si ammazzi nel tentativo di superarti ...per poi collassare subito dopo fingendo di aver concluso l'allenamento. Io corro per competere con me stesso e correro' finche' non riusciro' a battermi. Inoltre correre un certo numero di ore al giorno, alla settimana, in un mese, all'anno, mi aiuta a oziare durante il tempo del riposo. Che paragonato a quello della corsa e' infinito. Mi insegna a fare lentamente il resto. Mentre corro applico il metodo buddista del qui e ora. Ad un certo punto dell'allenamento mi vedo impegnato nel correggere la postura, i difetti della falcata, ad ammortizzarla, e penso all'essenza di quello che sto facendo, rimandando a dopo il pensiero degli addominali e dello stretching ,che nel mio caso essendo affetto da un'ernia del disco sono fondamentali. Ma l'essenza dell'immagine di me stesso che corro nel momento in cui lo faccio vorrei che non finisse mai. Ecco io sentendomi essenziale nel gesto della corsa mi riconnetto con la mia essenza primordiale, con l'avo primitivo, con il cacciatore per sopravvivenza e non per diletto. La preda e' :me stesso. Durante il resto della giornata mi resta dentro cio' che la corsa mi ha insegnato: resistere alle avversita' , cosa che hai provato quando volevi fermarti per la stanchezza e non l'hai fatto, respirare con un buon ritmo, cosa che ti consente di mantenere la calma e la lucidita' in momenti della giornata in cui questi aspetti ti sono richiesti.
Bisogna partire piano e poi se possibile controllare le energie, indirizzarle, educarle, una specie di pedagogia del movimento corporeo. Correre conservando sempre una riserva di energia per i momenti in cui dovesse servirti. Che ne so , un cane che ti insegue, un auto che non ti ha visto. E nella vita e' lo stesso. In definitiva applico le regole dell'ozio creativo alla corsa e al movimento.. Ecco perche' bisogna andare di corsa solo quando corri.
A volte mi infortunero' e andro' in bicicletta, ma anche se su questo cavallo meccanico mentalmente correro', magari ad un certo punto camminero', ma mentalmente correro'. Quando non ce la faro' piu' striscero', ma dentro di me correro'. Perche' il mio muscolo piu' ipertrofico sara' la forza di volonta'. Chiamatemi Nietzsche al contrario. La Forza di Volonta' battera' la Volonta' di Potenza.
Bisogna partire piano e poi se possibile controllare le energie, indirizzarle, educarle, una specie di pedagogia del movimento corporeo. Correre conservando sempre una riserva di energia per i momenti in cui dovesse servirti. Che ne so , un cane che ti insegue, un auto che non ti ha visto. E nella vita e' lo stesso. In definitiva applico le regole dell'ozio creativo alla corsa e al movimento.. Ecco perche' bisogna andare di corsa solo quando corri.
A volte mi infortunero' e andro' in bicicletta, ma anche se su questo cavallo meccanico mentalmente correro', magari ad un certo punto camminero', ma mentalmente correro'. Quando non ce la faro' piu' striscero', ma dentro di me correro'. Perche' il mio muscolo piu' ipertrofico sara' la forza di volonta'. Chiamatemi Nietzsche al contrario. La Forza di Volonta' battera' la Volonta' di Potenza.
martedì 21 luglio 2015
La mistica della corsa
Ieri ho provato a correre di sera tardi. Ho iniziato alle 22,30, dopo otto ore di lavoro e come gia' sapete la muscolatura era rigida, l'effetto psicologico di finire la giornata di lavoro ad un orario che ti inibisce la prosecuzione della giornata in senso ludico riscattando le ore di lavoro, irrigidisce la muscolatura ancora di piu'. Sono andato a correre sul naviglio, sull'Alzaia Trieste, nella parte pedonale, in mezzo il naviglio e a destra del naviglio la strada con rare automobili che andavano verso Milano. C'erano altri che, come me, da talune signore anziane, potevano essere considerati degli insulsi perditempo che stavano sottraendo energie al lavoro, figlie di una societa' per cui il lavoro era una religione, una specie di dottrina dell'inerzia mentale e dell'ineducazione fisica, nel momento in cui abituava i corpi a torsioni innaturali. Altri sconsiderati che correvano a quell'ora in cui una rara brezza si era levata e mitigava un calore che nel corso della giornata era stato tropicale.Non capiranno mai, queste signore, intrise come sono di quella subcultura produttivistica della fabbrica, che la gente come noi fa risparmiare milioni al servizio sanitario nazionale e manda in fallimento la sottindustria degli aperitivi e delle merendine. Migliorando con il loro esempio la salute generale del popolo.
Ho corso molto vicino agli alberi, ne sentito l'effetto ossigenante, quasi avvertivo lo scambio clorofilliano, fino a quando, a meta' percorso circa, ho avvertito una fitta al bicipite femorale della coscia sinistra. Mi sono fermato, ho fatto qualche esercizio di stretching, mi sono stirato. Poi ho proseguito. Era la conferma che l'asfalto non e' una superficie a me congeniale, deve essere che il primitivismo religioso animistico di cui mi sento ancestralmente pregno mi richiama alla nuda terra ammortizzante nell'assecondare il passo del cacciatore di gazzelle che devo essere stato in qualcuna delle mie preesistenze.Poi ho avuto una sorta di intuizione, mi sono allontanato dalle piante e ho corso piu' vicino all'acqua. E il dolore al bicipite femorale mi e' quasi scomparso. Deve essere stato che l'attivita' elettrica delle piante come linguaggio urlato in risposta al calore eccessivo e all'effetto serra provocato dai gas serra ha attraversato i mie muscoli. Adesso che ci penso tutta la muscolatura ha cominciato a indolenzirsi e il bicipite femorale ha ceduto. Magari saranno elucubrazioni ma se non le scrivessi in questo specie di diario di uno che corre tradirei il messaggio che voglio lanciare: trasferire sensazioni e pensieri, poesia, muscoli e riflessioni che sgorgano naturalmente durante la piu' bella attivita' dinamica dell'essere umano: la corsa. Sul finale , memore di alcune letture su tecniche di meditazione buddiste, mi sono concentrato sul respiro e nella parte inspiratoria attraverso un processo immaginativo ho spinto l 'aria all 'interno del mio organismo immaginando che penetrasse nelle parti muscolari indolenzite. Ho provato subito una sensazione di benessere e i dolori sono scomparsi. Ho finito l'allenamento in 45 minuti. Training da cui ho imparato molto, quasi un'esperienza mistica.
Ho corso molto vicino agli alberi, ne sentito l'effetto ossigenante, quasi avvertivo lo scambio clorofilliano, fino a quando, a meta' percorso circa, ho avvertito una fitta al bicipite femorale della coscia sinistra. Mi sono fermato, ho fatto qualche esercizio di stretching, mi sono stirato. Poi ho proseguito. Era la conferma che l'asfalto non e' una superficie a me congeniale, deve essere che il primitivismo religioso animistico di cui mi sento ancestralmente pregno mi richiama alla nuda terra ammortizzante nell'assecondare il passo del cacciatore di gazzelle che devo essere stato in qualcuna delle mie preesistenze.Poi ho avuto una sorta di intuizione, mi sono allontanato dalle piante e ho corso piu' vicino all'acqua. E il dolore al bicipite femorale mi e' quasi scomparso. Deve essere stato che l'attivita' elettrica delle piante come linguaggio urlato in risposta al calore eccessivo e all'effetto serra provocato dai gas serra ha attraversato i mie muscoli. Adesso che ci penso tutta la muscolatura ha cominciato a indolenzirsi e il bicipite femorale ha ceduto. Magari saranno elucubrazioni ma se non le scrivessi in questo specie di diario di uno che corre tradirei il messaggio che voglio lanciare: trasferire sensazioni e pensieri, poesia, muscoli e riflessioni che sgorgano naturalmente durante la piu' bella attivita' dinamica dell'essere umano: la corsa. Sul finale , memore di alcune letture su tecniche di meditazione buddiste, mi sono concentrato sul respiro e nella parte inspiratoria attraverso un processo immaginativo ho spinto l 'aria all 'interno del mio organismo immaginando che penetrasse nelle parti muscolari indolenzite. Ho provato subito una sensazione di benessere e i dolori sono scomparsi. Ho finito l'allenamento in 45 minuti. Training da cui ho imparato molto, quasi un'esperienza mistica.
sabato 18 luglio 2015
Un tempo catturavamo le gazzelle prendendole per stanchezza.
Oggi dopo 8 ore serrate di lavoro a contatto con il pubblico, quarantacinque minuti di running.
Trentaquattro gradi e 36% di umidita'.
Ho scelto un percorso per l'80% all'ombra, sterrato, che da Corsico attraversa alcuni condomini con giardini intorno, di Buccinasco e termina passando sotto al ponte della tangenziale, poco dopo il cimitero.
All'altezza di un piccolo parco a Buccinasco, dove di solito mi fermo una decina di minuti per fare addominali e piegamenti su delle panche marmoree e trazioni agli alberi , ho incontrato due ragazze adolescenti, sui diciott'anni, fisico da gazzelle, che procedevano di corsa a passo elegante e sicuro in sincrono.
Sembravano sorelle, silhouettes da podiste, vestite discinte, pelli arrossate dal sole, capelli lunghi legati a coda di puledro.
E alcune signore , mi piace pensare , a me cultore di video porno, genere gilf, che praticavano camminata veloce e mostravano corpi tonici molto piu' in forma di loro coetanee sedentarie.
Alcune altre ragazze , al mio passaggio, hanno chiamato a se' i propri cani, fra cui alcuni pittbull che mi guardavano in modo poco raccomandabile.
In genere c'e' rispetto per chi pratica podismo, i proprietari di cani hanno sempre i loro animali a vista, ben attenti che , spesso non al guinzaglio, non si avventino ai polpacci dei corridori.
Poi altri podisti, che, oggi che e' sabato, e' abbastanza consueto.
Non fosse per il caldo.
Ma questa sfida al caldo in questo periodo dell'anno in cui la maggior parte della gente e' in ferie al mare o all'estero, mi fa capire che c'e' aria di crisi e che molti fanno le ferie a casa.
E , soprattutto alla palestra, preferiscono le scarpe da running.
E' come se la crisi stesse facendo riscoprire una delle piu' antiche e sane attivita' di movimento per l'uomo.
E' come se improvvisamente, in modo involontario, la crisi economica , creando problemi in alcuni ambiti stesse creando opportunita' in altri , mandando in pensione assurde catene di palestre , fabbriche di muscoli in stile catena di montaggio, con tapis roulants che fanno sembrare tutti dei goffi Chaplin in "Tempi Moderni'", in luogo della riscoperta della piu' antiche e ancestrali forme gestuali di movimento, che un tempo era necessaria alla sopravvivenza. Se pensiamo all'immagine dell'uomo primitivo che inseguiva una gazzella per chilometri catturandola per stanchezza. E che oggi sembra tornata in auge, complice la crisi, a darci una mano a combattere l'assurdo abuso di alcune delle piu' insospettabili e subdole droghe moderne: le merendine.
Due giorni fa avevo corso sullo stesso percorso e nella parte iniziale avevo avuto dei dolori alle ginocchia. La qual cosa mi aveva suggerito che sarebbero aumentati il giorno dopo e il giorno appresso. Invece non li ho piu' avuti e non perche' avessi cercato di adottare uno stile di corsa piu' ergonomico, stile da nero molleggiato durante un regaeton, ma perche' , inconsapevolmente, avevo mangiato carne rossa per un paio di giorni. Alimento che ha fatto bene ai miei muscoli che hanno reagito sprigionando una tonicita' che ha fasciato le articolazioni ammortizzandole. Alla faccia delle teorie vegetariane sulla corsa. Cio' che mangiamo influisce comunque in modo diretto sul nostro rendimento psicofisico. E la carne rossa , alimento di cui non bisogna abusare, pero' ,in quanto ricca di vitamina b, ha effetti positivi sullo stress psicofisico. E vederne e studiarne gli effetti sulla propria persona e' affascinante.Della carne come di altri alimenti.
Trentaquattro gradi e 36% di umidita'.
Ho scelto un percorso per l'80% all'ombra, sterrato, che da Corsico attraversa alcuni condomini con giardini intorno, di Buccinasco e termina passando sotto al ponte della tangenziale, poco dopo il cimitero.
All'altezza di un piccolo parco a Buccinasco, dove di solito mi fermo una decina di minuti per fare addominali e piegamenti su delle panche marmoree e trazioni agli alberi , ho incontrato due ragazze adolescenti, sui diciott'anni, fisico da gazzelle, che procedevano di corsa a passo elegante e sicuro in sincrono.
Sembravano sorelle, silhouettes da podiste, vestite discinte, pelli arrossate dal sole, capelli lunghi legati a coda di puledro.
E alcune signore , mi piace pensare , a me cultore di video porno, genere gilf, che praticavano camminata veloce e mostravano corpi tonici molto piu' in forma di loro coetanee sedentarie.
Alcune altre ragazze , al mio passaggio, hanno chiamato a se' i propri cani, fra cui alcuni pittbull che mi guardavano in modo poco raccomandabile.
In genere c'e' rispetto per chi pratica podismo, i proprietari di cani hanno sempre i loro animali a vista, ben attenti che , spesso non al guinzaglio, non si avventino ai polpacci dei corridori.
Poi altri podisti, che, oggi che e' sabato, e' abbastanza consueto.
Non fosse per il caldo.
Ma questa sfida al caldo in questo periodo dell'anno in cui la maggior parte della gente e' in ferie al mare o all'estero, mi fa capire che c'e' aria di crisi e che molti fanno le ferie a casa.
E , soprattutto alla palestra, preferiscono le scarpe da running.
E' come se la crisi stesse facendo riscoprire una delle piu' antiche e sane attivita' di movimento per l'uomo.
E' come se improvvisamente, in modo involontario, la crisi economica , creando problemi in alcuni ambiti stesse creando opportunita' in altri , mandando in pensione assurde catene di palestre , fabbriche di muscoli in stile catena di montaggio, con tapis roulants che fanno sembrare tutti dei goffi Chaplin in "Tempi Moderni'", in luogo della riscoperta della piu' antiche e ancestrali forme gestuali di movimento, che un tempo era necessaria alla sopravvivenza. Se pensiamo all'immagine dell'uomo primitivo che inseguiva una gazzella per chilometri catturandola per stanchezza. E che oggi sembra tornata in auge, complice la crisi, a darci una mano a combattere l'assurdo abuso di alcune delle piu' insospettabili e subdole droghe moderne: le merendine.
Due giorni fa avevo corso sullo stesso percorso e nella parte iniziale avevo avuto dei dolori alle ginocchia. La qual cosa mi aveva suggerito che sarebbero aumentati il giorno dopo e il giorno appresso. Invece non li ho piu' avuti e non perche' avessi cercato di adottare uno stile di corsa piu' ergonomico, stile da nero molleggiato durante un regaeton, ma perche' , inconsapevolmente, avevo mangiato carne rossa per un paio di giorni. Alimento che ha fatto bene ai miei muscoli che hanno reagito sprigionando una tonicita' che ha fasciato le articolazioni ammortizzandole. Alla faccia delle teorie vegetariane sulla corsa. Cio' che mangiamo influisce comunque in modo diretto sul nostro rendimento psicofisico. E la carne rossa , alimento di cui non bisogna abusare, pero' ,in quanto ricca di vitamina b, ha effetti positivi sullo stress psicofisico. E vederne e studiarne gli effetti sulla propria persona e' affascinante.Della carne come di altri alimenti.
giovedì 16 luglio 2015
Chi ama correre, in un modo o nell'altro, lo fara'
Ieri 45 minuti, caldo ben oltre i 35 gradi, nessuno in giro, nessuno in giro gente giusta in giro. A volte e' cosi, quando te ne vuoi stare solo con i tuoi pensieri. Non ricordo niente del ritorno, dopo il giro di boa. E questo vuol dire che con la mente ho visitato altri mondi. Ho un ernia del disco e varie protusioni e molti medici mi hanno sempre sconsigliato la corsa. Poi piano piano ho ascoltato alcuni fisioterapisti dell'ospedale San Paolo di Milano, dove fui ricoverato 15 anni fa perche' completamente bloccato e sei mesi di stampelle. Una ragazza di cui non ricordo il nome mi disse vaticinante: tu correrai ancora. Dopo di allora ho sempre corso ma mai con la convinzione degli ultimi tempi. Sempre con la paura. Interrompendo per mesi, a volte anni. Convertito al qi gong o allo yoga. Oggi sono convinto che tali ginnastiche per lo stile di vita di noi occidentali e per il tipo di alimentazione, possono solo aiutare psichicamente ma non influiscono se non in minima parte sul metabolismo. Se vuoi bruciare grassi devi correre. Certo, c'e' anche il nuoto. Ma se lo pratichi a mare puo' essere solo stagionale e per chi , al mare, ci abita vicino, e in piscina tra il tempo trascorso per andarci, le corsie intasate di gente che va al proprio ritmo, le raccolte di funghi senza essere cappuccetto rosso, e' piu' lo stress che subisci che i benefici che ne derivano. Che, chiariamoci, per chi ha ernie discali e protrusioni, specie nello stile del dorso e' una mano santa. Poi grazie a internet mi sono messo a fare ricerche e chi ha la "malattia" della corsa riesce a pensare e studiare cose incredibili pur di riprendere a correre. C'e' un sito, Spirito Trail, un forum sulla corsa fuoripista, e un topic specifico intitolato "corsa ed ernia del disco". Per chi ha protrusioni si parla di esercizi posturali, esercizi di McKenzie, stiramenti dorsali , chiropratici, ozonoterapia{per altro costosissima}ma anche da ultimo e non per importanza, di potenziamento degli addominali allo scopo di scaricare il peso del corpo durante il gesto della corsa sulla muscolatura invece che sulla colonna vertebrale. Questi ultimi esercizi sono secondo me i piu' efficaci, li consiglio vivamente e soprattutto non costano nulla , a parte la buona volonta'... e mandano in pensione chiropratici e mafie fisioterapiche. E ora mettetevi le scarpe e andate sullo sterrato, altro modo per limitare i microtraumi, correte con una postura corretta toccando con la pianta il terreno e al termine molto stretching, per sciogliere la muscolatura: rimandiamo la bicicletta, esercizio aerobico antigravitazionale, il piu' in la' nel tempo possibile. A mai.
martedì 14 luglio 2015
Fuori dall'albagia del pettorale
Oggi sgroppata di 40 minuti, 35 gradi circa, dalle parti di Buccinasco, nelle campagne. Cerco di correre sempre sullo sterrato e all'ombra, con queste temperature. Quando decidero' di correre la Badwater marathon, che si svolge in California , 135 chilometri a temperature pazzesche, caldo torrido, si corre a 85 metri sotto il livello del mare, allora mi sottoporro' a queste temperature assurde. Per quando io soffra piu' il freddo del caldo. Quando c'e' una sudorazione cosi' intensa come oggi si corre il rischio di crampi o di contratture, per cui bisognerebbe idratarsi bene prima del training. Io avevo bevuto solo un te' caldo, devono essere le mie ascendenze arabe, che volete, non mi andava di bere roba fredda di prima mattina. Cosi a tre quarti dell'allenamento ho cominciato ad avvertire un'indurimento al polpaccio destro. In quel momento passavo in mezzo ad un parco a Buccinasco, cosi ho deciso di fermarmi e su una panchina ampia e piatta, nessuno in giro, sole a picco, all'ombra di alcuni alberi, mi sono messo a fare addominali e piegamenti sulle braccia. Poi qualche trazione ai rami degli alberi intorno. Mi sono sentito subito meglio e senza riprendere fiato, ho ripreso a correre, il dolore al polpaccio svanito, volatilizzato. Poi ho incontrato tre signore anziane ben equipaggiate che facevano camminata veloce e se la chiacchieravano alla grande e un signore piu' anziano di me, che per la sindrome di Peter Pan anziano non mi percepisco mai, che si infilava a passo lento nell'alberata del tratto finale. Mi ha ricordato quello che diceva un grande ultramaratoneta di cui non ricordo il nome e che aveva letto nella biografia di Karnazes: parti piano, poi rallenta.
Quando sono arrivato non mi restava che fare stretching. Una volta a casa , mentre mi spogliavo e lasciavo che il sudore mi uscisse da tutti i pori copioso, ho visto sul comodino il libro di Killian Jornet, un ultramaratoneta catalano. Ed ho pensato ad una sua frase letta di recente: non vince chi arriva per primo, ma chi gode maggiormente nel fare cio' che gli piace fare. Ed e' questo il segreto della corsa: correre comunque e sempre , con qualunque tempo, in qualunque luogo, adattandosi di volta in volta alle difficolta' del momento e gareggiare con se stessi, stancare la fatica in modo da riuscire a pensare oltre il pensiero, fuori dalle mafie delle federazioni, delle gare, delle competizioni, fuori dall'albagia del pettorale.
Quando sono arrivato non mi restava che fare stretching. Una volta a casa , mentre mi spogliavo e lasciavo che il sudore mi uscisse da tutti i pori copioso, ho visto sul comodino il libro di Killian Jornet, un ultramaratoneta catalano. Ed ho pensato ad una sua frase letta di recente: non vince chi arriva per primo, ma chi gode maggiormente nel fare cio' che gli piace fare. Ed e' questo il segreto della corsa: correre comunque e sempre , con qualunque tempo, in qualunque luogo, adattandosi di volta in volta alle difficolta' del momento e gareggiare con se stessi, stancare la fatica in modo da riuscire a pensare oltre il pensiero, fuori dalle mafie delle federazioni, delle gare, delle competizioni, fuori dall'albagia del pettorale.
domenica 5 luglio 2015
40 gradi 40 minuti
40 gradi e 40 minuti di running, fra Corsico e Buccinasco, lungo i Fontanili. Non avrei mai creduto di trovare altri pazzi come me che correvano , invece ne ho incontrati parecchi, certo erano anche le 18,30, ma lo ritengo un evento. Ho superato una ragazza sui trent'anni, canotta, tatuaggi di fiori, con lo smartphone in mano e le cuffiette e, affiancandola, le ho detto: " allora non sono io l'unico pazzo". Lei mi ha sorriso mezza terrorizzata e ha detto :"no". Poi sono corso verso il cimitero di Buccinasco. Il ministero della salute ha diramato un comunicato in cui invitava la gente a non esporsi alla calura, all'aria aperta, pena il collasso. Io sono sono andato a correre lo stesso, e come ho gia' detto, non ero il solo, al termine mi sentivo fresco, avevo quasi freddo, con tutti i liquidi che avevo perso e mi e' bastato reintegrarli con un paio di tazzone di acqua, limone , miele , on the rocks, per sentirmi ritemprato e rinato. E dire che avevo otto ore d lavoro sul groppone. E quando lavori, un lavoro di contatto con il pubblico, specialmente, come il mio, la muscolatura si irrigidisce a causa delle torsioni prodotte dallo stress e dalle tensioni. Quindi all'inizio dell'allenamento la falcata non e' che fosse fluida. Stamattina ho fatto una ricerca sul concetto di correre per sempre, su google , in italiano , ed ho trovato solo articoli riguardanti un ultramaratoneta americano molto conosciuto dai mass media, Dean Karnazes, di cui ho letto tra l'altro il libro autobiografico"ultramarathon man" e di un certo Albanesi, che ha scritto alcuni libri sulla corsa ed e 'un insegnante di quest'arte, nonostante tutto, cosi poco praticata. Un po' pochino, secondo me. Una volta credevo che correre servisse a migliorare la salute e lo credo ancora, ma l'allenamento oltre i limiti umani, confinante con una sorta di ascetismo prebuddhista, puo'persino metterti in pericolo di vita. Ma quando il piacere di fare qualcosa che ti da' piena soddisfazione psicofisica travalica il piacere di fare ogni altra cosa, devi mettere nel conto che diventa normale correre certi rischi. Solo sfidando i propri limiti, gli umani hanno ottenuto scoperte che hanno concesso a generazioni una vita migliore e piu' piena.
venerdì 3 luglio 2015
No fast food
Sono da poco tornato dopo i miei fatidici 40 minuti, caldo intenso , 38 gradi, nelle campagne dietro a dove abito, da qualche parte nell'ovest milanese, dove nessuno si immagina che ci sia natura. Invece attraverso campi di mais, canali irrigui, pieni di aironi cenerini, cornacchie , colombacci e albanelle, ci si puo' perdere nelle campagne all'infinito. Nel breve tratto urbano prima di entrare nella campagna, nessuno in strada, sole a picco, nemmeno bici o auto, nessuno a piedi. In questo senso e' stata un'esperienza estrema. Ascoltavo la radio e intessevo i miei pensieri, che la mente mi suggeriva da sola in uno strano ping pong biochimico con il cervello. Ho programmato dei video da girare, pensato di scrivere questo post, ricordato una storia d'amore passata, recensito un libro, tutto in 40 minuti, come se la corsa avesse un'altra percezione del tempo, come se flirtando con il pensiero battesse il tempo sul tempo.
Una volta da ragazzo pensavo che si potesse e dovesse mangiare qualsiasi cosa, qualsiasi schifezza che bastava aumentare il numero delle uscite di corsa per dimagrire e stare bene. Oggi so che forse serve a dimagrire ma non a stare bene. Per stare bene oltre a correre bisogna curare la propria alimentazione. Bill Clinton quando era presidente degli Usa,correva tutti i giorni un'ora e piu' , poi pero' mangiava al MacDonald. Il risultato e' stato che ad un certo punto gli hanno dovuto applicare dei bypass. Che il colesterolo dei fast food e' ostico persino per l'attivita' piu' bruciagrassi per eccellenza, per la corsa.
In questo periodo consiglio pasta fredda con pomodori, tonno ,capperi, a volte uova, un po' di prosciutto cotto, o insalate di riso con gli stessi ingredienti. Roba fresca che in frigo dura anche piu' di qualche giorno, nutriente e leggera. Il mio Gatorade personale e'costituito da acqua , spremuta di limone e miele.
Una volta da ragazzo pensavo che si potesse e dovesse mangiare qualsiasi cosa, qualsiasi schifezza che bastava aumentare il numero delle uscite di corsa per dimagrire e stare bene. Oggi so che forse serve a dimagrire ma non a stare bene. Per stare bene oltre a correre bisogna curare la propria alimentazione. Bill Clinton quando era presidente degli Usa,correva tutti i giorni un'ora e piu' , poi pero' mangiava al MacDonald. Il risultato e' stato che ad un certo punto gli hanno dovuto applicare dei bypass. Che il colesterolo dei fast food e' ostico persino per l'attivita' piu' bruciagrassi per eccellenza, per la corsa.
In questo periodo consiglio pasta fredda con pomodori, tonno ,capperi, a volte uova, un po' di prosciutto cotto, o insalate di riso con gli stessi ingredienti. Roba fresca che in frigo dura anche piu' di qualche giorno, nutriente e leggera. Il mio Gatorade personale e'costituito da acqua , spremuta di limone e miele.
Di corsa quando corri
Il titolo del blog suggerisce una filosofia di vita. Correre non vuol dire andare di fretta, fare le cose di fretta, ma scegliere una porzione della tua giornata ed esercitare la produzione di endorfine, di adrenalina, migliorare l'umore e al tempo stesso, attraverso la fatica, rilassarsi, schiarirsi le idee, ossigenare i tessuti cerebrali, meditare in movimento. Tenere la corsa in mente anche quando non corri, conservare quella reattivita' neuromuscolare in ogni aspetto della vita , serve ad affrontare l'esistenza senza stress, senza paura, senza limiti o consapevoli di avercene. Ho ripreso a correre dopo alcuni anni in cui mi ero convinto che a causa di un'ernia del disco non avrei piu'potuto farlo. Consultando alcuni forum sulla corsa ho letto alcune preziose informazioni scritte da gente come me, nelle stesse condizioni, che con esercizi posturali e potenziamento degli addominali, ha ripreso a correre con risultati strepitosi. Ho ripreso a correre nel marzo scorso e continuo a correre quasi tutti i giorni . Fino ad ora ho perso 12 chili, ho perso l'affanno che avevo, riesco a tagliarmi le unghie dei piedi, i pantaloni mi vanno larghi, penso meglio, sono piu'creativo, piu' reattivo, le mie prestazioni sessuali , se cosi vogliamo definirle, anche se non e' elegante, non sono mai state cosi buone. Quando corro nella mia seduta quotidiana spesso ascolto la radio, mi tiene la mente impegnata, apre un secondo canale di apprendimento, mentre altri canali controllano la reazione di tutti i miei organi allo stress e programmo il futuro, sogno, immagino, discuto con me stesso, vivo nel mio paradiso endorfinico. Alla fine e' come aver assunto cocaina senza i danni della sostanza ma solo trattenendone i benefici. Corro prevalentemente sullo sterrato. Quando non lavoro un'ora e piu', quando lavoro non corro meno di 40 minuti. Ho smesso di fumare, mangio meno e meglio, e' un processo che avviene in automatico, e' come se l'organismo ti chiedesse di assumere alcuni alimenti anziche' altri e di diminuirne le quantita'. I primi tempi, quando ho ripreso, dopo un po' mi si contraevano i polpacci, per l'acido lattico o se non mi idratavo bene prima di correre. Non mi piace portarmi da bere a presso, quella sensazione di acqua che ti balla in pancia e ne senti il rumore molesto. Sono piu' come un corridore marocchino della maratona de sables di cui non ricordo il nome, che beve solo alla fine della fatica. E non e' detto che sia sbagliato. A rigor di logica lo sarebbe, ma quando si ha a che fare con l'organismo umano qualsiasi previsione va a carte quarantotto. E questo e' il bello del corpo umano, e' un laboratorio biochimico. Le prime volte quando mi si indurivano i polpacci, non mi fermavo, il giorno dopo andavo in bicicletta. Ho tenuto in questo modo alta la soglia aerobica. Ora mentre scrivo mi prudono le gambe, e non vedo l'ora di uscire e andare a correre, anche se fuori ci sono 40 gradi. Ma il bello della corsa e' che spesso viene prima di ogni cosa, di tua madre, di tuo padre, della tua fidanzata, sicuramente prima del lavoro e persino prima degli esercizi di rinforzo degli addominali e dello stretching. Che comunque consiglio al termine di ogni allenamento. La corsa per me e' essenzialita', limitarsi al gesto del movimento e sospendere tutto il resto del mondo, persone , pensieri, problemi, vivere per qualche ora sospeso nel paradiso del retto pensare, del retto sognare, come si potrebbe dire parafrasando la terminologia buddhista. Che comunque ha molto a che fare, specialmente nella versione zen, con la corsa. Lo zen della corsa e' quell'irripetibile momento in cui ti stacchi da tutto e sei talmente autosufficiente a te stesso da sentirti un dio conservando la lucida umilta' di non considerati tale.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


